mercoledì 24 aprile 2019
In foto: Il 2-2 di Guiebre (ElevenSports)
di Icaro Sport   
lettura: 4 minuti
dom 9 dic 2018 16:55 ~ ultimo agg. 10 dic 15:14
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PUNTURE DI SPILLO
di Nicola Strazzacapa

IL PODIO

1) Per fortuna c’è il Romeo Neri, verrebbe da dire commentando il campionato biancorosso. Il Rimini Doctor Jekyll, quello delle sfide sul prato (o meglio sul sintetico) amico, viaggia infatti come un treno e non è mai inciampato all’ombra dell’Arco d’Augusto, dove martedì sbarca il Monza e un successo farebbe addirittura irrompere quasi certamente in zona playoff: 15 punti in sette gare, oltre due a partita, con tre pareggi e quattro vittorie. Le ultime tre di fila, due sul gong. Di riffa o di raffa a Rimini si tira su sempre qualcosa, mentre fuori spesso e (mal)volentieri si raccoglie solo un pugno di mosche. Con Acori, poi, il ruolino interno è da prima della classe: 0-0 all’esordio col Sudtirol e poi tre hurrà. Più che stadio Romeo Neri, casa Leo!

2) Il 3-2 da cuori forti sull’Albinoleffe rompe tutta una serie di “maledizioni” e Ramadan. Il gol lampo di Simoncelli spezza in un colpo solo quello delle prime frazioni inoffensive – era da inizio ottobre a Gorgonzola che si tornava negli spogliatoi all’intervallo avendo fatto poco più che il solletico al rivale di turno – e dell’assenza degli attaccanti dal tabellino marcatori: dopo l’incornata inutile di Cecconi a Imola era buio pesto e se è vero che il buon Sic non è proprio un bomber lui e Abdoul (bentornato alla rete) non sono proprio esterni difensivi. Anzi. Si vola con le ali insomma, anche se visto il resto della prima frazione diciamo che il Rimini anche con i bergamaschi è entrato davvero in partita solo a inizio ripresa… Il 2-2 di Guiebre e il 3-2 di Ferrani timbrano invece la prima rimonta dalla stessa sfida con il Giana Erminio: da allora, una volta in svantaggio il Rimini si era sempre sciolto come neve al sole, per la prima volta non ha solo raddrizzato la baracca ma ha addirittura ribaltato la partita. La giornata dei tabù infranti!

3) Terzo gradino per due figli della città e della maglia a scacchi. Nella giornata dell’enigmatica prima panchina per Francesco Scotti, la fascia da capitano è andata infatti al più giovane della banda, Arlotti. “Io decido chi gioca, quello lo decide la società” ha spiegato Acori in sala stampa e mai decisione fu più giusta, senza nulla togliere all’ottimo Andrea Brighi e alle sue quasi 200 gare in biancorosso. Scott è infatti un esempio, un trascinatore con i fatti più che con le parole e si è sempre ritagliato un ruolo da protagonista e da titolare andando ai 100 all’ora ovunque gli venisse chiesto di giocare. Vuole la palla, ha fame di gioco, attacca tutto e tutti e non si lamenta mai. Lo si era capito da quel giorno di San Piero in Bagno alla prima in Eccellenza, quando si alzò dalla panchina e in venti minuti ribaltò tutto dando il la a quella cavalcata incredibile ancora in corso. È un po’ come quando la Juve premiò Del Piero con la fascia a 20 anni o la Roma Totti: non c’è bisogno dell’esperienza in certi casi. C’è invece bisogno in campo di tutta quella di Manuel Ferrani, un altro che morde a più non posso per tutti i 95 minuti, parla poco e bene, randella tanto e meglio. Con un plus più prezioso dei diamanti di questi tempi: si sgancia e segna gol decisivi. Così come per Arlotti, non è un caso, quella maglia sulla pelle è un carburante supplementare in certi cuori riminesi. Dna biancorosso!

IL CONTRO-PODIO

1) Le note dolenti non possono che partire dall’incornata dell’1-1 di Agnello, non certo Kareem Abdoul Jabbar per stazza fisica. È il terzo gol consecutivo di testa incassato dopo quelli di Fano e Terni e non ne sono arrivati altri perché i vari Sibilli, Mondonico e compagnia hanno mancato i pali per questione di centimetri. È vero che quella biancorossa non è una rosa di giganti, ma dove non ci si arriva con l’altezza si può ovviare comunque… Colpi di testa!

2) Più che i gol subiti nel gioco aereo, torna nuovamente preoccupante il balbettio della fase difensiva. Il bunker ritrovato nella prima fase dell’Acori ter è nuovamente da “Chi l’ha visto?” e a ogni cross, lancio o taglio viene istintivamente da incrociare le dita. Manca probabilmente tranquillità, quella che ti fa rischiare anche l’errore per la voglia di fare invece che arroccarti a giocare a nascondino, Acori lo ha capito e dopo 25 minuti (record in carriera di un cambio non dettato da infortuni) ha rimesso l’abito da usato sicuro tornando alla retroguardia a tre. La porta è rimasta chiusa, pur non essendo mancate le chance all’Albinoleffe, ora bisogna ritrovare continuità di prestazione difensiva. Porta spalancata!

3) Visto quello che passa il convento là davanti – tradotto, non certo occasioni a grappoli – serve più fame di gol in chi ha la patente da bomber. In un’ottima prestazione condita da due assist di velluto da attaccante di razza quale pare destinato a diventare, Volpe si è conquistato in progressione la chance ghiottissima del 2-1 lampo e si è incartato nell’uno contro uno con Coser. Nel campionato degli episodi, basta poco per girare partite e prestazioni e lì bisogna timbrare. Anche perché, ricordo di nuovo, l’ultimo centro di una punta che ha portato fieno in cascina è quello da lui infilato contro il Giana Erminio. Anzi la sua doppietta in Lombardia. Nel plauso al giovane attaccante per le tante cose belle e utili nei novanta minuti di sabato, la chiusura è alla Shade con il suo “bene, bene, bene, ma non benissimo!”

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