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Calcio Promozione e Giovanile

Riccione Calcio 1926: il Presidente Carnevali incontra gli storici tifosi

In foto: Il presidente Roberto Carnevali insieme ai tifosi storici della Riccione Calcio 1926
Il presidente Roberto Carnevali insieme ai tifosi storici della Riccione Calcio 1926
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Icaro Sport
   
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Venerdì pomeriggio, allo stadio Nicoletti, il Presidente Roberto Carnevali ha incontrato un gruppo di storici tifosi del Riccione Calcio 1926 per condividere con loro la visione del club, illustrare il progetto societario e gli obiettivi che stanno guidando il percorso biancazzurro.

Non si è parlato soltanto di Prima Squadra e risultati sportivi, ma soprattutto di ciò che il club sta facendo oggi e di ciò che vuole diventare domani: settore giovanile, giovani, strutture, organizzazione, partnership, Impact Academy, sostenibilità, rapporto con il territorio e ambizioni future.

Un confronto aperto e molto partecipato, voluto dal Presidente per raccontare il progetto nella sua completezza, spiegare le scelte fatte in questi tre anni e ascoltare chi questi colori li segue e li vive da una vita.

Particolarmente emozionante è stato sentire i racconti di chi ha attraversato decenni di storia biancazzurra. Tra i presenti c’era anche chi ricordava personalmente l’inaugurazione del nuovo stadio del 26 settembre 1962, in occasione della partita contro l’Inter. Storia, ricordi, presente e futuro si sono così incontrati nello stesso luogo.

«Prima le fondamenta, poi il tetto»

Uno dei primi temi affrontati è stato il percorso compiuto dalla società negli ultimi tre anni. Carnevali ha spiegato: "Tre anni fa siamo partiti davvero da zero: non avevamo nemmeno un bambino tesserato. Da lì abbiamo iniziato a costruire tutto, passo dopo passo. Oggi siamo arrivati a quasi 400 ragazzi e intorno a loro abbiamo costruito una vera famiglia, composta da 18 squadre e oltre 30 persone nello staff tecnico, che ogni giorno lavorano per accompagnare la crescita dei nostri giovani. Per me questo rappresenta uno dei risultati più importanti raggiunti. Avremmo potuto concentrare molte più risorse esclusivamente sulla Prima Squadra e cercare risultati immediati. Abbiamo scelto un’altra strada: strutture, settore giovanile, organizzazione, competenze e persone. Io la vedo così: prima vengono le fondamenta, poi il tetto. Se vogliamo costruire qualcosa che duri, non possiamo invertire l’ordine".

La scelta di inserire tanti giovani in Prima Squadra

Uno dei temi affrontati durante l’incontro è stata anche la precisa scelta della società di inserire tanti giovani nell’organico della Prima Squadra, affiancandoli a giocatori più esperti. "È una scelta nella quale crediamo, pur essendo consapevoli delle possibili difficoltà. Inserire tanti giovani significa accettare che possano esserci errori, momenti complicati e magari qualche risultato che nel breve periodo non arriva. Ma se diciamo di credere nei giovani, dobbiamo avere il coraggio di farlo davvero. Non possiamo chiedere loro di crescere e poi cambiare strada alla prima difficoltà. Questi ragazzi hanno bisogno di giocare, di sbagliare, di assumersi responsabilità e soprattutto di sentire la fiducia della società e dello staff. Accanto a loro abbiamo voluto giocatori più esperti proprio perché possano accompagnarli in questo percorso.
Se vogliamo far crescere questi ragazzi dobbiamo crederci fino in fondo, sapendo che la crescita richiede tempo, pazienza e anche la capacità di accettare qualche errore".

La Prima Squadra: appartenenza prima di tutto

Sulla Prima Squadra, Carnevali ha ribadito il valore dell’identità e dell’appartenenza: "Alla Prima Squadra chiediamo di rappresentare la società e la città nel modo giusto. Voglio vedere sacrificio, senso di appartenenza, disponibilità verso il compagno e voglia di migliorarsi. Abbiamo scelto mister Danilo Gurini e il suo staff perché crediamo nelle loro qualità e nel modo in cui possono accompagnare questo gruppo. La Prima Squadra deve diventare sempre di più il punto di arrivo di un percorso che parte dal nostro settore giovanile".

