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Il dolore di una comunità

Femminicidio a Coriano. Gli interventi di cordoglio e le riflessioni

In foto: La villetta dove si è consumato il femminicidio (Adriapress)
La villetta dove si è consumato il femminicidio (Adriapress)
di
Redazione
   
Tempo di lettura 11 min
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Un'intera comunità scossa per il femminicidio di Tania Sperindio, la 63enne uccisa dall'ex marito reo confesso. Il dolore, il cordoglio, la vicinanza ai figli e ai familiari si unisce a riflessioni che interrogano le istituzioni, il contesto sociale, le realtà che ogni giorno con il loro lavoro accompagnano le donne vittime di violenza.

 

Domenica Spinelli, senatrice FDI e vice sindaca di Coriano
 
Sarebbe stato un martello l'arma usata nell'omicidio nel Riminese della donna uccisa ieri sera a Mulazzano, frazione di Coriano. A chiamare i soccorsi è stato l'ex marito che l'avrebbe colpita a morte più volte per poi aspettare le forze dell'ordine seduto di fianco al cadavere. Non ci sono parole che possano colmare un dolore così profondo. Un femminicidio è un reato gravissimo e non mi stancherò mai di ripetere che ogni forma di violenza va contrastata e mai sottovalutata, anche, e soprattutto, quando avviene in famiglia”, è quanto dichiara la senatrice di Fratelli d’Italia, Domenica Spinelli dall’Aula del Senato nel suo intervento di fine seduta che aggiunge : “È importante costruire una cultura della prevenzione, del rispetto e della consapevolezza ed attivare percorsi di educazione affettiva. Questi temi sono centrali nel lavoro che stiamo portando avanti a livello nazionale: riconoscere emozioni, responsabilità e limiti, prevenendo situazioni di violenza e relazioni disfunzionali per costruire una cultura del rispetto. Come donna, come madre, come vicesindaco di Coriano e come parlamentare mi unisco al dolore dei figli della famiglia e dell’intera comunità di Coriano stravolta dal dolore. Il Parlamento in questi ultimi anni e da ultimo con l’istituzione del reato di femminicidio ha fatto il suo dovere ma evidentemente non basta. Occorre un cambio di passo culturale
 
Roberta Talacci, Segretaria PD Coriano

La tragica uccisione di una donna avvenuta ieri a Mulazzano di Coriano ci lascia profondamente sconvolti e addolorati. Di fronte a un fatto così grave, esprimiamo il nostro cordoglio e la nostra più sincera vicinanza ai familiari, ai figli e a tutte le persone colpite da questa immensa tragedia.
Mentre resta in capo alla magistratura e alle forze dell'ordine il compito di accertare con rigore ogni responsabilità e di ricostruire con precisione i fatti, sentiamo il dovere di ribadire con forza che la violenza contro le donne non è un fatto privato né un'emergenza episodica. Si tratta di un dramma culturale e sociale che richiede l'impegno quotidiano di tutte le istituzioni, politica, scuola, associazioni e dell'intera comunità.
Ogni femminicidio rappresenta una sconfitta per tutti. Per questo è necessario continuare a investire nella prevenzione, nel contrasto a ogni forma di discriminazione, nel sostegno concreto ai centri antiviolenza e alle reti di protezione per alimentare la cultura del rispetto ma soprattutto per
intercettare quel disagio nella speranza che possa non trasformarsi in tragedia. Come Partito Democratico di Coriano ci uniamo al dolore della comunità e rinnoviamo il nostro impegno affinché nessuna donna debba più temere per la propria vita. Il rispetto, la parità e la cultura della non violenza devono essere valori condivisi e difesi ogni giorno. Alla famiglia della vittima rivolgiamo il nostro cordoglio più sincero, nel rispetto del loro dolore e della loro riservatezza.

