sabato 19 gennaio 2019
di Redazione   
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lun 14 gen 2019 15:58 ~ ultimo agg. 17 gen 15:53
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Quante volte, soprattutto in questi mesi, abbiamo sentito parlare di integrazione, un termine che purtroppo identifica una situazione più spesso immaginata che vista o vissuta. E’ una parola che rischia di perdere il suo significato a causa dei pregiudizi e dei tanti luoghi comuni che ci stanno soffocando. Il frutto di tensioni e condizionamenti politici pericolosi che creano sofferenza e limitano una crescita sia dal punto vista economico che personale. Una visione cieca e di breve respiro che, per fortuna, a volte, viene smentita da episodi di normalità e di genuina accoglienza. Come la storia di Michael Ogwu, un ragazzo nigeriano, emigrato dal suo paese alla fine degli anni novanta che con serietà e sacrifici è riuscito a fare un grande percorso di crescita personale e professionale, integrandosi perfettamente nella comunità riminese.

Dopo oltre dieci anni di lavoro e di impegno in cooperativa, Michael è stato eletto dai soci della cooperativa, suoi colleghi di lavoro, come nuovo membro del Consiglio d’Amministrazione. Un impegno ed una responsabilità che si aggiungono a quelli che svolge da anni, come operaio della raccolta differenza, per tenere pulita la sua Rimini. La città dove abita con la sua famiglia e dove sta crescendo i suoi quattro figli.

Anche se il decreto sicurezza ha ritardato un po la procedura, Michael da tempo si sente cittadino Italiano. Si sta concludendo infatti, proprio in questi mesi, l’iter formale con cui, anche i suoi quattro figli maschi, otterranno la cittadinanza. Un diritto sacrosanto che arriva solo adesso, anche se i suoi figli parlano romagnolo dalla nascita e che consente loro di evitare l’assurda attesa della maggiore età, come purtroppo capita a tanti altri ragazzi nati in Italia, che vivono la loro stessa situazione.

Adesso Michael pensa alle sue nuove responsabilità e al ruolo di amministratore che lo attende, un compito arduo, che nello stesso tempo lo stimola e lo lusinga. E’ felice di far parte di una realtà imprenditoriale come La Formica, che considera come un’altra famiglia, che ha creduto in lui e gli ha dato un lavoro. L’unico vero strumento d’integrazione. La Parola a Michael.

Sei venuto dalla Nigeria tanti anni fa, ti ricordi come sei arrivato in Italia ?

Si, sono venuto alla fine degli anni novanta in aereo. Nel 97 erano altri tempi e c’erano altre opportunità rispetto ad ora, ma non è stato comunque facile. Ho dovuto fare tanti sacrifici e superare un milione di pregiudizi, ma sono stato anche fortunato per la storia che ho avuto. Mi capita adesso di vedere al Tg le notizie di questi barconi di disperati che arrivano. Sono molto triste e colpito nel profondo per le immagini e le notizie che vedo. Mi capita di piangere perché sono persone che provengono anche dal mio paese. Scappano dalla guerra dalla disperazione, dalla miseria. Se uno non vive in quella situazione è molto difficile capire cosa sta succedendo. Al mio paese c’è un detto che dice: ‘se corri, o stai raggiungendo qualcuno, oppure stai scappando da qualcosa’. E’ quello che succede a queste persone che per me sono davvero molto coraggiose e si trovano a fare una scelta cruciale per la loro sopravvivenza, che è quella tra il vivere e morire. Non è una cosa facile da immaginare.

Da quando sei diventato cittadino italiano ?

Ancora non lo sono in realtà, cioè ho fatto la domanda da tempo, avendo tutti i requisiti. Me l’hanno anche accolta, ma il decreto sicurezza di Salvini ha prolungato un po questa procedura, che comunque mi hanno già confermato conclusa e andate a buon fine.

Quanti figli hai e che età anno?

Ho quattro figli maschi di 18, 16, 10 e 8 anni. Sono nati in Italia e hanno sempre frequentato le scuole a Rimini. Una volta che mi arriverà formalmente la cittadinanza, anche i miei quattro figli acquisiranno questo diritto, senza aspettare la maggiore età.

