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anche una 26enne condannata

Persero il figlio in un incidente stradale, genitori condannati

In foto: il seggiolino dove era seduto il piccolo Amir
il seggiolino dove era seduto il piccolo Amir
di Lamberto Abbati   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
mar 9 lug 2024 17:54 ~ ultimo agg. 10 lug 14:58
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La vita stravolta dalla perdita del figlio di soli 2 anni e ora la condanna in concorso per omicidio stradale. I coniugi del piccolo Amir, che la mattina del 19 marzo 2019 furono coinvolti in un serio incidente lungo via Coriano, a Rimini, sono stati condannati in abbreviato dal gip Raffaella Ceccarelli, a 10 mesi e 20 giorni ciascuno, pena sospesa. Più alta, invece, la condanna per la 26enne riccionese che invase la corsia di marcia opposta andando ad impattare contro la vettura della famiglia marocchina: un anno e 4 mesi di reclusione, anche per lei pena sospesa.

Il frontale tra la Fiat Punto guidata dalla 26enne e la Volkswagen Golf condotta dal padre del piccolo, un 48enne marocchino, avvenne all’altezza del ristorante “Il Quartino”, in un tratto di strada critico, quello all’incrocio con via Pradella, già teatro in passato di gravi incidenti. Secondo la ricostruzione degli agenti della polizia Locale, la giovane avrebbe perso il controllo della Punto nell’affrontare una curva, complice anche l’asfalto viscido, invadendo la corsia opposta. I rilievi effettuati dimostrarono che la ragazza procedeva tra i 10 e i 20 chilometri orari oltre il limite consentito, che in quel tratto è dei 50. Dalle analisi del sangue, invece, la 26enne risultò “pulita” da alcol e droghe. Anche la perizia tecnica effettuata sul suo cellulare dimostrò che al momento dello schianto non c’era alcuna attività in atto.

La condanna dei coniugi si spiega col fatto che secondo la procura e i suoi consulenti, il seggiolino posteriore dove sedeva il figlio non fu agganciato correttamente. Una ricostruzione che moglie e marito hanno sempre respinto con forza. Per i periti della coppia, infatti, la mancata protezione sarebbe stata riconducibile alla circostanza che sia l’auto sia il dispositivo erano alquanto datati, e quindi sarebbero venuti meno quei meccanismi di sicurezza all’avanguardia presenti invece nei modelli più recenti. Dubbi sul corretto posizionamento dell’ovetto e sulla sua adeguatezza, però, emersero già dai primi rilievi della polizia Locale. I difensori di entrambe le parti (l’avvocato Piergiorgio Tiraferri per la 26enne e l’avvocatessa Maria Rivieccio per i coniugi) hanno annunciato ricorso in Appello.