Badanti e RSA: la pensione non basta. La sfida della non autosufficienza
Come può una famiglia sostenere economicamente la non autosufficienza? Una domanda a cui sarà necessario trovare risposta visto il trend che vede l’aspettativa di vita in costante aumento a fronte però di un potere d'acquisti al ribasso per stipendi e pensioni.
Mettendo a confronto i dati INPS e e quelli del Contratto Collettivo Nazionale del lavoro domestico, l’analisi dei Pensionati CISL Romagna evidenzia che una badante convivente qualificata (livello CS) costa oggi circa 1.585 euro al mese, 1.190 di retribuzione e la parte restante di contributi previdenziali, tredicesima, TFR, ferie e altri oneri contrattuali. Le pensioni medie nelle tre province romagnole risultano però significativamente più basse: 1.341,51 euro a Ravenna, 1.283,74 euro a Forlì-Cesena e addirittura 1.197,95 euro a Rimini. Questo significa che, prendendo ad esempio il riminese, la pensione copre solo il 76% (a Ravenna l'85 e a Forlì l'81). Per le famiglie questo si traduce in un esborso mensile aggiuntivo, sempre a Rimini, di 390 euro pari a oltre 4.600 euro l’anno, soltanto per garantire un’assistenza domiciliare regolare a un familiare non autosufficiente. Per non parlare poi di farmaci, visite specialistiche, ausili sanitari, trasporti e costi quotidiani della vita. E le cose diventano ancor più complicate quando l’assistenza domiciliare non è più sufficiente e ci si deve rivolgere ad una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) che può arrivare a costare circa 3.000 euro al mese, oltre il doppio della pensione media dei pensionati romagnoli.
Il Fondo regionale per la non autosufficienza, benché importante per l’integrazione delle rette delle RSA accreditate, non riesce più a rispondere pienamente all’aumento della domanda. E anche i posti disponibili nelle strutture residenziali risultano insufficienti rispetto al bisogno crescente con liste d’attesa che si allungano sempre più. Molte famiglie, evidenzia la Cisl, si trovano così costrette a prolungare l’assistenza a domicilio anche quando le condizioni del familiare richiederebbero un inserimento in struttura.
“Il problema - afferma Maria Antonietta Aloisi Segretaria generale dei Pensionati CISL Romagna - non riguarda il costo delle badanti, che riflette un lavoro sempre più complesso e qualificato nell’assistenza a persone con Alzheimer, Parkinson, demenze e altre patologie croniche. Si tratta di una professione fondamentale per il sistema di cura, che deve essere adeguatamente riconosciuta e tutelata. La criticità principale è che la crescita del bisogno di assistenza è molto più rapida della capacità economica delle famiglie e della risposta del sistema pubblico.”
A questo si aggiunge un cambiamento strutturale delle famiglie. Sempre più spesso si tratta di nuclei con un solo figlio o senza figli, con reti familiari sempre più fragili rispetto al passato. In molti casi un unico figlio deve occuparsi contemporaneamente dei genitori anziani, del lavoro e dei propri figli, spesso anche a distanza geografica. Questo rende sempre più difficile garantire un’assistenza familiare continuativa. In un numero crescente di situazioni, inoltre, non esistono familiari diretti in grado di farsi carico della cura.
“Nei prossimi anni quindi - sottolinea Aloisi - è destinato ad aumentare il ricorso a badanti, servizi domiciliari e strutture residenziali, mentre diminuirà la disponibilità di lavoratori nel settore dell’assistenza. Questo rischia di generare ulteriori pressioni sui costi e difficoltà crescenti nel reperimento di personale qualificato”.
Secondo la Segretaria Aloisi è quindi “fondamentale rafforzare il Fondo regionale per la non autosufficienza, aumentare la disponibilità di posti nelle RSA, sostenere economicamente le famiglie e valorizzare il lavoro di cura, anche attraverso percorsi di formazione e ricambio generazionale in una professione sempre più strategica.”
“Ma una persona anziana fragile non necessita di misure una tantum, bensì di una assistenza domiciliare ampliata rispetto a quanto fatto fino ad ora, una presa in carico vera e propria sia sociale che sanitaria, con un progetto di cura personalizzato, che aiuti nella vita di tutti i giorni, come per i pasti, farmaci, le pulizie ed anche attività di socializzazione a contrasto della solitudine, che colpisce purtroppo un numero sempre maggiore di anziani”.
La non autosufficienza rischia così di diventare uno dei principali fattori di disuguaglianza sociale dei prossimi anni.










