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In tre anni quattordici vandalismi alla biblioteca di pietra. Pulini: sfregiata la memoria

In foto: la Biblioteca di pietra
la Biblioteca di pietra
di Simona Mulazzani   
Tempo di lettura 3 min
Mar 28 Nov 2017 14:37 ~ ultimo agg. 20 Mag 13:00
Tempo di lettura 3 min

Un monito e un appello a chi ha ripetutamente sfregiato la biblioteca di pietra dedicata alla memoria dei profughi istriani sul molo di levante. A farlo è l’assessore alle Arti del comune di Rimini Massimo Pulini. Ricorda come, dal febbraio 2014, quando le targhe sono state posizionate, sono state vandalizzate quattordici volte e si chiede quale sia la ratio di queste azioni. “Unica risposta è la mancanza di conoscenza. Spero non abbiate idea di cosa siano le vittime delle foibe“. “Affido le mie speranze all’ignoranza” dice con amarezza Pulini.  E conclude: “La Biblioteca di pietra è e resterà sempre lì, a ricordare a tutti ciò che è stato e ciò che non deve più essere“.

La lettera dell’assessore alle Arti Massimo Pulini

Egregio anonimo, egregi anonimi,

non so chi voi possiate essere né vi conosco. Posso giudicarvi però dal vostro comportamento. Da quando Rimini ha voluto e intitolato il suo molo di levante alla memoria dei profughi istriani, nel febbraio 2014, per 14 volte hai/avete divelto e rubato altrettante targhe commemorative fissate nella pietra, dedicate ognuna a 30 scrittori e uomini cultura di quelle terre di confine e ad una loro opera tra le più rappresentative. Un omaggio agli esuli istriani, fiumani, dalmati e alle vittime dei conflitti di confine e delle foibe, nato dall’estro dell’artista Vittorio D’Augusta e che è di pietra proprio perché è solida e di certo non teme neppure gli sgarbi per mano di chi evidentemente non conosce la storia.

Mi chiedo infatti perché facciate questo, qual è la ratio di un atto prima che vandalico, offensivo per la comunità in cui anche voi vivete. E la mia unica risposta, appunto, è la mancanza di conoscenza. A questo punto mi auguro non sappiate chi siano Zandel, Arpino, Magris, Tomizza, Sgorlon, Stuparich e gli altri nomi che sono incisi in questa speciale biblioteca e non ve ne faccio una colpa: molti degli autori purtroppo sono poco conosciuti a più, o perlomeno a coloro che non hanno un interesse particolare ad approfondire un particolare filone letterario. Leggendo però i nomi di Italo Svevo e Umbero Saba, di cui a scuola tutti hanno sentito parlare, un sussulto spero lo abbiate avuto. E voglio sperare che oltre alla letteratura non conosciate neanche la storia. Spero non abbiate idea di cosa sia successo al confine orientale, di cosa siano le ‘vittime delle foibe’, o l’esodo giuliano- dalmata. Affido le mie ‘speranze’ all’ignoranza, intesa letteralmente come mancanza di conoscenza, definendo quindi come stupido, incivile, pessimo, questo atto vandalico continuato che fate subire alla comunità. Perché se al contrario è un gesto consapevole, se avete anche vagamente un’idea di ciò che la biblioteca di pietra rappresenta, non si tratta di un atto stupido, ma vigliacco. E soprattutto inutile. Perché così sfregiate la memoria di chi ha vissuto quella tragedia, offendete l’intera comunità riminese, ma ogni ferita è stata e sarà sempre ripristinata e non sarà certo la vostra opera a impedirci di ricordare una storia di violenza, morte e dolore che per troppo tempo è stata nascosta o poco raccontata. La Biblioteca di pietra è resterà sempre lì, a ricordare a tutti ciò che è stato e ciò che non deve più essere.

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