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Dal comitato Nazart

Aleppo, una città stanca che spera nella pace. Le testimonianze

In foto: Aleppo
Aleppo
di Redazione   
Tempo di lettura 6 min
Dom 11 Gen 2026 10:39 ~ ultimo agg. 11:08
Tempo di lettura 6 min

"Una città stanca che si aggrappa alla speranza". Con queste parole Padre Bahjat Karakac, parroco della comunità latina di Aleppo in Siria, definisce la situazione che si vive nella città che dal 6 gennaio è stata teatro di violenti scontri e ha visto sfollare migliaia di famiglie con la parziale interruzione dei servizi essenziali e "uno stato di paura e instabilità tra i civili, soprattutto bambini e anziani". Alle 9 del 10 gennaio è stato però annunciato il termine dell’operazione militare che ha portato all’espulsione dello SDF (un'alleanza militare multietnica, guidata dai curdi, alleata della coalizione internazionale nella lotta contro ISIS) dai quartieri di Aleppo. "Ma la situazione rimane fragile e incerta" spiega Padre Bahjat, in contatto col Comitato Nazarat che ogni 20 del mese di riunisce in piazza Tre Martiri a Rimini per pregare per i "perseguitati per a pace". "Dopo lunghi anni di sofferenza, è giunto il momento di vivere in pace, di proteggere la vita e la dignità dei civili e di garantire ai nostri figli la giusta speranza di un futuro sicuro e protetto - spiega Padre Bahjat -. Da una città che sanguina ma che ancora crede, vi affermo che la speranza è ferita, ma è viva".

Al comitato Nazarat è giunta anche la testimonianza di una giovane volontaria di Radio Mariam ad Aleppo. "Negli ultimi tre giorni abbiamo vissuto ore indescrivibili. I bombardamenti e gli attacchi aerei non si sono mai fermati" - racconta - "Oggi ho 24 anni - aggiunge -, ma durante questi bombardamenti mi sono sentita come se ne avessi di nuovo 10. Ho provato la stessa paura che mi stringeva il cuore quando ero bambina, quattordici anni fa. Sono bastati tre giorni per riaprire ferite che credevamo guarite". "Aleppo è stanca, e anche noi siamo stanchi - aggiunge -. Tutto ciò che desideriamo è vivere in pace. Vogliamo poter dormire senza chiederci se ci sveglieremo domani".

Le parole di Padre Bahjat Karakac, parroco della comunità latina di Aleppo in Siria

Pace e bene da Aleppo,
una città stanca che si aggrappa ancora alla speranza.
Dal 6 gennaio 2026, la città di Aleppo è stata teatro di violenti scontri in alcuni dei suoi quartieri settentrionali, in particolare Sheikh Maqsoud, Ashrafieh e Bani Zaid tra le forze governative e i combattenti dello SDF (Forze Democratiche Siriane: un'alleanza militare multietnica, guidata dai curdi, alleata della coalizione internazionale nella lotta contro ISIS. Attualmente controllano ampie zone della Siria nord-orientale). Ciò ha portato allo sfollamento di migliaia di famiglie, alla parziale interruzione dei servizi essenziali e a uno stato di paura e instabilità tra i civili, soprattutto bambini e anziani. Alle ore 9.00 del 10 gen. 26 è stato annunciato il termine dell’operazione militare che ha portato all’espulsione dello SDF dai quartieri di Aleppo, ma la situazione rimane fragile e incerta.
In mezzo a questa sofferenza, la Chiesa ha cercato di essere presente dove c'è dolore. La nostra Chiesa ha aperto le porte del Collegio di Terra Santa ad Aleppo per accogliere famiglie sfollate di ogni religione e provenienza, fornendo riparo, cibo, beni di prima necessità e assistenza umanitaria urgente, senza alcuna discriminazione. Poi, una volta ristabilizzata la situazione, si ricomincia per l’ennesima volta ad aiutare le famiglie a riparare i danni nelle loro case… 
Ieri, dopo il termine dell’operazione militare, le SDF hanno cominciato a inviare droni-bomba sulla città, ed hanno colpito alcuni edifici… poi la sera abbiamo letto la notizia che hanno fermato il rifornimento dell’acqua alla città, in quanto il terminale idrico è situato in una zona da loro occupata. Speriamo che ciò non duri molti, altrimenti ci sarebbe un disastro umanitario!
La popolazione di Aleppo è stremata dalla guerra, dallo spargimento di sangue, da ripetuti traumi e da crisi infinite. Dopo lunghi anni di sofferenza, è giunto il momento di vivere in pace, di proteggere la vita e la dignità dei civili e di garantire ai nostri figli la giusta speranza di un futuro sicuro e protetto.
Da una città che sanguina ma che ancora crede, vi affermo che la speranza è ferita, ma è viva.
Chiediamo al Signore di donare pace a questa terra, conforto a coloro che soffrono e coraggio a tutti coloro che scelgono l'amore anziché la paura.
Dalla Parrocchia di San Francesco d'Assisi, riaffermiamo che la Chiesa rimarrà una casa di speranza e uno spazio di preghiera e incontro per ogni persona nel dolore.
Chiediamo le vostre preghiere, la vostra solidarietà, il vostro sostegno e che la voce di Aleppo non venga dimenticata.
Con gratitudine e benedizione,
Padre Bahjat Karakach, OFM
Aleppo – Siria

La testimonianza di Maria Makokji, volontaria di Radio Mariam ad Aleppo

"Mi chiamo Maria Makokji, e sono volontaria di Radio Mariam ad Aleppo.
Vi parlo dalla mia città, Aleppo: una città in cui il dolore è diventato parte della nostra vita quotidiana.
Negli ultimi tre giorni abbiamo vissuto ore indescrivibili. I bombardamenti e gli attacchi aerei non si sono mai fermati. Le esplosioni hanno fatto tremare la terra sotto i nostri piedi. Ma, onestamente, il dolore più grande non è stato solo il rumore delle bombe: è stato quello che abbiamo sentito nel cuore.
Oggi ho 24 anni, ma durante questi bombardamenti mi sono sentita come se ne avessi di nuovo 10. Ho provato la stessa paura che mi stringeva il cuore quando ero bambina, quattordici anni fa. Sono bastati tre giorni per riaprire ferite che credevamo guarite, per far riaffiorare ricordi dolorosi dai quali abbiamo cercato di fuggire per tutta la vita.
La guerra che stiamo vivendo oggi non è solo una guerra di distruzione. È una guerra che mette a dura prova i nostri nervi, i nostri sogni, il nostro futuro. Mi spezza il cuore guardare i bambini, perché rivedo la mia infanzia riflessa nei loro occhi: la stessa paura, la stessa angoscia che portavo nel cuore.
Aleppo è stanca, e anche noi siamo stanchi. Tutto ciò che desideriamo è vivere in pace. Vogliamo poter dormire senza chiederci se ci sveglieremo domani.
Chiedo a tutti coloro che ascoltano Radio Maria di ricordare Aleppo nelle vostre preghiere. State con noi, siate la nostra voce, mentre cerchiamo di tornare a vivere con dignità e sicurezza.

 

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