Esami superati per tre pazienti grazie alla scuolina dell'oncoematologia
La diagnosi di malattia oncologica sembrava chiedere di mettere in sospeso tutti i progetti di vita ma, grazie alla scuola in ospedale, nata lo scorso anno nel reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’ospedale “Infermi” di Rimini tre giovani pazienti sono riusciti ad affrontare e superare gli esami di stato.
Lunedì 29 giugno, in particolare, con la prova orale si è concluso l’esame di maturità tecnica di uno degli adolescenti ricoverati. Solo pochissime settimane fa ha ricevuto una diagnosi oncologica, ma supportato dal personale e dai docenti dell’Istituto Tecnico “Belluzzi-da Vinci” di Rimini e dai membri della commissione, alcuni dei quali in presenza con lui, altri collegati online attraverso la tech board dell’aula ospedaliera, lo studente è riuscito a superare tutte e tre le prove previste dal Ministero all’interno del presidio ospedaliero. Nei giorni scorsi è svolto anche il primo esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione. Il ragazzino ha sostenuto le prove scritte in ospedale, affiancato dall’insegnante Maria Chiara Salvadori insieme alla professoressa Marina Barberini della scuola media “Andrea Canevaro” di Bertinoro, per poi completare con la prova orale al domicilio. Piccola chicca: è uscito con il voto di 10 e lode. La terza storia è di uno studente che a meno di 60 giorni da un trapianto e contro ogni previsione, è riuscito a varcare fisicamente le porte della sua scuola per sostenere l’esame di maturità insieme ai compagni.
"Mantenere il legame con la scuola - spiegano i professionisti che accompagnano i ragazzi - garantisce ai ragazzi pilastri fondamentali per la salute mentale durante la terapia, in particolare la continuità dell’identità, il senso del futuro e la condivisione sociale. E dal punto di vista psicologico permettere loro di poter sostenere un esame a ridosso di una diagnosi di tumore o di un trapianto ha un impatto emotivo molto profondo. Sostenere l’esame “insieme” ai propri compagni vuol dire andare oltre la malattia, permettersi di esistere come persona e come studente, quindi di mantenere integra la propria identità; vuol dire uscire dal ruolo di malato per tornare ad indossare gli abiti del ragazzo che vive la fatica della maturità come tutti i coetanei; vuol dire creare ricordi positivi, esperienze da raccontare e condividere: “L’ho fatto anche io, non sono rimasto indietro, il mio futuro procede al pari dei miei amici…”".
“Sono profondamente orgogliosa di questo traguardo – afferma Francesca Raggi, Direttrice del presidio ospedaliero - La Scuola in Ospedale rappresenta un modo concreto di prenderci cura dei ragazzi nella loro interezza, sostenendo la salute insieme ai loro progetti di vita. L'esame di maturità è un passaggio che ciascuno di noi ricorda per sempre: poter offrire ai nostri adolescenti la possibilità di viverlo, anche durante una malattia così impegnativa, significa restituire normalità, speranza e futuro. È un risultato che appartiene ai ragazzi, alle loro famiglie, ai professionisti sanitari e al mondo della scuola, che insieme hanno dimostrato quanto la cura possa andare oltre le terapie. Un continuo coordinamento, passo dopo passo, flessibili di fronte alle esigenze cliniche, ma fermi nell’obiettivo terapeutico ed educativo. Doverosi, quindi, da parte nostra i ringraziamenti agli insegnanti e alle dirigenze degli istituti scolastici frequentati dai ragazzi protagonisti di questo bel risultato”.
“Mentre uno dei ragazzi sosteneva le prove e in particolare mentre affrontava l’orale all’interno delle pareti dell’ospedale, c’era un’intera equipe che tratteneva il respiro e sosteneva l’esame con lui – sottolinea, con comprensibile emozione, Samanta Nucci, psicologa dell’Oncoematologia Pediatrica - Vedere i ragazzi tagliare traguardi così significativi ha una ricaduta immensa anche su tutti noi operatori. Spesso il nostro lavoro ci mette a confronto con il dolore, la fragilità e l’incertezza, ma assistere alla determinazione dei tre giovani pazienti, vedere la vita e il futuro che vanno oltre la paura, ricarica le nostre energie professionali e umane. Tutto ciò rafforza la convinzione che la scuola in ospedale è il luogo all’interno della struttura ospedaliera dove il sapere può far stare meglio. Del resto, compito della scuola è In-segnare, cioè lasciare un segno. Anche la malattia lascia inevitabilmente un segno, non sempre e solo fisico. E’ proprio da qui che nasce la collaborazione tra scuola e ospedale in una vera e propria alleanza terapeutica. Per tale ragione ci tengo a ringraziare in primis i ragazzi e il mondo della scuola che è stato un prezioso alleato”.
“Come dirigente dell'Ufficio scolastico territoriale - dichiara Giuseppe Foti, responsabile ambito territoriale di Forli-Cesena e Rimini - intendo ringraziare l'Istituto Comprensivo XX Settembre, titolare della sezione ospedaliera, i componenti delle commissioni di esame interessate, le scuole coinvolte e il personale in servizio all'Ufficio Scolastico, per essersi prodigati con impegno e sensibilità lungo l'intero anno scolastico. La sezione interna all'Ospedale Infermi, formalmente istituita per la scuola primaria, ha garantito la continuità didattica anche per gli alunni delle scuole dell'infanzia e delle scuole secondarie di primo e secondo grado, affiancandoli durante la malattia senza mai perdere di vista il loro percorso scolastico. Le sezioni ospedaliere e l'istruzione domiciliare rappresentano strumenti preziosi e complementari: consentono alla scuola di raggiungere l'alunno ovunque si trovi, trasformando la continuità didattica da principio astratto a pratica concreta. Il superamento degli esami all'interno del presidio ospedaliero costituisce la ricaduta concreta di quell'azione: un beneficio reale per i ragazzi e le loro famiglie, e più in generale un contributo misurabile al valore pubblico generato dall'istituzione scolastica nella comunità. Un risultato reso possibile dalla determinazione di tutti i soggetti coinvolti, che hanno sempre saputo tenere a mente il senso profondo di ciò che stavano costruendo, al di là dei singoli adempimenti”.










