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Paolo Carasso a 360° sul momento di RBR e le scelte di mercato

In foto: Un momento della puntata
Un momento della puntata
di Roberto Bonfantini   
Tempo di lettura 14 min
Mer 5 Mar 2025 01:11 ~ ultimo agg. 14 Lug 03:45
Tempo di lettura 14 min

L’amministratore delegato di Rinascita Basket Rimini, Paolo Carasso, ospite martedì sera della trasmissione di Icaro TV “Calcio.Basket”, ha affrontato a 360° il momento delicato della società, parlando anche delle scelte fatte finora e dei progetti per l’immediato futuro.

Iniziamo dalla brutta sconfitta patita domenica da RBR al Flaminio con Orzinuovi.
“La partita di domenica è una partita difficile da commentare – attacca Carasso -. Purtroppo nello sport possono capitare delle giornate nere: abbiamo fatto veramente una brutta figura e siamo chiaramente tutti amareggiati. Quando succedono debacle di quel tipo non è colpa di una persona, di un giocatore che ha giocato male o dello staff. I ragazzi sono partiti sicuramente con la voglia di far bene, poi si sono trovati di fronte, sia dal punto di vista fisico, tecnico e anche tattico, di preparazione della partita, una squadra veramente tosta, veramente in salute, con grande fiducia. E noi quando ci siamo resi conto che avremmo fatto fatica c’è stato anche un crollo evidente dal punto di vista psicologico, ci siamo un po’ lasciati andare. È stato sicuramente un brutto spettacolo, fortunatamente è stata la prima volta che succede una cosa del genere al Flaminio. Siamo rammaricati veramente tanto per i tifosi e per i ragazzi stessi, però fa parte del gioco. Queste sono giornate che purtroppo possono capitare”.