La recente vittoria di Misano ha dato entusiasmo, ma per il Presidente il risultato conta fino a un certo punto. "Vincere fa piacere, naturalmente, ma quello che mi interessa ancora di più è vedere la determinazione con cui la squadra scende in campo, lo spirito, il sacrificio e la voglia di lottare su ogni pallone. Possiamo vincere o perdere una partita, ma non deve mai mancare l’atteggiamento. Quello che voglio vedere è un gruppo che si aiuta, che sa soffrire, che mette in campo
intensità e che comprende cosa significa indossare questa maglia. I risultati sono importanti, ma devono arrivare come conseguenza di tutto questo".

Settore giovanile: ora la sfida è la qualità

Il settore giovanile rappresenta uno dei pilastri del progetto. Carnevali ha voluto sottolineare anche il lavoro svolto in questi tre anni da chi ha accompagnato la crescita del vivaio. "Dopo la crescita importante di questi primi tre anni, adesso non dobbiamo fermarci ai numeri. La nostra sfida è continuare ad alzare la qualità. In questi tre anni Federico “Chicco” Berardi ha fatto un grandissimo lavoro nella costruzione e nella crescita dell’Attività di Base. Siamo partiti praticamente da zero e il percorso fatto è stato enorme. Credo sia giusto riconoscere il lavoro, la passione e l’impegno quotidiano che ha messo in questo progetto. Quest’anno abbiamo definito quella che considero la Fase 2 del nostro percorso. Con Mirco Papini vogliamo continuare ad alzare il livello dell’area tecnica, della metodologia e del lavoro sul campo. Roberto Agliuzza ha invece il compito di aiutarci a migliorare sempre di più la parte organizzativa del club, perché quando una società cresce nei numeri, nelle squadre, nelle attività e nelle persone deve crescere anche nella propria capacità di organizzare, coordinare e programmare. Vogliamo creare un metodo sempre più riconoscibile e coerente, che accompagni la crescita dei ragazzi e il lavoro di tutti gli staff. Il risultato più bello sarebbe vedere negli anni sempre più giovani cresciuti nel Riccione arrivare fino alla nostra Prima Squadra. È un percorso lungo, ma è quello che dà un senso vero a un club".

I dirigenti storici e le radici riccionesi

Durante il confronto, Carnevali ha voluto dedicare un passaggio particolare anche alle persone che rappresentano la storia e l’identità del calcio riccionese. "Tengo molto a dirlo: tutto quello che abbiamo costruito in questi anni non sarebbe stato possibile senza le persone. Abbiamo avuto la fortuna di avere al nostro fianco dirigenti storici riccionesi, persone che conoscono profondamente questa società, questa città e questi colori e che hanno una passione straordinaria per il Riccione. Sono persone che dedicano tempo, energie e disponibilità alla società spesso lontano dai riflettori. Per chi arriva con nuove idee, nuove competenze e nuovi progetti è fondamentale avere accanto persone che custodiscono la memoria del club, ne conoscono la storia e soprattutto ne comprendono fino in fondo il senso di appartenenza. Si può portare organizzazione, innovazione, esperienza e una nuova visione, ma non si può costruire una vera identità senza conoscere e rispettare ciò che c’era prima. Il loro contributo è stato ed è fondamentale. Senza la loro passione, senza la loro disponibilità e senza la loro presenza quotidiana, tutto questo non sarebbe stato possibile. Il Riccione deve crescere guardando avanti, ma senza perdere le proprie radici. Credo che proprio l’unione tra la passione di chi vive questi colori da tanti anni, nuove competenze, organizzazione e innovazione possa rappresentare una delle grandi forze del nostro progetto".