 

La Conferenza delle Donne Democratiche della Provincia di Rimini e la Conferenza delle Donne Democratiche dell'Emilia-Romagna esprimono profondo dolore e sgomento per la morte di Tania Sperindio. Mentre la magistratura è impegnata nell'accertamento delle responsabilità e della dinamica dei fatti, il nostro primo pensiero e il nostro cordoglio va ai familiari, agli amici e a tutte le persone che hanno voluto bene a Tania. Ancora una volta una donna perde la vita in un contesto riconducibile alla violenza di genere. È una realtà che continua a ripetersi con una frequenza inaccettabile e che impone a tutte le istituzioni, alla politica e alla società una riflessione profonda. Il femminicidio non è un fatto privato né il frutto di un raptus: è l'esito più estremo di una cultura del possesso e della disparità tra donne e uomini che ancora attraversa il nostro Paese.
La Portavoce regionale della Conferenza delle Donne Democratiche dell'Emilia-Romagna, Marcella Zappaterra, dichiara:
"Ogni donna uccisa rappresenta una sconfitta per l'intera comunità. Non possiamo limitarci all'indignazione ogni volta che una vita viene spezzata. È necessario investire con decisione sulla prevenzione, sull'educazione alle relazioni rispettose, sull'affettività e sul contrasto agli stereotipi di genere fin dalla scuola. Barbara Di Natale, Portavoce della Conferenza delle Donne Democratiche della Provincia di Rimini, aggiunge:
"Questa tragedia colpisce profondamente il nostro territorio e ci richiama tutti a una responsabilità collettiva. Le comunità locali devono diventare luoghi nei quali nessuna donna si senta sola. È fondamentale rafforzare la rete tra istituzioni, servizi sociali, scuole, centri antiviolenza, associazioni e forze dell'ordine, affinché ogni segnale venga riconosciuto e ogni richiesta di aiuto trovi una risposta tempestiva. La cultura del rispetto si costruisce ogni giorno e riguarda ciascuno
di noi. Come Donne Democratiche continueremo a promuovere iniziative di sensibilizzazione e proposte concrete perché il contrasto alla violenza di genere sia una priorità permanente"

Alice Parma, consigliera regionale PD
 
"Un femminicidio accanto a casa nostra, a Coriano. L’ennesimo che sconvolge la nostra comunità. Una storia di violenza radicata in tutto il nostro Paese che dimostra che oltre quello che già facciamo, dobbiamo fare di più. E credo che non si possa più sostenere il contrario, a nessun livello. Nessuna donna può morire di gelosia, possesso, violenza. Questa società dobbiamo cambiarla davvero e spetta a ognuno di noi. Bisogna continuare sempre a mettere in campo azioni di contrasto, sostegni ai centri antiviolenza e a batterci per una società dove le donne possano essere veramente libere e sicure. Senza voltarci mai dall'altra parte, senza minimizzare, provando a fare davvero la differenza. Un pensiero alle persone care a Tania Sperindio e a tutta la comunità di Coriano".
 
Le attiviste di Rompi il Silenzio APS
 
Un altro femminicidio, ieri, nella nostra terra. Un altra donna uccisa per ragioni in buona parte atrocemente note. Il controllo perduto, la scelta di chiudere un matrimonio, l'incapacità di amare del partner. Esiste, nel linguaggio giuridico, l'impotentia coeundi, ovvero l'impotenza sessuale. E questo è il mostro, il fantasma del maschio padrone: forse dovrebbe e dovremmo cominciare di più a preoccuparci dell' impotentia amandi, di questa incapacità di troppi uomini di amare una donna. Amare non significa possedere, controllare, dominare. Si possiedono e controllano le cose, non gli esseri umani. Si ama se si cerca di comprendere l'altra; si ama se la si rispetta, soprattutto nelle scelte per noi più dolorose. Si ama se si desidera il bene per l'altra. Tutto il resto è perversione del concetto di amore: anzi, è esattamente il suo contrario. Dobbiamo lottare per l'educazione sessuoaffettiva nelle scuole, per una nuova cultura affettiva nelle nostre comunità. La repressione, le leggi che aumentano le pene quasi ogni anno, sono certo utili ma non risolutive. Il femminicidio, tra le altre differenze sostanziali con l'omicidio, ha anche questa. Fin troppo spesso il femminicida prevede e accetta  l'eventualità del carcere, e infatti addirittura è lui stesso a chiamare le forze dell'ordine. A volte accetta e determina anche la sua stessa morte. Difficilmente quindi questa mattanza si fermerà solo agitando lo spauracchio del carcere. I meccanismi repressivi non possono da soli eliminare la violenza di genere, che è non un'emergenza ma la quotidianità di troppe donne anche quando non finisce con la morte. Occorre spendersi per prevenire, occorre lavorare per diffondere una cultura della relazione che indichi la direzione giusta, che definisca l'amore innanzitutto come rispetto, e il controllo per quello che è. Non amore, ma possesso. Non forza, ma insicurezza. Non coraggio, ma paura. E il primo atto di questo cambiamento non può che essere chiarire che il femminicidio è sostanzialmente diverso da un omicidio.il termine femminicidio non dice che una donna è stata uccisa: ti dice PERCHÉ è stata uccisa. È stata uccisa perché si è autodeterminata, ha scelto per sé, è sfuggita al controllo. E se non si comprende (o non si vuol comprendere) la ragione di un fenomeno, come ultimamente alcuni fanno, è molto difficile riuscire a  contrastarlo con efficacia.
 
