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Costruire relazioni

Nominato il primo tutore volontario per minori stranieri non accompagnati

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
ven 14 giu 2019 10:36 ~ ultimo agg. 20 giu 10:38
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Ha poco più di 50 anni, è residente nell’entroterra riminese e ha deciso di prendersi sulle spalle una grande responsabilità: essere il punto di riferimento, per gli aspetti pratici, ma anche e soprattutto sotto l’aspetto educativo e morale, di un ragazzino arrivato solo dall’Albania. Il Tribunale per i minorenni dell’Emilia Romagna ha infatti nominato il primo tutore volontario di minori stranieri non accompagnati della provincia di Rimini, una figura prevista  dalla legge quadro n. 47/2017, frutto di un percorso di formazione avviato nell’ottobre scorso in collaborazione tra Garante dell’infanzia e dell’adolescenza Emilia-Romagna, Comune di Rimini e Csv Volontarimini.

Un corso che ha permesso la formazione di undici persone che si faranno carico del difficile compito di colmare la mancanza di punti di riferimento adulti in quei giovanissimi arrivati in Italia da soli, senza l’appoggio di alcun famigliare.

Il tutore volontario ha come funzioni quella di esercitare la rappresentanza legale del minore, perseguire il riconoscimento dei diritti e promuoverne il benessere psico-fisico. Un ruolo quindi difficile che implica la costruzione di un rapporto di fiducia col ragazzo, a cui devono essere forniti gli strumenti per essere autonomo anche dopo il compimento della maggiore età.

Oltre al primo tutore ufficialmente nominato, altre cinque persone sono pronte ad iniziare questa intesa esperienza di affiancamento di minori provenienti da esperienze difficili, spesso traumatiche, segnate dalla solitudine.

“Stiamo cercando di rafforzare la rete tra tutori volontari competenti e formati, famiglie accoglienti e famiglie affidatarie per una genitorialità e amicalità diffusa  – spiega il vicesindaco e assessore alla protezione sociale Gloria Lisi – L’obiettivo è quello di accompagnare questi ragazzi ad inserirsi nella comunità e nel mondo lavorativo ed è quindi un progetto che mira a costruire relazioni che non si esauriscano con il compimento della maggiore età, ma che proseguano anche dopo”.

Ad oggi sono poco meno di quaranta i minori non accompagnati presenti a Rimini tra quelli inseriti nel progetto Sprar e quelli in accoglienza. “Nonostante ad oggi la situazione sia migliorata, rimangono delle criticità rispetto alle situazioni anomale – prosegue il vicesindaco – cioè quei minori che non vengono da reali situazioni di emergenza umanitaria. Esistono cioè delle speculazioni da parte di alcune famiglie che per questioni economiche inviano il minore in Italia per usufruire di queste opportunità. Su questo fronte sarebbero necessari maggiori controlli, sia per verificare la situazione all’origine sia per accertare la presenza sul territorio di famigliari. Questo per poter garantire a chi proviene da situazioni drammatiche, come i ragazzi che arrivano dall’Africa dopo viaggi della disperazione, di avere l’indispensabile e doveroso supporto“.