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I DATI DI FONDAZIONE GIMBE

Cresce il numero dei pazienti che vengono a curarsi in Emilia-Romagna

di Redazione   
Tempo di lettura 2 min
Gio 5 Mar 2026 14:30 ~ ultimo agg. 14:40
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Secondo l’ultimo studio elaborato dalla Fondazione Gimbe di Bologna la mobilità sanitaria verso l'Emilia-Romagna è in crescita, raggiungendo livelli record. Stando ai dati raccolti sulla spesa sostenuta dal servizio sanitario per i pazienti che devono cambiare regione per curarsi o farsi una visita (dati relativi all'anno 2023), l’Emilia-Romagna ha crediti per aver ospitato pazienti per 850 milioni e debiti per pazienti in uscita di 285 milioni. La regione è dunque seconda solo alla Lombardia con un saldo quindi positivo di quasi 565 milioni. Gli ospedali di Rimini e Santarcangelo (distretto nord) registrano una percentuale di ricoveri di pazienti da fuori regione del 9,4% (1,55% dall’estero), una percentuale che arriva sino al 17,73% per il distretto sud. Riccione e Cattolica invece si attestano sullo 0,83% dall’estero. Su questi dati non influiscono le strutture private del territorio.
 
Il commento dell'assessore Kristian Gianfreda: "Questi numeri, letti insieme all’elevato tasso di fidelizzazione dei residenti verso i nosocomi dell’Ausl Romagna (90,6% nel 2024), restituiscono l’immagine di un servizio sanitario pubblico solido, affidabile e di qualità. Un patrimonio che non possiamo dare per scontato e che, al contrario, dobbiamo preservare e valorizzare, affrontando con determinazione le criticità e le complessità legate sia alla fase economico-sociale che il Paese sta attraversando, sia all’organizzazione di un sistema sanitario locale chiamato a uno sforzo sempre maggiore per garantire servizi adeguati, per quantità e qualità, alle esigenze di una platea di pazienti sempre più ampia, articolata e spesso vulnerabile. La strada intrapresa con l’area vasta prima e l’azienda unica poi è quella giusta e questi numeri lo confermano, così come è necessario continuare con il processo di concentrazione delle eccellenze mediche della nostra azienda. Resta però il tema della perequazione degli investimenti sanitari e dei servizi in un territorio così grande ed eterogeneo come il nostro, che rappresenta l’azienda sanitaria non metropolitana più grande d’Italia". 
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