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L'Amministrazione risponde

Centro educativo di Sant’Ermete: il caso fa discutere a Santarcangelo

In foto: il Municipio di Santarcangelo
il Municipio di Santarcangelo
di Redazione   
Tempo di lettura 7 min
Mer 2 Feb 2022 11:17 ~ ultimo agg. 29 Mag 07:28
Tempo di lettura 7 min

A Santarcangelo tiene banco il caso del centro per l’infanzia di Sant’Ermete che ha ricevuto, tramite ordinanza dell’Amministrazione Comunale, il divieto di proseguire l’attività. Sulla questione ci sono state alcune interrogazioni in Consiglio Comunale, tra le quali quella di Domenico Samorani, alla quale l’Amministrazione Comunale ha risposto specificando che i controlli, che hanno riguardato la conformità dei titoli edilizi, hanno riscontrato elementi di non idoneità e potenziale pericolosità delle strutture. Alla specifica questione sollevata da Samorani sul diritto dei genitori ad esercitare percorsi di home-schooling, la risposta è che l’home schooling non significa trasferire il bambino in altra scuola (struttura che a sua volta dovrebbe rispondere ai necessari requisiti) ma toglierlo temporaneamente dal percorso scolastico garantendo in proprio l’obbligo di istruzione.  L’ordinanza lasciava alcuni giorni di tempo alle famiglie per cercare una soluzione alternativa per. Improprio – specifica l’Amministrazione Comunale – definire “scuola” un centro che si configura come servizio educativo.


L’interrogazione di Domenico Samorani (capogruppo Un bene in comune)

Prima di interrogare il sindaco su quanto riportato dalla stampa locale vorrei fare alcune premesse sui principi che regolano l’educazione scolastica.
E’ noto a tutti che la Costituzione prevede il diritto insindacabile di garantire ai genitori la libertà di educazione dei loro figli e allo stato i dovuti controlli sui percorsi scolastici e sulle norme di sicurezza.
Dalla risposta compatta dei gruppi consigliari ricevuta sempre a mezzo stampa si deduce che non esiste un problema legato alla tipologia del percorso educativo dei bambini che va sotto il nome di HOME-SCHOOLING. Infatti, è superfluo ribadire che ogni epoca ha i suoi bisogni provocati dai cambiamenti culturali che la storia porta con sé. A mo di esempio ricordo il bisogno di scolarità inascoltato che mosse Don Milani e che fece muovere i primi passi alla scuola di Barbiana.
Oggi, qui e altrove, a tema c’è la responsabilità ultima dei genitori nel garantire una educazione adeguata ai propri figli in un mondo multiculturale in crisi di identità.
Pertanto, occorre rispettare il bisogno di scolarizzazione avente come soggetto gruppi di famiglie che tracciano percorsi educativi domiciliari.

Chiedo

se questa amministrazione sia favorevole alla libertà di educazione delle famiglie.

Chiedo se questa amministrazione voglia guardare con favore ai nuovi percorsi educativi di cui le stesse famiglie si fanno protagoniste e responsabili nella forma dell’Home- Schooling.

Chiedo se la Direzione Didattica abbia espresso parere favorevole per quanto riguarda il programma scolastico In secondo luogo si legge che vi sarebbero state irregolarità acclarate come “abusi edilizi” . In particolare

Chiedo la validità o meno dell’autorizzazione temporanea rilasciata nell’estate del 2020 per quanto concerne l’utilizzo dei tendoni come aule e laboratori nel qual caso non si dovrebbe parlare di abuso edilizio

Chiedo se la stessa autorizzazione riguardasse il container ad uso ufficio

Chiedo se gazebo e container, essendo strutture rimovibili, siano da considerarsi “nuove costruzioni” e quindi prive di autorizzazioni
Chiedo chi abbia fatto denuncia in Procura per abuso edilizio

Dalla risposta dei gruppi consigliari a mezzo stampa emerge, però, una descrizione del problema secondo un altro ordine di grandezza, perché si denuncia l’INSICUREZZA di tutto l’impianto educativo e non solo strutturale in quanto vengono a mancare numerose norme di sicurezza da rispettare:
– Contratti di lavoro in regola
– Modelli educativi dichiarati
– Servizio di mensa idoneo
– Strutture idonee
– Rispetto delle regole sanitarie
Fatico a pensare che 140 bambini siano stati messi in pericolo dai loro genitori, perché se così fosse, allora, occorrerebbe anche interpellare i servizi sociali con conseguente sorveglianza famigliare. Possibile che tutti questi genitori non abbiano a cuore la vita dei loro figli tanto da fargli correre dei rischi? Possibile che tutti questi genitori che si fanno carico persino della scolarità dei loro figli per dare loro una
educazione consona ai loro principi esprimendo così una attenzione al loro futuro, abbiano messo in pericolo le loro vite?
Chiedo quali siano le reali mancanze dei genitori rispetto alle garanzie di sicurezza richieste dalla legge

