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ven 31 mag 2019 09:51 ~ ultimo agg. 10 giu 17:10
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Quello con l’università è un rapporto fatto di contaminazioni che La Formica continua a scambiare in maniera efficace già da diversi anni. Un rapporto proficuo, in cui si intrecciano relazioni, esperienze, idee e dove possono nascere nuove collaborazioni, che rendono più forte sia il mondo cooperativo che quello universitario.

Stiamo parlando di un tipo di contaminazione non nuova per la cooperativa riminese, in quanto sono già diversi gli studenti che hanno preso La Formica come caso di studio, in alcuni casi, portandola anche come discussione per una tesi di Laurea. E’ proprio in questa direzione che s’inserisce il proficuo parallelismo fra il mondo accademico universitario e la cooperazione sociale riminese, una direzione confermata anche da questa nuova collaborazione, richiesta da UNIBO – Campus di Rimini a Pietro Borghini, chiamato in aula lo scorso 2 maggio, per raccontare agli studenti del corso di laurea magistrale in ‘Progettazione gestione dell’intervento educativo nel disagio sociale’, le funzioni e l’organizzazione imprenditoriale di una cooperativa sociale.

E’ stata la Prof.ssa Mazzetti, docente del corso di laurea in ‘Psicologia del lavoro e delle organizzazioni’, insieme al Prof. Riccio del corso di ‘Antropologia dei processi migratori’, ad invitare il cooperatore riminese per introdurre agli studenti il tema attualissimo e trasversale che, nell’ambito dell’economia del no-profit, affronta gli aspetti organizzativi delle imprese e la struttura gestionale di una cooperativa sociale. La formazione di un’impresa cooperativa, la struttura dirigenziale, la formazione degli organi di governo, la selezione e l’assunzione del personale, la macchina organizzativa dei servizi, ma anche la difficile gestione del personale legata agli aspetti sociali. Sono stati questi gli argomenti affrontati in aula, con professionalità ed esperienza, dal Presidente de ‘La Formica’, che ha saputo catturare l’attenzione degli studenti presenti, trasformando una lezione didattica in un partecipato momento di confronto.

“Non si è trattata di una lezione ordinaria – precisa Pietro Borghini – ma di qualcosa che riguarda anche il futuro dei ragazzi. Ho visto un grande interesse da parte loro nei confronti di un settore che, nonostante la crisi di questi anni, ha continuato a crescere, dimostrando di essere un esempio di sana e genuina imprenditorialità, con il suo fatturato che, in Emilia-Romagna supera i due miliardi di euro e con i suoi servizi, rivolti prevalentemente alle fasce più deboli. Questi dati – conclude il Presidente – presentati a Bologna nel Rapporto 2018, riportano una situazione che, anche a Rimini, disegna un quadro molto importante, a cui gli studenti è naturale che guardino con grande interesse”.

Sono infatti 95 le Cooperative Sociali a Rimini che hanno un totale di 3.200 addetti per un fatturato di quasi 170 milioni di euro. Un settore di cui si interessa naturalmente tutto il modo accademico, tenuto d’occhio anche da tanti studenti, come un possibile e concreto sbocco lavorativo. Com’è accaduto anche a Giulia, giovane laureata in scienze ambientali, che per inserirsi nel mondo del lavoro, ha trovato nella cooperativa La Formica, la possibilità di fare un tirocinio formativo. Un’occasione nata proprio attraverso il portale dei tirocini di Unibo, nel quale la giovane laureata ha inserito la propria candidatura, riuscendo ad ottenere un colloquio con i dirigenti de ‘La Formica’ che l’hanno selezionata per uno stage di 6 mesi. Un periodo di formazione-lavorativa che Giulia sta svolgendo proprio in questo momento. “Sono grata alla cooperativa che mi ha dato questa bella opportunità di formazione. Ad oggi, sono a metà del mio percorso di tirocinio, nel quale mi occupo dei principi comuni e degli aspetti applicativi della legislazione vigente in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D.lgs 81/2008) e sono di supporto al responsabile della formazione. Inoltre, valuto l’efficienza dei mezzi per elaborare la stima delle emissioni di gas clima alteranti. Non conoscevo bene la forma della cooperativa sociale, ma ne sono rimasta colpita, perché credo che dare un’opportunità lavorativa sia a giovani laureati, che a soggetti definiti “svantaggiati” secondo la legge 381, sia davvero un bel modo per promuovere la crescita di realtà lavorative sostenibili, eque ed efficienti, di cui la nostra economia ha tanto bisogno”.

Una crescita capace di dire qualcosa anche sugli aspetti organizzativi e gestionali delle imprese profit, di cui abbiamo voluto parlato con la Prof.ssa Greta Mazzetti.

Prof.ssa com’è avvenuto il contatto con Pietro Borghini per il coinvolgimento in questo progetto ed in quale percorso formativo è stato inserito?

Il corso di laurea magistrale in ‘Progettazione gestione dell’intervento educativo nel disagio sociale’ intende mantenere questo dialogo con il territorio, quindi favorire da parte dei ragazzi esperienze in contesti concreti sia una volta usciti come laureati che durante il percorso di studi. E’ stato proprio questo dialogo, con un ente del territorio particolarmente dedito alle attività al centro del percorso di carriera di questi ragazzi, che ci è sembrato importante, da portare avanti con un testimone diretto, che da tanti anni affronta queste tematiche. Argomenti che peraltro fanno da ponte tra, la ‘Psicologia del lavoro e delle organizzazioni’, che è il corso del quale io sono docente, è quello di ‘Antropologia dei processi migratori’, che il professor Riccio, in aula presente insieme a me, porta avanti con questi stessi studenti. Abbiamo cercato un di creare un dialogo con il territorio, per fare un’esperienza concreta, partendo dalle nostre materie d’insegnamento, per dare una visione reale ai ragazzi con quelle che saranno le loro future esperienze.

Che tipo di interesse avete riscontrato tra i ragazzi sia in riferimento agli elementi teorici affrontati in aula che rispetto al caso di studio concreto rappresentato?

Sicuramente molto attenti. Parte di loro opera già in contesti della cooperazione sociale, anche se in territori diversi e con utenze diversificate. In un certo senso hanno avuto modo di allinearsi, ed arrivare ad avere una base comune di conoscenza tra chi già vive in termini di esperienza lavorativa e chi ancora non lo fa, rispetto a quelli che sono poi i meccanismi delle cooperative sociali. Capire qual’è in realtà il contesto locale nel quale si colloca il loro corso di laurea e, molto probabilmente, quello che sarà il loro futuro lavorativo nel territorio riminese, una volta fuori dall’università.

Emiliano Violante

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