Avete fatto qualche riflessione sulla possibilità di ritoccare la rosa o siete convinti di aver fatto la scelta giusta nel lasciare tutto inalterato?
“Io vorrei fare due considerazioni: quando noi abbiamo iniziato la stagione ci siamo posti l’obiettivo di fare un ulteriore passo avanti per cercare di costruire una squadra che, come obiettivo nostro interno alla società, potesse arrivare nelle prime sei posizioni della classifica. Questo perché avevamo l’ambizione di centrare il traguardo di poter poi passare il primo turno di play off. Questo era l’obiettivo che noi del C.d.A. avevano condiviso. Quindi una continua crescita: venivamo, l’anno prima, da un campionato sofferto, da una salvezza sofferta prima di arrivare ai play off, quindi siamo arrivati esausti e siamo usciti al primo turno. Quest’anno ci piaceva l’idea di partire da una griglia più importante: avevamo identificato i primi sei posti, in un campionato che, a detta di tutti, è difficilissimo, molto lungo, dove ci sono tante compagini forti. Oggi in 11a e 12a posizione, fuori dalla griglia dei play off, ci sono squadre blasonate, strutturate. Abbiamo fatto la squadra cercando di tenere conto che non volevamo distruggere la parte buona all’interno dello staff e della squadra, ben sapendo che questo ci avrebbe potuto dare un vantaggio inizialmente, perché tante squadre, come Pesaro e Brindisi, avrebbero dovuto necessariamente rifare la squadra, perché quando dalla A1 scendi in A2 devi riprendere una marea di giocatori italiani perché in A1 giochi con 6-7 americani. E quindi il rifare la squadra, anche con allenatori esperti, non è mai facile. Quindi il nostro obiettivo qual era? Era cercare di migliorare la squadra che avevamo, mantenendone l’ossatura. Gli innesti sia di Camara che di Marini andavano in quella direzione. Poi l’inizio del campionato sinceramente è andato ben oltre le aspettative di tutti. Abbiamo avuto un girone favorevole, le forti in casa e le più deboli fuori, abbiamo fatto canestro, siamo stati fortunati… tutto vero, ci siamo trovati per tanto tempo primi in classifica. Questo sicuramente ha aumentato le aspettative e le pressioni da parte nostra, però continuavamo a esprimere un bel basket, ad essere ancora in testa alla classifica pur perdendo alcune partite. C’è stato un momento in cui ci siamo incontrati con il presidente, Paolo Maggioli, perché in quel momento io credo che dovevamo dare delle risposte e fare delle scelte perché era reale, com’è reale anche tutt’ora poi l’opportunità di fare un salto di categoria, pur non essendo il nostro obiettivo principe. In quel momento Paolo e gli altri soci mi hanno comunicato, in maniera chiara e netta, la volontà di “siamo in corsa, corriamo”. È una corsa di cavalli, siamo primi, ci stiamo avvicinando al traguardo, andiamo per vincere la corsa. Quindi l’obiettivo che la società mi ha indicato è quello di cavalcare l’onda e far di tutto per vincere il campionato. Da quel momento, e stiamo parlando di oltre un mese e mezzo fa, noi ci siamo messi realmente alla ricerca di un giocatore che potesse fare al caso nostro per poter rinforzare la squadra. Questo era rivolto soprattutto al mercato degli italiani perché in A2 non è così facile cambiare gli americani, con gli americani che comunque stavano giocando e bene, quindi non c’era minimamente un dubbio. La parte tecnica dirigenziale che si occupa della ricerca ad oggi ancora non ha trovato, e tutt’oggi siamo con gli occhi bene aperti sul mercato, dei profili che ritenga interessanti. E quindi ci siamo trovati non a non voler cavalcare l’onda e centrare un obiettivo, ma realmente impossibilitati a fare quell’aggiunta di un giocatore che potesse essere importanti, oppure per allungare la squadra a 11 giocatori per vari infortuni. Noi dobbiamo fare però delle considerazioni sulla prima parte: noi non abbiamo l’obiettivo o un obbligo di salire, ci siamo trovati in una situazione ideale e la società aveva dato l’input di procedere, perché chissà quando ci capita. Questa era la volontà ed è la volontà tuttora. Poi c’è invece una fotografia che dobbiamo fare oggi: non è una partita che la squadra gioca sottotono, non sono neanche due partite, è da un po’ di tempo che noi abbiamo perso questa sicurezza e questa brillantezza. Io credo che la società debba essere brava a vedere, osservare, fare le proprie valutazioni per poi prendere delle decisioni. È chiaro che queste riflessioni sono state fatte, anche prima di questa partita, ed è chiaro che ci sono delle situazioni che per noi, almeno per me personalmente, sono estremamente chiare e che abbiamo in questo momento anche attuato all’interno del nostro contesto. Quindi ci sono delle situazioni che abbiamo affrontato anche di petto, perché non stiamo a dormire, perché noi siamo più amareggiati di tutti e perché comunque io garantisco che noi faremo di tutto per risollevare la squadra da questo momento. Noi siamo i primi a cui non sta bene fare figure del genere, però dobbiamo avere la lucidità, la serenità, per poter decidere in maniera lucida quali siano le operazioni e le strategie da attuare per risolvere la situazione. Per me la visione è molto chiara e ho dato via a quelle che sono le strategie. Io penso di aver analizzato le cose in modo giusto e il tempo dirà a breve se questo finale di campionato mi darà ragione, se la squadra riuscirà a risollevarsi e se riusciremo anche ad essere protagonisti, come io mi auguro e penso, anche nei play off. Se la domanda è: “la società veramente vuole provare a vincere il campionato e andare su?” La risposta è “sì”, perché ho avuto la conferma dai soci forti, nel senso presenti, più vivi nel C.d.A. E quindi faremo di tutto per andare a centrare questo obiettivo, però ricordiamoci che non partiamo come i favoriti del torneo. E questo lo dice il budget che hanno messo in campo alcune squadre, cito Cantù, Fortitudo, Udine, Brindisi, Pesaro, sono tutti budget largamente più alti del nostro, però siccome siamo in una posizione invidiabile in questo momento, dobbiamo cercare di risollevarci, e siamo lì a correre e dobbiamo avere l’ambizione giusta per provare a vincerlo questo campionato”.

RBR, l’A.D. Carasso: “La nostra apertura adesso è a un mercato a 360°”

Forse avete cercato un profilo troppo alto quando la squadra era prima con sei punti di vantaggio?
“Il tempo è stato proprio quello perché parliamo attorno al 20-25 gennaio, che eravamo primi e abbiamo fatto quelle considerazioni lì. Onestamente cercavamo un giocatore italiano, senza andare a disequilibrare, e il giocatore italiano che ci sarebbe potuto servire non siamo riusciti a trovarlo. Non lo abbiamo detto per una questione di strategie. L’intenzione era quella di andare a cercare un giocatore il più importante possibile, che potesse aiutarci. Il mercato anche oggi è particolare: ci sono le stanno per retrocedere che non te lo lasciano perché vogliono giocarsela fino alla fine, ci sono le squadre che ambiscono ai play off che non te lo lasciano, ci sono giocatori di A1 che possono essere di grande interesse, che aspettano perché sperano di continuare a giocare in A1. Non è stato un discorso economico per cui noi abbiamo perso un giocatore. Anche adesso siamo dietro a profili importanti, c’era e c’è una grande volontà”.

