Maxitraffico di droga dalla Puglia passando per Rimini e Riccione: 30 arresti
L’ ”insospettabile” é Antonio Di Stasi, di 39 anni, di
Bari, titolare di alcuni negozi di abbigliamento a Bitritto
(Bari). Ed era proprio la sua attività commerciale ad averne
fatto un punto di riferimento per i fornitori di cocaina,
proveniente dalla città brasiliana di San Paolo. Uno dei suoi
capannoni, adibiti a punti vendita, veniva utilizzato – a quanto
emerso dalle indagini – come luogo di stoccaggio e smistamento
della sostanza stupefacente, che in gran parte veniva trasferita
da Bitritto verso altre città italiane, in particolare Rimini e Riccione, ma anche
Roma e Napoli, dove operavano altri trafficanti.
Come ha precisato il sostituto procuratore della
Repubblica di Bari Renato Nitti, che ha coordinato, in
collaborazione con il magistrato della Dda Eugenia Pontassuglia,
l’inchiesta compiuta dalla Squadra mobile del capoluogo
pugliese, Di Stasi poteva fornire false fatture per l’acquisto dello stupefacente.
La procedura era stata utilizzata anche per i 380
chilogrammi di cocaina sequestrati il 23 agosto del 2002 nel
porto di La Spezia, nascosti in un container che ufficialmente
trasportava magliette destinate a Di Stasi. In quell’occasione
furono arrestate due persone, Luigi Di Bisceglie, di Napoli, e
Michele Caricola, di Bari, anch’esse accusate di far parte
dell’associazione criminosa.
Oltre al commerciante – hanno accertato gli inquirenti – a
capo dell’ organizzazione erano anche Michele Pellegrino, di 31
anni, e Giovanni Capriati, di 24, tutti e due di Bari e
collegati con il clan di Savino Parisi, attivo soprattutto nel
quartiere Japigia.
L’inchiesta era stata avviata nella primavera del 2002 nel
corso di un’altra indagine su un traffico di automobili rubate
dalla Puglia al Montenegro. Gli inquirenti avevano captato
alcune intercettazioni telefoniche, dalle quali si intuivano
riferimenti a partite di droga provenienti dal Brasile. Alle
indagini hanno, inoltre, contribuito le dichiarazioni di due
collaboratori di giustizia.
L’accusa per tutti e 37 i destinatari dei provvedimenti –
emessi dal gip Maria Mitola – é di associazione per delinquere
finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.