Le strutture come patrimonio del futuro

Ampio spazio è stato dedicato anche agli investimenti sulle strutture. Carnevali ha spiegato: "Su questo ho un pensiero molto chiaro: non si può costruire un progetto duraturo se mancano le strutture. Un club non è soltanto quello che le persone vedono per novanta minuti la domenica. Durante tutta la settimana ci sono ragazzi che si allenano, allenatori, dirigenti, famiglie e tante attività che fanno vivere quotidianamente il centro sportivo. Se vogliamo migliorare la qualità del lavoro, far crescere i ragazzi, attirare competenze, organizzare attività e costruire una società solida, dobbiamo mettere le persone nelle condizioni migliori per lavorare. Per questo abbiamo scelto di investire sulle strutture e continueremo a farlo.
Personalmente preferisco destinare risorse a impianti e spazi che vengono utilizzati ogni giorno da centinaia di ragazzi piuttosto che concentrare tutto esclusivamente sulla costruzione di una Prima Squadra più forte per una sola stagione. La Prima Squadra è importantissima, rappresenta il vertice del nostro progetto sportivo, ma deve poggiare su basi solide.
Una squadra può cambiare da una stagione all’altra. Le strutture, invece, restano nel tempo, aumentano la qualità del lavoro quotidiano e rappresentano un patrimonio per il futuro del club. Se vogliamo costruire un Riccione forte per tanti anni, dobbiamo partire anche da qui".

«Perché abbiamo scelto di impegnarci nel Riccione Calcio»

Durante l’incontro è emersa anche una delle domande che più spesso viene rivolta a Roberto Carnevali: cosa abbia spinto una famiglia da tanti anni protagonista nel calcio professionistico, e ancora oggi presente in quel mondo, a scegliere di investire tempo, esperienza e passione in una realtà dilettantistica come il Riccione Calcio. Il Presidente ha sorriso: "È una domanda che mi fanno spesso e credo sia anche comprensibile. La nostra famiglia vive il mondo del calcio da tanti anni. Abbiamo maturato esperienze importanti nel calcio professionistico e ancora oggi ne facciamo parte.
Proprio per questo qualcuno si chiede perché abbiamo scelto di impegnarci così tanto in una realtà dilettantistica come il Riccione. La risposta parte da tre anni fa. Questo progetto è nato anche grazie alla spinta del Sassuolo Calcio, che aveva intravisto nel Riccione grandi opportunità e le condizioni per poter costruire un percorso interessante. Ma per me Riccione non è certo una città scoperta tre anni fa. La frequento da quando sono nato e da 29 anni vivo in Romagna. Mio padre, che oggi ha 97 anni e vive a Riccione, ha iniziato a frequentare questa città quando aveva 18 anni insieme a mia mamma. Da allora, nella nostra famiglia, Riccione è sempre stata molto più di una località: è diventata un luogo del cuore, capace di creare nel tempo un legame profondo che i miei genitori hanno trasmesso anche a noi figli. Per questo, quando si è presentata l’opportunità di impegnarci nel Riccione Calcio, non abbiamo visto soltanto un progetto sportivo interessante.

C’era anche qualcosa di personale e familiare. Da lì abbiamo iniziato a guardare con ancora più attenzione questa società e soprattutto a immaginare quello che avrebbe potuto diventare. Ci siamo trovati davanti a una situazione particolare: da una parte c’era tantissimo da costruire, dall’altra vedevamo potenzialità enormi. C’era una città conosciuta in tutta Italia e anche all’estero, una storia calcistica importante, uno stadio come il Nicoletti, un territorio straordinario e la possibilità di costruire praticamente da zero un progetto con una propria identità. E proprio questa possibilità ci ha affascinato. Non siamo arrivati qui pensando soltanto a quale categoria potesse raggiungere la Prima Squadra. Abbiamo visto l’opportunità di costruire un club: settore giovanile, strutture, organizzazione, competenze, relazioni, sostenibilità, formazione e naturalmente ambizione sportiva. Io credo profondamente nelle potenzialità di questa città. Riccione ha un nome fortissimo. È conosciuta per il turismo, per gli eventi, per l’accoglienza e per la capacità di attrarre persone.