C’è stato un giocatore a cui siete stati particolarmente vicini?
“C’è stato un giocatore che doveva solo decidere, ed è stato vicino, e per noi sarebbe potuto essere il profilo giusto. Però in questo momento sta giocando in A1 perché poi sono successe cose particolari”.

Prima della palla a due di RBR-Torino il presidente di NTS Informatica Riviera Basket Rimini, Stefano Martinini, ed il vicepresidente, Mirco Acquarelli, le hanno consegnato una maglia del loro club.
“Sono ragazzi straordinari, meravigliosi, con una forza d’animo che veramente emoziona – è sempre Paolo Carasso a parlare -. C’è NTS che è una realtà che li aiuta e li sostiene ed è un nostro sponsor di maglia, sono molto carini e molto vicini a noi. Si è creato un ottimo feeling. Mi avevano promesso che mi avrebbero regalato la loro sopramaglia nuova, quindi è stato un momento emozionante e molto molto bello. Noi come Rinascita, nella nostra ottica, vorremmo realmente abbracciare tutte le realtà che fanno parte un po’ del basket, quindi il basket in carrozzina, il basket femminile. Tanto stiamo facendo con i settori giovanili di tante società. Vorremmo essere tutti racchiusi in una grande famiglia e con loro in special modo ci lega un rapporto speciale. Quindi siamo stati molto contenti e li ringrazio ancora”.

Visto il rendimento altalenante di Robinson non sarebbe stato il caso di giocarsi lo slot con un giovane dinamico che cambiasse un po’ l’inerzia?
“Le qualità di Gerald credo siano indiscutibili, però nella pallacanestro, soprattutto a Rimini, non basta avere qualità, bisogna dimostrare anche di avere lo spirito giusto. Robinson ha avuto un percorso non facile nella nostra realtà perché è entrato, si è infortunato subito, ha perso tutta la fase della preparazione, poi ha trovato continuità in allenamento, è stato inserito in maniera cauta e corretta dall’allenatore all’interno della squadra e ha avuto un crescendo di prestazioni, contribuendo a portarci in prima posizione, fino alla partita di Milano, dove ha avuto un impatto notevole, forse per intensità e qualità di gioco la sua migliore prestazione. Poi purtroppo si è infortunato, un infortunio che ha richiesto tempi lunghi, ed era in una zona molto delicata, che gli impediva di correre. Abbiamo fatto con lo staff medico tutto il possibile per farlo rientrare il prima possibile. Probabilmente domenica non avrebbe neanche dovuto giocare, però è certo che se deve scendere in campo con quell’atteggiamento sarebbe stato meglio non farlo giocare. Non verrà più concesso a Gerald Robinson di giocare con quell’atteggiamento, perché non è un atteggiamento che la nostra società sopporta e supporta. Quindi anche Gerald deve dare delle risposte. Preferisco se un giocatore non si sente al cento per cento che non scenda in campo, ma quando scende in campo lo deve fare con quell’intensità, con quella grinta, con quella mentalità che deve contraddistinguere i nostri colori. È chiaro che in questo momento della stagione la nostra apertura se prima era in un mercato italiano, adesso è in un mercato a 360°. Ribadisco che c’è la volontà di aiutare la squadra con dei rinforzi, quindi siamo sul mercato. Siamo tutti in prova e tutti sotto esame perché il comportamento non deve mai mancare. Se ha bisogno di più tempo si prenderà più tempo ma quando scende in campo deve fare il giocatore di pallacanestro, e questo lo deve per correttezza a tutti noi”.

