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Le incognite degli operatori di spiaggia. Ripa: perché noi sempre nel mirino

di Redazione   
Tempo di lettura 2 min
Sab 26 Gen 2013 16:03 ~ ultimo agg. 16 Mag 07:50
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Per gli operatori di spiaggia del comune di Rimini il futuro resta una grossa incognita. Buona parte dei servizi presenti sull’arenile sono stati smontati e non tutti, anche ottenute le autorizzazioni, si potranno riposizionare. A prevalere nel settore è l’amarezza. “I servizi della spiaggia di Rimini sono stati per decenni i giardini dei nostri alberghi – dice Clementino Ripa, presidente Bar e Ristoranti Spiaggia, associazione aderente alla Confesercenti – oggi si è voluto, con un colpo di mano, non consentire il mantenimento delle strutture. E si sarebbe potuto fare abbassando i prezzi della sanatoria.

In provincia il problema riguarda solo il comune di Rimini, dicono gli operatori che si sentono continuamente nel mirino in un periodo in cui invece bisognerebbe dialogare e lavorare insieme. Sul tema dell’ammontare dei canoni (che si riferiscono alla nuda proprietà) ricordano come a deciderli sia lo Stato e non gli operatori.
“Non capiamo perché ogni giorno – prosegue Ripa – veniamo indicati sulla stampa come persone che hanno qualcosa da nascondere o hanno fatto qualcosa di male. Noi pensiamo che quello che abbiamo fatto per anni, lo abbiamo fatto bene. E se oggi non si rinnova e perchè mancano regole certe.”
Regole condizionate dall’arrivo della direttiva Bolkestein che chiede l’evidenza pubblica per il rinnovo delle concessioni. La scadenza è al 2015, ed è stata approvata dal Parlamento una proroga di 5 anni dopo la bocciatura di quella 30ennale.
“In realtà la proroga di 30 anni avrebbe fatto una selezione naturale tra chi crede ancora in questo lavoro e chi non ci crede più – attacca Gianni Pulazza, vicepresidente dell’associazione Bar e Ristoranti di Spiaggia – questo avrebbe permesso di ottenere finanziamenti per rilanciare la nostra economia. Cinque anni non saranno sufficienti.”

Anche gli operatori però hanno ormai capito che non si può aggirare la norma europea.
“Il nostro futuro sarà nelle regole europee – ammette Pulazza – ed è per questo che chiediamo allo Stato italiano di comportarsi come hanno fatto altri Stati cioè difendendo le imprese economiche e le attività balneari. Abbiamo inventato una forma di turismo e chiediamo che venga tutelato e rispettato.”

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