Food delivery: l'inchiesta per 'caporalato digitale' e la vita dei riders
Si può vivere con 600 euro al mese? Molti riders che lavorano circa 7/8 ore al giorno per grandi catene di food delivery, guadagnano queste cifre. A questo proposito la Procura di Milano ha emanato in data 25 febbraio un decreto di controllo giudiziario nei confronti di Deliveroo Italy S.r.l., con l’ipotesi di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro di circa 20 mila rider in Italia. Pochi giorni prima Il pm di Milano aveva disposto in via d’urgenza il controllo giudiziario per caporalato a Foodinho, la società di delivery del colosso spagnolo Glovo. Si stima che il 73% dei lavoratori percepisca cifre inferiori a 1.200 euro lordi al mese, una soglia considerata al di sotto della povertà. Nella maggioranza dei casi i riders sono persone “in stato di bisogno”, e per questo l’accusa nei confronti della società e dell’amministratore unico di Glovo Pierre Miquel Oscar è di caporalato. Così come per l'azienda Deliveroo Italy srl che in Italia registra un giro di affari da 240 milioni di euro. Al centro delle contestazioni c'è il funzionamento della piattaforma digitale che – secondo gli investigatori – gestirebbe la raccolta degli ordini, ma anche le assegnazioni, tempi di consegna, parametri di remunerazione. Di fatto i lavoratori che formalmente risultano autonomi sono inseriti in un’organizzazione aziendale che ne condiziona i tempi, i compensi e le modalità operative.












