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PREZZI REGIONALI A CONFRONTO

Materiali edili, pioggia di rincari. E le opere pubbliche ne risentono

In foto: un cantiere
un cantiere
di Redazione   
Tempo di lettura 3 min
Lun 4 Mag 2026 14:43 ~ ultimo agg. 15:47
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Dall'era post-pandemica ad oggi, il settore delle opere pubbliche in Italia si trova a fare i conti con una spirale di aumenti dei prezzi dei materiali da costruzione che non accenna a rallentare. Un fenomeno che, aggravato prima dai contraccolpi della pandemia, poi dall'esplosione dei costi energetici e dalle tensioni geopolitiche internazionali, sta imponendo agli enti locali scelte difficili: rivedere i progetti, rinegoziare i contratti, riprogrammare i quadri economici e, in alcuni casi, rischiare il blocco dei cantieri.
 
I dati del confronto tra il prezzario regionale 2025 e quello 2026 raccontano con precisione la portata del fenomeno. Lo stabilizzato segna un rincaro di quasi il 10%, il calcestruzzo, materiale strutturale per eccellenza,  cresce dell'11,2%, passando da 222,68 a 247,69 euro al metro cubo. I cordoli stradali registrano l'incremento più significativo del listino: +22,5%, con il prezzo che sale da 22,71 a 27,83 euro al metro lineare. Anche l'usura stradale aumenta di oltre il 12%, mentre il binder supera il 6%. Questi non sono dati astratti: si tratta di voci che entrano direttamente nel computo metrico di ogni appalto pubblico, incidendo in modo concreto e immediato sulla sostenibilità economica dei lavori in corso.
 
A rendere ancora più complesso il quadro è la dinamica pluriennale degli aumenti. Prendendo come riferimento i lavori agli asili nido, è possibile ricostruire una traiettoria emblematica: tra il prezzario 2024 e quello 2025 si era già registrato un incremento medio del 10-15% su alcune lavorazioni specifiche, in particolare su materiali come legno e acciaio. A questo si è aggiunto un ulteriore rialzo dell'8-10% tra il 2025 e il 2026. Aumenti che si sommano e si compongono, rendendo i preventivi formulati anche solo due anni fa profondamente inadeguati rispetto ai costi attuali di mercato.
 
Per i comuni, questo significa trovarsi davanti a un bivio: autofinanziare i maggiori oneri attingendo alle somme accantonate per imprevisti, rivedere i ribassi d'asta o rimodulare le voci del quadro economico. Con la Legge di Bilancio 2026, la revisione prezzi è diventata strutturale, ma i fondi ministeriali non sono più accessibili con la stessa facilità del passato, scaricando sulle stazioni appaltanti il peso finanziario dei rincari. Nei casi più critici, in particolare per i cantieri appaltati prima del 2022,  i prezzi dei materiali risultano superiori del 30-40% rispetto a quelli posti a base di gara, con rischi concreti di interruzione dei lavori.
 
“Nonostante questo scenario - dichiara l’assessore ai lavori pubblici Mattia Morolli - l'amministrazione ha portato a termine opere significative, dalla nuova piscina al parcheggio di piazzale Marvelli,  dimostrando che con una gestione attenta e una programmazione flessibile è possibile non disperdere le risorse già assegnate né rinunciare agli investimenti sul territorio. La sfida, però, rimane aperta e si fa più pressante ad ogni aggiornamento dei prezziario: monitorare costantemente il mercato, introdurre clausole di revisione nei contratti, diversificare i fornitori e intercettare ogni opportunità di finanziamento europeo e nazionale sono oggi strumenti non più opzionali, ma indispensabili per garantire che le opere pubbliche programmate possano effettivamente essere realizzate.”
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