Il senatore Marco Croatti e Gabriele Lanzi coordinatori regionali M5S, la coordinatrice provinciale pentastellata Maria Angela Bigoli e il Gruppo Territoriale M5S Rimini
 
"Il femminicidio avvenuto a Mulazzano di Coriano, dove una donna ha perso la vita per mano dell'ex marito, lascia sgomenti e profondamente addolorati.
Esprimiamo il nostro più sincero cordoglio ai figli, ai familiari e a tutte le persone che volevano bene a Tania. Di fronte a una tragedia come questa non possono esserci parole sufficienti per colmare il dolore che colpisce un'intera comunità.
Ogni femminicidio rappresenta una sconfitta per l'intera società. Non possiamo limitarci all'indignazione quando questi fatti accadono: è necessario rafforzare la prevenzione, investire nell'educazione al rispetto e all'affettività, sostenere con maggiori risorse i centri antiviolenza e garantire strumenti efficaci per intercettare tempestivamente le situazioni di rischio. Colpisce che, secondo quanto emerso finora, non vi fossero segnali evidenti che lasciassero
presagire un epilogo tanto drammatico. Questo dimostra quanto sia complesso il fenomeno della violenza di genere e quanto sia fondamentale costruire una rete capace di proteggere le donne anche nelle situazioni che possono apparire prive di elementi di allarme.
Confidiamo nel lavoro della magistratura e delle forze dell'ordine affinché venga fatta piena luce su quanto accaduto. Ma il nostro impegno deve andare oltre il momento del dolore: ogni istituzione ha il dovere di fare la propria parte affinché nessuna donna debba più perdere la vita per mano di chi diceva di amarla.
Alla famiglia di Tania e ai suoi cari va la nostra vicinanza più sentita in questo momento di immenso dolore".
 
Nicola Marcello, consigliere regionale FDI
 
"Faccio davvero fatica a trovare le parole. A Mulazzano di Coriano, qui nel nostro territorio, una donna è stata uccisa. Un’altra. E dietro quel numero che sentiamo
ripetere fin troppo spesso c’è una persona, Tania Sperindio, ci sono dei figli, c’è una famiglia che da ieri sera non sarà più la stessa. A loro va il mio cordoglio più
sincero. Ogni volta ci diciamo che non deve più accadere, e ogni volta ci ritroviamo qui a contare un’altra vittima – prosegue –. Non possiamo permetterci di abituarci. Nel momento in cui l’uccisione di una donna diventa quasi una notizia come le altre, come comunità abbiamo già perso qualcosa. Un passo importante lo Stato lo ha compiuto. Con la legge 181 del 2 dicembre 2025, voluta dal Governo Meloni e approvata all’unanimità dal Parlamento, l’Italia è il primo Paese in Europa a mettere il femminicidio nel codice penale come reato a sé, punito con l’ergastolo. Non è una formula giuridica: significa dire, nero su bianco, che chi uccide una donna in quanto donna risponde della pena più severa prevista dal nostro ordinamento. Sarei però ipocrita se mi fermassi qui. Le leggi
servono, ma intervengono dopo. Il lavoro vero si fa prima: nelle scuole, con l’educazione al rispetto; a fianco dei centri antiviolenza, da sostenere davvero e non
solo a parole; nelle reti che proteggono chi trova il coraggio di chiedere aiuto. È qui che anche la Regione deve fare la sua parte, al di là delle bandiere di partito. lla famiglia di Tania e a tutta la comunità di Coriano siamo vicini. E continuerò a battermi, in ogni sede, perché a queste donne garantiamo non solo giustizia quando ormai è tardi, ma protezione quando si è ancora in tempo. È l’unica cosa che può davvero salvare una vita"
 
 
 
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