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sospeso dal servizio

Nel pc di casa migliaia di file pedopornografici, arrestato agente della polizia Locale

In foto: Rubavano le carte ai postini e i dati agli uffici, poi le spese di lusso
Rubavano le carte ai postini e i dati agli uffici, poi le spese di lusso
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura 2 min
Mar 20 Dic 2022 16:16 ~ ultimo agg. 6 Giu 09:56
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Un agente della polizia Locale di Rimini di 58 anni è stato arrestato venerdì dai colleghi della polizia Postale, con l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico, nell’ambito di una indagine della Dda di Bologna. Durante la perquisizione avvenuta all’interno della sua abitazione, i poliziotti hanno sequestrato pc, hard disk e cellulare dell’uomo. Nei dispositivi mobili sono stati rintracciati migliaia di foto e video pedopornografici. Almeno 200mila i file incriminati, ma potrebbero essere molti di più. Trovato anche un album di fotografie che ritraggono minori stampate e raccolte in formato cartaceo.

Gli inquirenti sono già al lavoro ma serviranno alcune settimane per visionare tutto il materiale sequestrato. A lui gli investigatori della Centrale operativa e della Sezione di sicurezza cibernetica sarebbero arrivati attraverso un’attenta attività di monitoraggio della Rete.

L’uomo, sposato con figli, assistito dall’avvocato Marco Tonti, dopo quattro giorni di detenzione nel carcere riminese dei Casetti, ha ottenuto gli arresti domiciliari con il divieto di utilizzare mezzi di comunicazione. Durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip del tribunale di Rimini, Vinicio Cantarini, l’agente avrebbe confermato di aver collezionato per anni materiale pedopornografico. Una sorta di perversione mai curata e tenuta nascosta fino a venerdì scorso, quando i poliziotti della Postale hanno suonato alla sua porta.

L’indagato, come da prassi, è stato sospeso automaticamente e obbligatoriamente dal servizio in quanto destinatario di una misura restrittiva. Qualora le accuse nei suoi confronti dovessero essere confermate in sede giudiziaria, scatterà il provvedimento più duro, cioè il licenziamento. Va precisato che il reato contestato sarebbe avvenuto in ambito privato e non nell’esercizio delle funzioni pubbliche. A tal proposito non sono state effettuate perquisizioni sul posto di lavoro poiché il computer utilizzato dal 58enne in ufficio sarebbe risultato sprovvisto di allaccio alla rete internet.

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