Chiedo dopo aver verificato quanto sopra da me richiesto se sia possibile proporre alle famiglie eventuali correzioni da apportare al percorso educativo per favorire la fine dell’anno scolastico in corso.


La risposta dell’Amministrazione Comunale di Santarcangelo:

Dal punto di vista edilizio, sono attualmente in corso accertamenti su strutture segnalate al Comune dal gestore come opere temporanee, rispetto alle quali si sta verificando l’effettiva temporaneità e l’idoneità per l’esercizio di attività rivolte a bambini di età prescolare e scolare. Proprio la presenza di un numero elevato di minori – circa 140 – all’interno di queste strutture ha reso necessari i controlli, effettuati inizialmente dalla Polizia locale, per verificare sia i titoli edilizi che l’adeguatezza delle stesse ai requisiti previsti dalla normativa regionale in materia di servizi educativi.
Dai sopralluoghi effettuati insieme alla Commissione tecnica distrettuale e ad Ausl Romagna sono emersi elementi di possibile non idoneità e potenziale pericolosità delle strutture, motivo per il quale l’Amministrazione comunale ha intimato il divieto di prosecuzione dell’attività per la prima infanzia (1-3 anni) e del servizio di formazione/educazione all’aperto da 3 a 13 anni, entrambi esercitati senza alcuna richiesta di autorizzazione. L’ordinanza, in ogni caso, prevede un termine di 20 giorni (attualmente in scadenza) per dare la possibilità di presentare istanza di regolarizzazione e consentire alle famiglie associate di organizzarsi.
Il servizio educativo – impropriamente definito “scuola” da più parti – è presentato dai gestori come ispirato a principi quali l’educazione all’aperto, la promozione di discipline come inglese, musica, sport, arte e cura dell’orto, attività che in questo periodo storico sono molto richieste dalle famiglie e la cui validità non è oggetto dei provvedimenti adottati.
È bene precisare, tuttavia, che c’è una profonda differenza tra attività associative libere e servizi educativi per i quali sono previsti procedure di autorizzazione e controllo, come centri estivi, servizi per l’infanzia 0-3, scuole private, eccetera. Norme molto stringenti per garantire qualità educativa e sicurezza, in particolare negli ultimi anni di emergenza sanitaria, che hanno costretto le scuole di ogni ordine e grado, pubbliche e private, a mettere in atto misure stringenti e gravose.
Da notare, infine, che per la fascia d’età 6-13 anni è previsto l’obbligo di istruzione, quindi la frequenza quotidiana delle attività dell’associazione è possibile solo con la fuoriuscita dal sistema scolastico, pubblico o privato che sia, tramite l’opzione esercitata dai genitori per l’educazione parentale o “homeschooling”. In altre parole, al fine di garantire l’assolvimento dell’obbligo di istruzione, le famiglie possono scegliere di educare i propri figli a casa con le modalità che ritengono più opportune: senza questa opzione saremmo di fronte all’evasione dell’obbligo previsto dall’articolo 34 della Costituzione.
Adottare l’“homeschooling”, quindi, non significa trasferire lo studente in un’altra scuola, ma toglierlo dal percorso scolastico, all’interno del quale però viene mantenuto il posto e l’assegnazione alla classe per un possibile rientro successivo, subordinato a un esame di verifica della preparazione raggiunta. Anche se per l’educazione parentale è possibile lo svolgimento in forma associata, senza limiti numerici, è necessario che almeno i requisiti strutturali (sicurezza, antincendio, eccetera) siano regolamentati e verificati.
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Non possono esistere, in parallelo, un mondo in cui la sicurezza degli alunni viene – giustamente – al primo posto e uno in cui la si può rimandare a quando fa più comodo, non esercitando l’attività di controllo in capo all’Amministrazione comunale. Attività che, peraltro, gli uffici hanno svolto con equilibrio, attenzione e scrupolo, senza considerare che nel corso del tempo non erano mancate occasioni di interlocuzione tra l’Amministrazione stessa e i gestori del servizio.
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