Giro di doping con vittime giovanissimi ciclisti, la riflessione di Sergio Franco

CalcioRimini Sport

10 febbraio 2018, 15:37

Prendo spunto da un bellissimo passaggio dell’articolo di Massimo Gramellini pubblicato ieri sul “Corriere della sera”, riferito al giro di doping scoperto dalla Procura di Lucca e che vede coinvolti giovanissimi ciclisti che, per vincere le gare, facevano uso di “aiuti” farmacologici addirittura con la complicità dei genitori.

Il passaggio dell’articolo è il seguente: “Il desiderio di vedere tuo figlio primeggiare sugli altri a qualsiasi costo è una forma grave di narcisismo, socialmente accettata nel sacro nome della competitività. Ma quando diventa più importante della sua stessa vita, si trasforma in doping che dà al cervello”.

Il vero problema quindi, prima ancora che farmacologico, è socio-culturale, è un doping ideologico quello con cui, talvolta o spesso a seconda di come la vogliamo vedere, cresciamo la nostra gioventù, perché non è necessario essere dei genitori complici per far arrivare i nostri ragazzi all’uso di sostanze dopanti.

Il problema è più sottile, se ai nostri bambini facciamo anche solo intuire che prioritario è vincere, creiamo l’ovvio e naturale substrato per arrivare ad atleti che fanno uso di doping. Come si passa questo messaggio? In tanti modi, perché i bambini sono molto più perspicaci di noi adulti e pronti a cogliere i messaggi più reconditi e attenzione perché, il substrato, può essere indotto anche indirettamente e involontariamente.

Voglio farvi un esempio, diffuso nel mondo del calcio. Se tuo figlio gioca in una squadra di amici dove fondamentalmente vive un ambiente sano, ma che non vince il campionato, senz’altro capiterà che prima o poi il bambino si lamenterà delle sconfitte, è una cosa naturale, ma se la risposta è “non ti preoccupare, l’anno prossimo ti porto a giocare nella squadra ‘tale’ che è fortissima” anziché formare un’educazione allo sport, abbiamo creato quel substrato pericolosissimo.

Mi piace ricordare, come dico sempre ai miei ragazzi della prima squadra, che il calcio è paradigma della vita ma lo è nel bene e nel male. Se il bambino scopre, e non ci metterà molto a farlo, che noi genitori favoriamo delle scorciatoie per arrivare alla vittoria, perché dovrebbero ritenere il doping “ingiusto” prima ancora che illecito?

Ecco allora che, se è vero come è vero che il calcio è paradigma della vita, perché per divertirsi di più non dovrebbero fare uso di droghe?

Non è quindi necessario essere dei direttori sportivi o allenatori senza scrupoli o addirittura dei genitori complici, come sembra sia avvenuto in quel fatto di cronaca, per portare al doping i nostri atleti ma è sufficiente far passare, anche in modo del tutto involontario, il messaggio che si può vincere usando scorciatoie.

Lo sport non è, come si sente dire spesso, portatore intrinseco di valori positivi, può essere invece pieno di insidie.

È responsabilità di tutti noi, allenatori e genitori, riempirlo di valori positivi, unico modo perché sia utile nella vita dei nostri figli.

Sergio Franco
Promosport Rimini

Icaro Sport

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