Da quando tempo lavori in cooperativa e come hai scelto di diventare socio?

Ho cominciato a lavorare in Formica nel 2008, sono circa 11 anni. Il lavoro mi piaceva e anche l’ambiente cooperativo, dopo qualche anno mi è stata fatta la proposta di diventare socio e per me non è stato difficile condividere i valori e la mission della cooperativa, perché la solidarietà nei confronti di chi ha più bisogno è una cosa che mi interessa e ho sempre avuto nel cuore. Così ho fatto la domanda e ormai sono 5 anni che sono socio.

Di che cosa ti occupi ora e che lavori hai fatto in cooperativa in questi anni?

All’inizio ho provato diversi lavori nei tanti servizi della cooperativa, mi sono trovato bene in tutti. Adesso, già da diversi anni, sono un operatore del settore raccolta differenziata, per tutte le tipologie di rifiuto: carta, vetro o plastica. E’ un lavoro che mi piace molto perché mi da la possibilità di tenere pulita la città in cui vive la mia famiglia e dove stanno crescendo i miei figli.

In questi anni hai fatto un bel percorso di crescita professionale e personale in cui hai imparato a condividere i valori della cooperativa. E’ un rapporto di lavoro particolare, in cui, si ci mette in gioco in maniera diversa, cosa ne pensi?

Si in effetti è così. Quando penso a questo percorso mi emoziono. Grazie al presidente e ai responsabili e a tutti i lavoratori abbiamo fatto un percorso molto bello di crescita professionale e personale. Credo che in Formica ognuno sa stare al suo posto, ciascuno nel proprio ruolo e mansione. C’è una risposta immediata sulle necessità personali di tutti noi lavoratori.

In questo percorso che ho fatto in questi anni ho capito alcune cose del mercato del lavoro e mi sono reso conto che non è scontato fare una crescita umana insieme a quella professionale. Ognuno di noi ha bisogno di lavorare e dentro il lavoro si recupera anche la propria dignità umana. Mentre molte aziende chiudono a causa della crisi, in Formica si continua a dare una possibilità di lavoro alle fasce più deboli e si riesce a fare quel qualcosa in più, che va aldilà degli obblighi aziendali. Questa è la cosa che più di tutte mi rende fiero di far parte di questa cooperativa.

Sei appena uscito dall’assemblea de la formica che ti ha votato come nuovo consigliere del CdA, che cosa ti ha fatto decidere di accettare questo incarico?

Quello che mi ha fatto decidere è che, sin dal primo giorno in cui ci sono entrato, ho capito che questa cooperativa è una famiglia per me. Questa consapevolezza che ha cambiato anche la mia vita da tempo, mi ha dato la motivazione di accettare subito questo nuovo incarico che mi è stato proposto. La cooperativa in questo anni mi ha dato tanto e io sono orgoglioso e felice di far parte di quesa famiglia

In che ottica ti proponi in questo ruolo nuovo che vai a coprire?

Come nuovo membro del CdA mi propongo di mantenere lo stesso impegno e la stessa convinzione che ho avuto fin ora nello svolgere il mio lavoro, mettendo la massima attenzione soprattutto per le certificazioni che La Formica possiede da tempo, cioè dal punto di vista dell’efficacia e della sicurezza dei servizi. Tutto questo, ma con uno sguardo in più nei confronti dei miei colleghi che vado a rappresentare in questo importante organo di governo. Ciò che mi interessa più di tutto, e che ripeto sempre ai miei colleghi, è il fatto che noi siamo difronte alla città che ci osserva e guarda ogni cosa che facciamo. E’ la stessa città in cui abitiamo e che vogliamo tenere pulita. Incontriamo la gente ed è un orgoglio portare il nome della formica nella città e fare in modo che la gente parli bene di noi, come ha detto poco fa il nuovo direttore Michele in assemblea, che ha riportato il messaggio di alcuni utenti particolarmente contenti del lavoro svolto dalla cooperativa. Io voglio fare in modo che la gente parli sempre bene del lavoro che facciamo, perché questo mi rende soddisfatto, oltre a darci dei punti in più perché ci da la possibilità di crescere ancora.

Emiliano Violante

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