Coppia si separa, poi l'accusa di violenza e maltrattamenti: 35enne assolto
Alla lettura della sentenza ha potuto finalmente tirare un sospiro di sollievo il 35enne di origini kosovare, cittadino italiano, rimasto per anni sotto processo per reati infamanti, che, se confermati, lo avrebbero visto finire in carcere. 10 anni di reclusione era stata la richiesta di condanna da parte del pubblico ministero. Assoluzione per insufficienza di prove, invece, la conclusione a cui era giunta la difesa. Al termine di un lungo dibattimento, il tribunale di Rimini, in composizione collegiale, presieduto dalla giudice Adriana Cosenza, ha assolto l'uomo sia dai maltrattamenti in famiglia aggravati sia dalla violenza sessuale.
La vicenda risale al 2020, quando la coppia - convivente a Rimini ma non sposata - si separa poco dopo la nascita del figlio. Il bambino, che all'epoca aveva due anni, viene affidato alla madre, una 38enne italiana, che nel frattempo si trasferisce a casa dei genitori. Nell'ottobre di quell'anno, stando alla ricostruzione degli inquirenti, l’uomo si sarebbe presentato sotto l’abitazione della famiglia di lei e tra i due sarebbe scoppiato un litigio molto acceso legato alle modalità delle visite al figlio, che aveva richiesto addirittura l'intervento delle forze dell'ordine, chiamate da alcuni passanti.
Poco dopo, la donna decide di sporgere denuncia e in quella sede, oltre al litigio avvenuto sotto casa, riferisce una serie di comportamenti, tenuti dal marito, che, a suo dire, avrebbero caratterizzato la loro relazione. Episodi di maltrattamenti fisici e umiliazioni per i quali il 35enne viene rinviato a giudizio. E' durante il processo, invece, che emergono anche le presunte violenze. La donna sostiene si essere stata obbligata dal compagno ad avere con lui rapporti sessuali contro la sua volontà. Una ricostruzione che, secondo la difesa, mancava dei necessari riscontri esterni. Il difensore dell'imputato, l'avvocato Luigi Tencati, ha spiegato come la coppia fosse sì molto litigiosa, ma ha invece negato con forza la presenza di elementi, oltre ogni ragionevole dubbio, indispensabili per sostenere che le contestazioni della donna fossero certe. Tesi evidentemente accolta dal Collegio, che entro 90 giorni dovrà depositare le motivazioni della doppia assoluzione.












