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Una maternità difficile ma oggi felice: la storia di Marika a “Casa di Amina”

di Silvia Sanchini   
Tempo di lettura lettura: 3 minuti
sab 9 mag 2020 15:13 ~ ultimo agg. 13 mag 18:18
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Ci sono tanti modi per essere mamma, per fare esperienza di maternità.

Oggi, in occasione della Festa della mamma, vi raccontiamo una storia diversa da molte altre.

Marika ha 23 anni e vive attualmente in un paesino emiliano. Quando è nato il suo piccolo, lei era da sola. Così i servizi sociali, per allontanarla anche da situazioni di rischio, decidono di trasferirla a Rimini in una comunità di accoglienza per gestanti e mamme con bambini: “Casa di Amina”.

Ci racconta Marika: “All’inizio è stato molto difficile, il trasferimento da una città più grande alle colline riminesi, le nuove regole da rispettare. Ma un poco alla volta ho capito che quella era per me un’opportunità e gli educatori delle brave persone. Sì, è vero che quello che fanno è un lavoro, ma ci mettono anche tanta passione e alla fine impari a voler loro bene e quella casa è diventata per me una seconda famiglia”.

Anche scoprirsi mamma, così giovane e sola, non è scontato. “All’inizio gli educatori si svegliavano la notte insieme a me quando dovevo dare da mangiare al mio bimbo”, continua la giovane mamma. “Mi hanno insegnato come fare lo svezzamento. Mio figlio è diventato un bimbo dolce e socievole. Certo, crescere i primi anni della propria vita in una comunità non è semplice, ma per lui è stata anche l’occasione di stare sempre in mezzo a tante persone e diventare così un bambino davvero solare”.

La vera sfida è però quella di diventare autonomi: “Gli educatori non sono autisti o baby sitter, ce lo ripetono spesso! Il loro compito è quello di affiancarci, ma poi pian piano bisogna imparare a cavarsela da soli. Ad altre mamme come me che si trovano in comunità di accoglienza vorrei dire che all’inizio è molto difficile e ci vuole tanta pazienza. Io ho dovuto stringere i denti, ammettere i miei errori. Ma poi pian piano capisci che tutto concorre al bene dei tuoi figli. Ora sono davvero felice del risultato”.

Marika non vive più Rimini, è ospite di un appartamento ad alta autonomia: è però sempre in contatto con gli educatori di Amina, manda loro ogni giorno le foto del suo bambino.

Commenta Elena Nati, responsabile dell’area famiglia e protezione sociale della coop. sociale Il Millepiedi, che gestisce Casa di Amina: “La nostra comunità è stata inaugurata il primo giugno del 2004. Attualmente può accogliere fino a un massimo di 5 mamme: in questo momento ne ospitiamo 3 insieme ai loro 4 bimbi. Negli ultimi 5 anni sono state in totale 37 le mamme che hanno vissuto a Casa di Amina insieme ai loro figli.

Il nostro compito non è certo quello di sostituirci a loro, ma di accompagnare le mamme in ogni scatto di crescita dei loro figli, per imparare a vedersi e a vederli anche con occhi diversi, nonostante le difficoltà che spesso vivono”.

A Casa di Amina lavorano in questo momento 7 educatori, inclusa Simona Gugnoni, responsabile della casa.

In questi mesi hanno lavorato insieme a una piccola bella novità: un completo restauro della sala dedicata ai giochi, dove mamme e bambini possono trascorrere del tempo insieme.

Grazie alle opere di Burla, writer e educatore riminese che ha decorato le pareti della stanza, e all’acquisto di nuovi mobili e giocattoli questa stanza è diventata più bella ed accogliente.

Avremmo voluto inaugurarla con una festa, invitando le istituzioni e i nostri partner”, conclude Elena Nati. “In questo momento non è possibile ma speriamo di poter presto recuperare. Soprattutto ci auguriamo di poter tornare presto alla normalità e che le nostre mamme possano tornare al lavoro e i loro bimbi ai centri estivi e poi a scuola o all’asilo”.

Un tempo difficile questo per tutti, ma la storia di Marika è la testimonianza che anche dalle difficoltà possono nascere cose belle e che mamme si diventa, anche grazie all’aiuto di chi tiene a noi.

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