Oggi lo sport rappresenta già una straordinaria opportunità per Riccione e genera un indotto molto importante. Durante l’anno migliaia di ragazzi, famiglie, società sportive e accompagnatori arrivano in città per tornei, manifestazioni, gare ed eventi. Credo che questa sia una ricchezza enorme e spero che anche l’Amministrazione possa valorizzare sempre di più questa opportunità, perché sport, turismo e territorio possono crescere insieme e diventare ancora di più uno dei grandi motori della città. Anche il Riccione Calcio vuole fare la propria parte all’interno di questo sistema, contribuendo a creare occasioni capaci di portare persone, relazioni e valore sul territorio. Ma in questi tre anni è nato anche qualcosa che va oltre il progetto. È cresciuto un legame ancora più forte con Riccione e con le persone che vivono quotidianamente questa società. Personalmente, dopo tanti anni trascorsi nel mondo dello sport professionistico, mi è capitato qui di provare emozioni che il calcio professionistico, per quanto straordinario, a volte non riesce a dare. Una mamma che viene a ringraziarti per quello che hai fatto per suo figlio è qualcosa che ti resta dentro. Ti fa capire che il valore di quello che stai costruendo non si misura soltanto nei risultati, nelle categorie o nelle vittorie.

Quando arrivi al campo e vedi tanti bambini e ragazzi con la maglia del Riccione, incontri le famiglie, gli allenatori, i dirigenti e tutte le persone che ogni giorno dedicano tempo ed energie alla società, capisci che le decisioni che prendi non riguardano soltanto una squadra, una partita o una classifica. Riguardano una comunità. Ed è questo che dà un significato diverso al nostro impegno. La nostra famiglia ha sempre dato grande valore alla serietà, alla correttezza e al rispetto degli impegni presi. Per me la credibilità si costruisce nel tempo, attraverso i comportamenti, la coerenza e il rispetto delle persone. Oggi sentiamo una responsabilità ancora maggiore verso questo progetto e verso Riccione. Abbiamo scelto di investire nel Riccione Calcio perché crediamo che ci siano tutte le condizioni per costruire qualcosa di importante per il club e per la città. E forse proprio questa è la sfida più bella: utilizzare l’esperienza maturata nel calcio professionistico per provare a costruire, con umiltà e passo dopo passo, un modello che abbia un’identità propria. L’identità del Riccione".

Una stagione speciale: il Centenario 1926–2026

Un significato particolare assume poi questa stagione, quella dei cento anni del club. "Questa è una stagione che ha un significato particolare per tutti noi, perché il Riccione Calcio celebra cento anni di storia: 1926–2026. Il Centenario non deve essere soltanto una ricorrenza da celebrare, ma un’occasione per ricordare da dove veniamo e, allo stesso tempo, per guardare con ancora maggiore responsabilità a ciò che vogliamo costruire. Ci sono generazioni di tifosi, giocatori, dirigenti e famiglie che hanno fatto parte di questa storia. Noi abbiamo il compito di rispettarla, valorizzarla e provare ad aggiungere un nuovo capitolo. Per questo credo che il modo migliore per celebrare i cento anni del Riccione sia costruire oggi le basi dei prossimi cento".

Il rapporto con il Sassuolo e Generazione S

Tra i temi illustrati ai tifosi anche la partnership con il Sassuolo attraverso Generazione S. "Per noi questa collaborazione ha un valore importante perché ci permette di confrontarci con una realtà professionistica che negli anni ha costruito un modello riconosciuto per organizzazione, programmazione e settore giovanile. Significa confronto sulle metodologie, crescita degli allenatori, opportunità per i ragazzi e possibilità di migliorare come società. Non dobbiamo copiare nessuno. Dobbiamo imparare dalle migliori esperienze e poi costruire un modello che abbia una propria identità: l’identità del Riccione".

