I musei etnografici riminesi nella Guida regionale promossa dall’APT
Quando si parla di offerta turistica romagnola spesso ci si esprime in chilometri di costa, quantità di stanze alberghiere o superfici dei parchi di divertimento. Ma c’é anche un patrimonio culturale, quello raccolto dai Musei etnografici, più difficile da quantificare. Dei numeri ci sono: 71 musei in tutta la Regione, che su iniziativa dell’APT Servizi da oggi sono raccontati in un unico volume di 187 pagine, la “Guida ai musei etnografici dell’Emilia Romagna” (edizioni Diabasis). A curarlo, Sonia Migani, autrice anche delle foto a corredo. Un enorme patrimonio demoetnoantropologico, termine che comprende storia, tradizioni, stili di vita, antichi mestieri delle genti emiliano romagnole.
Il libro è diviso per province. Sono quattro i musei per quella di Rimini il Museo Etnografico di Valliano di Montescudo, il Museo della Regina di Cattolica, il Museo della Marineria di Viserbella e il Museo Etnografico di Santarcangelo, uno dei più importanti in Regione con le sue 14 sezioni dedicati alla civiltà rurale degli ultimi due secoli.
Ed è il direttore del MET di Santarcangelo, Mario Turci, a firmare la prefazione al volume. Tra gli altri, c’é anche il Museo Galleggiante della Marineria di Cesenatico, che proprio nel 2005 ha inaugurato la sezione a terra. Il volume, che propone anche mappe delle singole province e informazioni utili ai turisti, è in vendita nelle librerie a 15 euro.
La scheda della pubblicazione a cura dell’APT:
La pubblicazione fornisce descrizioni, informazioni e curiosità relative a 71 realtà museali.
Si tratta di strutture grandi e piccole situate in località d’indiscussa bellezza e fascino fra cui, solo per citarne alcune, Imola, Comacchio, Cesenatico, Sestola, Colorno, Bobbio, Brisighella, Boretto, Santarcangelo di Romagna.
Quasi sempre all’origine di questi musei vi sono iniziative spontanee di raccolta di manufatti che spesso hanno mobilitato gruppi di cittadini ed associazioni alla ricerca di testimonianze legate alla nostra società tradizionale. Attraverso il passare del tempo e una minuziosa raccolta di oggetti di vario genere, oggi queste strutture ci raccontano la storia, le tradizioni, gli stili di vita legati ai vari territori della regione.
In mostra oggetti in molti casi diversissimi fra loro a seconda del territorio di provenienza. E così per esempio, nel Museo della Civiltà Montanara di Sestola c’è, fra l’altro, una sala della neve e del ghiaccio con tanto di bob e slittini per il trasporto di foraggio, paglia e fieno. Spostandosi in un territorio come quello delle Valli di Comacchio c’è un museo etnografico che illustra gli aspetti legati alla vita e all’organizzazione del lavoro nelle valli. In altre località lambite dall’Adriatico spesso gli oggetti custoditi nelle sale dei musei etnografici ci raccontano storie legate alla pesca.
Fra i musei più importanti su cui si sofferma la guida quello degli Usi e dei Costumi della Gente di Romagna (Met) di Santarcangelo (Rimini) che nelle sue 14 sezioni espone oggetti che ci parlano dei lavori e attività della tradizionale civiltà rurale del periodo compreso tra la fine dell’Ottocento e il secondo dopoguerra; il Museo della Civiltà Contadina “Istituzione Villa Smeraldi” di Bentivoglio (Bologna) che ospita anche delle sezioni dedicate al ciclo della barbabietola, del miele e della canapa; il Museo Galleggiante della Marineria di Cesenatico (Forlì-Cesena) che nel 2005 ha inaugurato la sua sezione a terra e che ha sede in un moderno edificio antistante il porto canale; il Museo dell’Agricoltura e del Mondo Rurale di San Martino in Rio (Reggio Emilia). Fra i suoi pezzi più belli un carro del 1909 con bellissime decorazioni scaramantiche in ferro battuto raffiguranti tradizionali simboli di derivazione pagana: il gallo, il serpente, il melograno, le punte di ferro, l’albero della vita.
E il “viaggio” continua, pagina dopo pagina alla scoperta di musei di etnografia rurale, montana, della marineria, tematici e di quelli relativi alle tradizioni popolari fra cui il Museo del Maggio di Villa Minozzo (Reggio Emilia). Tante le curiosità. Le “chicche”. Fra i musei più particolari “Gli Orsanti” di Compiano. Documenta quel particolare fenomeno migratorio che interessò le popolazioni dell’Appennino parmense, presumibilmente già dal secolo XVIII e fino al primo dopoguerra. Spinti dalla necessità di sfuggire da condizioni di vita precarie molti abitanti dell’alta Valle del Taro e del Ceno si spingevano verso le regioni limitrofe svolgendo, il più delle volte, lavori stagionali tra i più umili. Tra di loro venditori ambulanti di inchiostro, di bottoni, di pomate miracolose. C’era chi cercava di sopravvivere raggirando la gente e fingendosi prete, santo, predicatore. Altri, per aggirare il divieto di accattonaggio chiedevano l’elemosina esibendo piccoli animali addestrati. Fra gli oggetti esposti nel museo, il carrettino per le scimmie, la scatola magica per i pianeti della fortuna e i costumi per i commedianti e le scimmiette.
La guida è di facile consultazione. E’ suddivisa per province e, ad introdurre ciascuna sezione, vi è una descrizione del territorio e una cartina geografica che permette di localizzare bene l’area. All’interno di un piccolo box i dati relativi al museo preso di volta in volta in esame con l’indicazione di indirizzo, tipologia, proprietà, sito internet e indirizzo e-mail. Si passa poi all’indicazione dell’orario di apertura, del costo del biglietto d’ingresso (se a pagamento), indicazioni specifiche sulle visite guidate (se ci sono, se sono comprese nel prezzo o sono su prenotazione), accessibilità o meno ai disabili, presenza all’interno della struttura di eventuali biblioteche o centri di documentazione, eventuali attività didattiche ed esposizioni temporanee. Alcuni simboli aggiuntivi indicano se la struttura è in un luogo d’interesse storico culturale, naturalistico o di villeggiatura.
Si passa quindi alla descrizione dei singoli musei. Si va dalle tematiche affrontate dalla struttura alla descrizione del percorso museale alle iniziative ed eventi a cui partecipa il museo per la promozione e la valorizzazione delle tradizioni del territorio. Non mancano nella guida spazi dedicati alle curiosità e agli approfondimenti. Ad arricchire la pubblicazione, le fotografie scattate dalla stessa curatrice del libro, Sonia Migani. Nelle ultime pagine una bibliografia essenziale e un elenco con gli indirizzi degli uffici di informazione e accoglienza turistica dell’Emilia Romagna.












