Eolico offshore. Rimini: pronto progetto esecutivo e c'è variante migliorativa
Nonostante il freno arrivato dal ministro all'ambiente Pichetto Fratin che non più tardi della scorsa settimana ha spiegato che lo sviluppo dei progetti romagnoli per l'eolico offshore non sarà immediati per la necessità di rivedere il cosiddetto Fer2 tramite complesse trattative europee, le società che hanno sviluppato l'offshore in Adriatico e hanno superato la procedura di VIA non demordono. Se ne è parlato nella trasmissione di Icaro TV Fuori dall'Aula.
Nel tratto di mare davanti alla costa di Rimini insiste il progetto di Energia Wind 2020: 51 pale di circa 200 metri di altezza dal medio-mare posizionate tra le 12 miglia (22 km), il primo aerogeneratore, e le 21 (39 km) dalla costa capace di produrre 714 GWh/annui (il 50% del fabbisogno dell’intera provincia di Rimini).
Il direttore generale di Energia Wind, Gabriele Felappi, ha spiegato a Fuori dall'Aula che "il progetto esecutivo è pronto per essere presentato al MASE per ottenere la richiesta di autorizzazione unica". In questo momento la società attende l'interlocuzione col ministero che l'ha convocata sul tema delle aste. Per Felappi, il problema delle tariffe riguarda gli impianti eolici che usano la tecnologia flottante, più costosi, e non quelli a fondazioni fisse che utilizzano una tecnologia più consolidata. "Per noi - ha detto Felappi - le tariffe attuali sono idonee e non vediamo l'ora di partecipare all'asta per fare uno sconto". Nonostante la situazione di stallo, Energia Wind di dice tranquilla: "non è il primo progetto di queste dimensioni che realizziamo e sappiamo che ci vuole tempo. Ci sono sempre stop and go." Intanto la società ha completato tutte le analisi geofisiche sia a terra che in mare, scandagliando i fondali. "Le condizioni ci sono e il progetto è validissimo" ha aggiunto Felappi spiegando però che quasi sicuramente ci saranno modifiche. "Seguiremo pedissequamente la normativa e presenteremo il progetto originale ma ne abbiamo già uno migliorativo e andremo in variante dopo aver ottenuto l'autorizzazione unica". "Siamo confidenti - ha continuato - di poter andare ancora più al largo e ridurre il numero di turbine con un impatto decisamente inferiore. Anche se già ora è ai minimi termini". Capitolo tempistiche. "Per realizzare il progetto - ha precisato Felappi - ci vogliono meno di quattro anni dal rilascio dell'autorizzazione unica. La palla ora è in mano però all'ente competente. Visto che il progetto è relativamente semplice rispetto ad altri e già abbiamo avuto confronti con tutte le autorità e gli enti con cui ci sono interferenze, l'autorizzazione si potrebbe avere in meno di un anno". Nel frattempo sono lievitati i costi: l'investimento supera il miliardo ma si tratta di capitali, ha chiosato Felappi, "totalmente privati".
Negli studi di Icaro TV era presente il Ceo di Agnes, Alberto Bernabini. Il progetto presentato dalla società prevede la realizzazione del più grande hub di energia rinnovabile marina in Italia. Situato al largo della costa di Ravenna (ma si spinge fino al riminese), prevede due impianto eolici offshore e un impianto solare galleggiante. "Se non vengono fatte le aste - ha detto - diventa difficile realizzare questi progetti. Noi stiamo anche studiando la possibilità di farlo in assenza di aste ma è più complicato". La lunga attesa ha fatto lievitare i costi dagli 1,7 miliardi iniziali a oltre due, ma sono tanti anche i milioni già investiti: "questi impianti sono molto costosi anche in fase autorizzativa" ha chiosato. Bernabini si è mostrato critico su questa fase di stallo, anche alla luce degli obiettivi sulle rinnovabili da raggiungere entro il 2030. Il fotovoltaico cresce ma, ha detto, "non riesce a produrre d'inverno a differenza, ad esempio dell'eolico". Inoltre, ha aggiunto, "con l'offshore lo Stato non avrebbe spese per almeno 4/6 anni, il costo di costruzione è totalmente a carico di chi vince l'asta e il rimborso arriva dopo che l'energia è stata venduta. Non c'è quindi un motivo economico per rinviare - ha chiosato - c'è molto di ideologico". Ma neppure la svolta sul nucleare sarebbe economica, infatti oltre ai tempi necessari per ottenere risultati (almeno 10/15 anni) servirebbe un investimento di decine di miliardi. Bernabini ha poi rivendicato la scelta fatta di concentrare i progetti per l'eolico offshore in Adriatico. "I progetti presentati in Italia sono stati 133 e ad oggi quelli autorizzati appena 4 o 5, due di questi in Romagna, nell'unica area del Paese in cui si possono realizzare con le fondazioni in mare. Quasi tutti hanno scelto il sud Italia, dove c'è più vento, mentre noi abbiamo scommesso sulla possibilità di ottimizzare l'impianto in una situazione di basso vento ma con costi minori in termini di fondazioni". Cosa sta bloccando tutto. "Il Governo - ha spiegato il Ceo di Agnes - ha fissato un'unica tariffa, approvata da Bruxelles, sia per il flottante che per le fondazioni fisse e adesso il ministro dice che negli altri Stati ci sono invece tariffe diverse perché il flottante è più costoso". In questo modo però, secondo Bernabini, si cambiano le regole in corsa e soprattutto si finisce per "penalizzare chi è in grado di produrre a costi più bassi".