Portare un metodo professionistico nel dilettantismo

Carnevali ha poi spiegato cosa significhi, nella sua visione, trasferire alcune logiche del professionismo all’interno di un club dilettantistico. "Quando parlo di portare un metodo professionistico nel dilettantismo non intendo comportarci come se fossimo in Serie A. Significa avere un metodo. Programmazione, ruoli chiari, competenze, utilizzo dei dati, attenzione alla performance, comunicazione, rapporto con le famiglie e capacità di misurare quello che facciamo. Dopo tanti anni vissuti nel mondo dello sport professionistico, spero che anche la mia esperienza possa portare qualcosa di utile e interessante al Riccione, soprattutto nel modo di organizzare il club, programmare e costruire relazioni. Naturalmente ogni realtà ha le proprie caratteristiche e non si tratta di copiare modelli, ma di trasferire ciò che può essere davvero utile e adattarlo alla nostra dimensione. La categoria nella quale giochiamo non può diventare una giustificazione per lavorare in
maniera approssimativa. Credo che anche nel dilettantismo si possa costruire un’organizzazione moderna, competente e professionale".

A breve prenderà il via Impact Academy

Durante l’incontro è stato presentato anche uno dei prossimi progetti del club: Impact Academy. "È un progetto al quale tengo particolarmente. Vogliamo trasformare il Riccione anche in un luogo di conoscenza e sviluppo di competenze. Lavoreremo su diversi ambiti: metodologia e sviluppo tecnico, performance e preparazione atletica, alimentazione, psicologia sportiva e benessere, organizzazione e management, sostenibilità, innovazione, utilizzo dei dati e nuove tecnologie applicate allo sport. L’Academy sarà naturalmente rivolta ai nostri ragazzi, agli allenatori, alle famiglie e ai dirigenti, ma non resterà chiusa all’interno del Riccione Calcio. Vogliamo creare percorsi aperti anche all’esterno: professionisti, operatori, società sportive, dirigenti e persone che desiderano acquisire o migliorare competenze per lavorare nel mondo dello sport. Abbiamo spazi che ci permettono di sviluppare questo progetto e vogliamo progressivamente fare del Riccione un laboratorio di competenze e buone pratiche. L’obiettivo è fare del Riccione non soltanto un luogo nel quale si pratica calcio, ma anche un punto di riferimento per chi vuole crescere professionalmente. Credo molto in un principio: un club moderno non deve soltanto allenare calciatori. Deve formare persone, produrre conoscenza e creare cultura sportiva".

Il primo club calcistico italiano Società Benefit

Un altro elemento distintivo illustrato durante il confronto è stato il percorso sulla sostenibilità. "Il Riccione Calcio è stato il primo club calcistico in Italia a diventare Società Benefit. Per noi non deve essere semplicemente un’etichetta da comunicare. Essere Società Benefit significa assumersi responsabilità e impegni concreti. A questo abbiamo affiancato la certificazione ISO 20121 e la volontà di rendicontare e misurare il nostro impatto sociale e ambientale. Ogni giorno abbiamo la possibilità di entrare in relazione con tante famiglie e giovani. Possiamo trasmettere rispetto, attenzione all’ambiente, inclusione, corretti stili di vita e responsabilità. Ma soprattutto dobbiamo imparare sempre di più a misurare ciò che facciamo e il valore che siamo capaci di generare per le persone e per la comunità. Credo che questa sia una parte fondamentale del ruolo sociale che oggi deve avere una società sportiva. Il calcio del futuro dovrà dimostrare non soltanto quanti punti conquista in classifica, ma anche quale valore è capace di generare".

Crescere non significa soltanto salire di categoria

Nel corso dell’incontro si è parlato naturalmente anche delle ambizioni sportive. "Vogliamo crescere sportivamente e non abbiamo mai nascosto le nostre ambizioni. Voglio vedere il Riccione arrivare il più in alto possibile. Ma una promozione senza una società solida alle spalle rischia di diventare soltanto un risultato momentaneo. Vorrei che tra qualche anno potessimo guardarci indietro e dire di avere costruito un club più forte: strutture migliori, persone preparate, organizzazione, competenze, sostenibilità, rapporti con il territorio e, insieme a tutto questo, risultati sportivi. Per questo diciamo che non vogliamo costruire una squadra forte per una stagione: vogliamo costruire un club forte per tanti anni".

