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Un caffè allo Zavatta

di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 2 minuti
lun 3 dic 2018 17:22 ~ ultimo agg. 6 dic 17:45
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Un bar speciale allestito in una scuola speciale che fa consumare ragazzi speciali, dietro al bancone e ai tavolini. Quando la Fondazione Enaip ha salutato Elsa, la storica gestrice del bar della scuola all’interno del Centro Zavatta, si è trovata di fronte ad un bivio: a chi affidare il bar?

E soprattutto, con quale prospettiva? Non è il conto economico che muove il Centro su questi passi, “c’è molto di più” è determinato il presidente della Fondazione Enaip-Centro Zavatta, Vittorio Betti. Da qui l’idea di un’avventura capace di abbracciare i ragazzi e le persone seguite da Centri Socio Occupazionali dello Zavatta.

Angelica, 42 anni di Torriana e una lunga esperienza nel campo della ristorazione, da tre stagioni è la nuova barista. “Quando ho accettato l’incarico, i responsabili del Centro Zavatta mi hanno proposto di affiancarmi persone con vari tipi di disabilità, fisiche e psichiche: ho detto sì”. Ogni giorno, da settembre a giugno, Angelica è affiancata da due collaboratori speciali. Sono ragazzi e persone dai 19 ai 65 anni che fanno un percorso apposito nelle strutture di Santa Aquilina, via Lagomaggio, e via Gravina, a Rimini. Nei CSO lavorano su commessa, eseguono opere di falegnameria, si occupano della serra. “Il lavoro ti rende autonomo, ogni inserimento professionale è una spinta sulla via della crescita dell’autonomia”, spiega il responsabile dei CSO Francesco Lagari. Il passo successivo, per il Centro Zavatta, è stata la messa a punto di percorsi per ragazzi e persone con disabilità nel bar di via Valturio. Due persone ogni giorno per cinque giorni alla settimana, per dieci mesi. E la possibilità di realizzare buffet interni.

Jacqueline è raggiante. Questa mattina è venuta da sola al lavoro. In autobus.

Michael Binotti, il suo educatore, le ha fornito un biglietto con tutte le indicazioni del caso, poi – a sua insaputa – è salito sul mezzo pubblico una fermata prima di lei, per osservare “da lontano” il suo comportamento e garantire comunque la massima sicurezza. Risultato? Jacqueline è arrivata in perfetto orario al bar, ha indossato la divisa da lavoro e sfoggia un contagioso sorriso a 32 denti.

“L’autoefficacia e la maggiore autostima che derivano a Jacqueline dal muoversi in autonomia – fa sapere il 34enne Binotti – li trasporta nel mondo del lavoro: è più propositiva rispetto al passato”. Le persone con disabilità impegnate nel mondo del lavoro, attraverso i progetti del Centro Zavatta, è ancora Binotti a parlare: “hanno mostrato tutti dei miglioramenti: tempi di attenzione più lunghi, aumento dell’autostima, maggiore propositività”.

 

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