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Medici e volontariato: il resoconto del convegno AMMI

di Redazione   
Tempo di lettura 4 min
Lun 20 Ott 2003 15:44 ~ ultimo agg. 10 Mag 12:17
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Due miliardi di persone che vivono in estrema povertà (meno di 1 dollaro al giorno); i poveri estremi dell’Africa subsahariana passati negli ultimi 10 anni da 240 a 300milioni; 800milioni di persone che soffrono la fame, di cui 8,5milioni muoiono ogni anno (3,5milioni sono bambini); 170milioni di bambini sottonutriti contro i 300milioni di obesi nel mondo occidentale e 500mila persone che ogni anno muoiono per cause legate all’ipernutrizione.
47 anni di aspettativa media di vita nei paesi del terzo mondo contro i nostri 80; 1,7 milioni di persone che muoiono per mancanza di acqua, 500mila donne all’anno che muoiono di malattie legate alla gravidanza e al parto.
L’AIDS che uccide circa 20 milioni di persone all’anno, 13 milioni di bambini che hanno perso uno o entrambi i genitori; oltre 40 milioni di sieropositivi per il 90% nei paesi sottosviluppati, il 75% in Africa.
1 medico ogni 170 abitanti in Italia contro 1 ogni 8-10 mila abitanti in Africa.
Sono alcuni dati del rapporto annuale delle Nazioni Unite che Massimo Montesi, presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Rimini ha ricordato in occasione dell’apertura dell’anno sociale dell’AMMI, l’Associazione Mogli dei Medici della provincia di Rimini (presidente Carmen Spanedda).
Il convegno AMMI – svoltosi sabato scorso presso la sala convegni dell’Azienda USL di Rimini – è stata l’occasione per ascoltare tre testimonianze toccanti e coraggiose di medici impegnati nel volontariato umanitario.

Ferdinando Rossi, già primario di cardiologia dell’ospedale Infermi, presta da 5 anni la sua opera volontaria presso l’ambulatorio extra-CEE dell’AUSL di Rimini, in via Circonvallazione Occidentale.
L’ambulatorio, sorto inizialmente grazie ad un accordo fra l’AUSL e la Comunità Papa Giovanni XXIII, segue persone provenienti da ogni parte del mondo (paesi dell’est, africani, cinesi, ecc.).
Dopo una prima fase di paura e diffidenza, lo scorso anno 2002 sono state oltre 2700 le persone straniere che hanno ricevuto prestazioni presso l’ambulatorio.
Gli interventi più frequenti sono quelli propri della medicina di base, tuttavia in diverse occasioni si è intervenuti su patologie gravi e già molto avanzate.
Molti sono negli immigrati i problemi di natura psico-somatica: la paura di ammalarsi e di non poter raggiungere quel miglioramento di vita per sé e i propri familiari che li ha spinti a venire in Italia, e un contesto sociale e culturale molto diverso da quello che hanno lasciato nel Paese d’origine, sono alla base di uno stato d’animo di timori e di ansia.

Antonio Manzo, chirurgo-ostetrico presso l’Ospedale Ceccarini di Riccione, ha parlato di varie esperienze in situazioni di emergenza: dalla sua missione in Kurdistan, organizzata dalla CEE al termine della prima guerra del Golfo, a quella a Bucarest per approfondire e conoscere il problema dei Ragazzi di strada che vivono nelle fogne della città.
Come membro dell’Associazione riccionese Amici dell’Albania, che opera nella città di Saranda gemellata con Riccione, ha poi illustrato i progetti sviluppati dal ’92 ad oggi che hanno visto l’invio di attrezzature sanitarie, arredi, farmaci e presidi.
Oggi, terminata la fase di emergenza, l’Associazione promuove stage di formazione per i medici albanesi presso i nostri ospedali. Attualmente, un medico albanese frequenta l’U.O. di Pediatria (direttore prof. Vico Vecchi) all’Infermi di Rimini.
Ultima in ordine di tempo, la recentissima missione con la Croce Rossa Italiana, di cui è membro, a Baghdad presso l’Ospedale da campo attivato dalla CRI dove ha prestato la sua opera come chirurgo in un’équipe di pediatri, internisti e medici di pronto soccorso in condizioni di alta criticità e rischio.

Antonio Pesaresi con “Operazione Cuore”, coordina il gemellaggio con l’Ospedale “Luisa Guidotti” in Zimbabwe dove, dal 1963, lavora la sorella Marilena.
Grazie a questo progetto, numerosi cardiopatici africani sono stati gi operati in Italia, ospitati in famiglie riminesi che, con il loro grande atto di amore, hanno contribuito a salvare la vita di queste persone altrimenti destinate a morire prematuramente. Fondamentale, in Operazione Cuore, è il supporto della Caritas diocesana che cura tutti gli aspetti organizzativi e economico-finanziari del percorso di ciascun malato, dalla partenza fino al rientro in Africa.
Il progetto ha avuto importanti riconoscimenti, tanto che dall’agosto 2002, la Regione prevede Fondi specifici per questa iniziativa finalizzati a interventi di Cardiochirurgia, garantendo la copertura finanziaria dell’intervento chirurgico.
Inoltre, nel luglio scorso un’équipe cardiochirurgica dell’Università di Bologna si è recata in Zimbabwe per aiutare l’Ospedale di Harare ad attivare la cardiochirurgia in loco.

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