Un club che deve appartenere sempre di più alla città

Sul rapporto con Riccione, Carnevali ha ribadito un concetto centrale del progetto: "Il rapporto con la città è decisivo. Il Riccione non può vivere chiuso dentro un centro sportivo. Deve dialogare con le istituzioni, con le scuole, con le associazioni, con le altre realtà sportive e calcistiche, con gli imprenditori, con le aziende e soprattutto con le famiglie. Dobbiamo creare sempre più relazioni e collaborazioni. Il Riccione Calcio non deve essere un’isola. Deve diventare sempre di più una piattaforma capace di mettere insieme persone, competenze, eventi e opportunità. Una società diventa veramente forte quando il territorio comincia a riconoscersi nel suo progetto. Mi piacerebbe che sempre più persone potessero dire: “Questo è il nostro Riccione"".

Lo stadio: la casa del Riccione

Anche il futuro dello stadio Nicoletti è stato al centro del confronto. "Per costruire un’identità forte una società deve avere una casa. Lo stadio e il centro sportivo sono già la casa del Riccione e rappresentano il cuore del nostro progetto.
Il nostro obiettivo è renderli sempre più vivi durante tutta la settimana. Vogliamo che siano luoghi di incontro, attività per i ragazzi e per le famiglie, iniziative con gli sponsor e momenti capaci di avvicinare sempre più persone alla società. Avere una casa significa creare appartenenza. Vogliamo che chi entra al Nicoletti possa sentire di essere parte del Riccione".

La voce di mister Gurini

Nel corso dell’incontro è intervenuto anche mister Danilo Gurini, che ha testimoniato la bellezza e la soddisfazione di guidare un gruppo che sente fortemente il valore della maglia. Il tecnico ha sottolineato lo spirito del gruppo, la disponibilità dei ragazzi e la volontà di rappresentare al meglio i colori biancazzurri. Un concetto perfettamente in linea con la visione della società: costruire una squadra che non giochi soltanto per il risultato, ma che comprenda il significato della maglia che indossa e il club che rappresenta.

Domenica arriva il Diegaro

Nel finale del confronto non è mancato uno sguardo alla prossima gara casalinga. Carnevali ha concluso: "Ci aspetta una partita difficile, come lo saranno tutte. Dobbiamo avere grande rispetto del Diegaro e affrontare la gara con umiltà, concentrazione e determinazione. Dopo Misano dobbiamo cercare continuità, ma senza pensare di avere già fatto qualcosa. Mi piacerebbe soprattutto vedere il Nicoletti sempre più partecipato. I nostri ragazzi devono sentire di giocare in casa e avere alle proprie spalle una società, un settore giovanile, i tifosi e una città che li sostengono".

Storia, presente e futuro

È stato un bellissimo incontro, reso ancora più significativo dalle testimonianze di chi ha vissuto personalmente tanti momenti della storia del Riccione Calcio. Ascoltare i ricordi di tifosi presenti già all’inaugurazione dello stadio nel 1962 ha ricordato a tutti quanto profondo sia il legame tra il club, i suoi colori e la città. Un patrimonio che deve essere rispettato e custodito, ma anche trasmesso alle nuove generazioni.

Il pomeriggio si è concluso con la foto di gruppo insieme agli storici tifosi, al Presidente Roberto Carnevali e a mister Danilo Gurini: un’immagine che racchiude idealmente la storia, il presente e il futuro del Riccione Calcio.

Le parole finali del Presidente hanno sintetizzato il senso dell’incontro: "Abbiamo una casa, abbiamo un progetto e sappiamo dove vogliamo andare. Non vogliamo costruire una squadra forte per una stagione. Vogliamo costruire un Riccione forte, moderno e sostenibile per tanti anni. Più di un Club. Un progetto per il futuro".

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