Ultima tegola per i settori giovanili italiani la possibilità per le Università americane di ingaggiare i giovani cestisti europei con borse di studio importanti.
“Il problema è serio e si va in una direzione purtroppo sempre più difficile e più problematica. Questo perché rispetto al passato sono cambiate le regole. Una volta i giovani giocavano, oggi in serie A giocano sei stranieri. Il giocatore giovane non gioca più. Quindi si è verificato anche dal punto di vista dell’offerta e delle domanda il contrario di quanto si auspicava: di giocatori italiani ce ne sono sempre meno e chiedono un sacco di soldi. Poi un giocatore di nazionalità straniera dopo quattro anni può avere anche la formazione italiana. Cosa vuol dire? Che a livello giovanile gli allenatori italiani, che sono tra i migliori a livello tecnico, allenano per quattro anni quel giocatore straniero, che poi può giocare nel campionato di A1, A2 o B come italiano. Nelle nostre serie A non solo giocano sei stranieri, ma anche due giocatori che hanno la formazione da italiani. Questo toglie il posto agli italiani. Quando andiamo in estate ad affrontare le altre nazionali gli azzurri incontrano quei giocatori: li alleniamo, gli facciamo fare esperienza in serie A e poi ce li troviamo contro. È penalizzante anche per la nostra nazionale. Eppure è una regola voluta, richiesta, che la Federazione ha accettato. In più è arrivata questa bomba che le Università americane possono contrattualizzare giocatori italiani per progetti di 4-5 anni, si parla già di offerte di oltre 200mila dollari all’anno. Questo comporta la perdita da parte delle società dei giocatori che ha formato, giocatori che vanno a giocare in una pallacanestro totalmente diversa e quindi viene depauperato ancora di più il livello dei giocatori italiani. Questo è frutto delle scelte fatte dalla nostra Federazione”.

Ultimamente Marini sembra piuttosto nervoso.
“Pierpaolo abbiamo imparato a conoscerlo col tempo perché all’inizio sembrava un ragazzo con un carattere un po’ particolare, invece è un ragazzo straordinario. È molto nervoso perché non rende, è molto nervoso perché ha questo fastidio al polso che lo condiziona terribilmente. Vorrei unire anche Grande e Simioni, sono tutti ragazzi che sono estremamente nervosi perché non riescono a produrre quello che vorrebbero. La cosa bella è che c’è una parte sana del gruppo, che ci tiene enormemente, si vogliono organizzare per stare insieme perché vogliono fare gruppo sempre di più perché sentono la necessità di compattarci. Quindi non c’è un segnale di arrendevolezza, c’è un segnale di nervoso perché non riescono a rendere quanto vorrebbero”.

Perché le condizioni fisiche dei giocatori acciaccati non sempre vengono comunicate? È una questione di pretattica o ci sono altri motivi?
“A volte si attende la reazione del giocatore: Justin Johnson sono due settimane che, poverino, fa fatica a camminare i tre giorni dopo la partita, e veramente arriviamo al giorno della partita che lui ha fatto sabato un po’ di tiro e venerdì prova i giochi camminando. E Johnson con il cuore in mano prova a dare quello che dà. La realtà di Marini è un continuo, a lui basta un colpo forte in questo polso che ha la fitta. Di Tomassini sappiamo che sta facendo una terapia continua, ma la lesione tendinea c’è e non si rimargina da sola, per finirla dovrebbe operarsi. Lui in maniera generosa e con grande spirito ci prova. Lui è quello che in questo momento sta un po’ meglio. Gerarl probabilmente domenica non sarebbe neanche dovuto scendere in campo, però dovrebbe a metà di questa settimana avere il via per provare a spingere un po’ di più. Di strategie, avete conosciuto Sandro, che è pane al pane e vino al vino, a me non risulta”.

Domenica RBR andrà a far visita a Cantù.
“È sicuramente un big match. Abbiamo voglia di fare bene, i giocatori si sono compattati e le risposte sono state in una direzione che io adoro, cioè non quella di creare alibi o scuse, ma quella di essere arrabbiati perché non riescono a rendere quanto possono. Così lo staff tecnico, Sandro Dell’Agnello in primis, sono tutti vogliosi di fare bene. Cantù però è Cantù, ha un budget importante, giocatori importanti, ha la necessità di vincere, quindi sicuramente sarà una partita difficilissima. Io sono sicuro che ci sarà una risposta importante, spero che i giocatori stiano bene fisicamente perché questo gli dà maggiore tranquillità e meno nervosismo”.

Calcio.Basket del 4 marzo 2025 – Serata Basket

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