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Ecologia integrata: la cura della Terra, la cura delle persone

5 maggio 2017, 07:58

Casa San Lorenzo, nelle colline riminesi, è un esempio lampante di quella che Papa Francesco chiama ecologia integrata: in un edificio recuperato con le più moderne tecniche di risparmio energetico, nel rispetto dell’ambiente, 14 profughi imparano l’arte dell’apicoltura.

Hermes della cooperativa Madonna della Carità, ci apre le porte…

ASan Lorenzo in Correggiano, si sta vivendo un’esperienza che Papa Francesco, nella sua enciclica Laudato Sii, ha chiamato “ ecologia integrata”: ascoltare il grido della Terra, ascoltare il grido dei Poveri. In una casa di proprietà della Fondazione San Giuseppe, Hermes Scauri, dipendente della Cooperativa Madonna della Carità, e la sua fidanzata Manuela sono i responsabili di una esperienza che tiene insieme il prendersi cura della Terra e il prendersi cura, appunto, delle persone.

 

ecologia integrata 2Hermes ha 40 anni, un diploma da ragioniere – mai usato – in tasca e varie esperienze lavorative alle spalle. Sempre in ricerca di qualcosa che lo facesse vivere in armonia con l’ambiente e nello stesso tempo al servizio dei più poveri. Finchè arriva alla Fondazione San Giuseppe e alla Casa di San Lorenzo, che non è una semplice casa. Ad Hermes, mentre ce la racconta, luccicano gli occhi. “Si tratta di un fabbricato isolato di circa 400 mq su due livelli, che si affaccia su una corte verde di circa 1500 mq, oltre ad un appezzamento di terreno agricolo di circa 15.000 mq e una fascia con 25 alberi di olivo adulti. Il progetto di recupero – racconta – si è concentrato sulla possibilità tecnico-impiantistica di inserire nel fabbricato sistemi di risparmio energetico, fonti energetiche rinnovabili e materiali naturali nel rispetto dell’ambiente. La fonte utilizzata è il sole che, attraverso un impianto fotovoltaico integrato a un sistema di pannelli solari, produce energia elettrica che alimenta il sistema di riscaldamento a pavimento con pompa di calore e produce acqua calda sanitaria. Il fabbricato è inoltre dotato di un sistema di ricambio d’aria meccanizzato capace di rinnovare in tutte le stagioni l’aria degli ambienti interni eliminando gli odori e contribuendo al raggiungimento di un elevato confort generale. Le murature sono in laterizio autoportante ad alta resistenza termica con un termocappotto esterno in fibra di legno con finitura in calce naturale. Il tetto di legno coibentato con fibra di legno di grande spessore, gli infissi ad alta prestazione, l’utilizzo delle fonti rinnovabili permette il raggiungimento della classe energetica A+, un livello di eccellenza sul territorio soprattutto per una struttura sociale. Infine, anche per il giardino esterno si sono utilizzati sistemi di recupero delle acque piovane per uso irriguo e si è scelto il sistema di fitodepurazione per lo smaltimento dei reflui senza gravare sul sistema fognario comunale”.

 

In questa splendida casa avete dato avvio all’accoglienza di persone richiedenti asilo…

“Inizialmente la Fondazione aveva pensato ad una casa-famiglia per bambini, ma questa ipotesi, come altre accoglienze, non è andata ancora in porto. Da un incontro tra la Fondazione e la Caritas diocesana è nata l’idea dell’accoglienza profughi e ora stiamo ospitando 14 ragazzi africani, afgani, pakistani“.

 

Una grande armonia tra natura e persone!

“Si, qui i ragazzi non solo vivono in una casa ecologica ma sono integrati anche con la Madre Terra. L’impronta ecologica influenza le attività d’integrazione che propongo e m’ispira a progettare per il futuro della struttura un insediamento umano sostenibile e integrato con la parte agricola per la produzione di cibo per l’autoconsumo (miele, olio, uova, ortaggi, grano, erbe officinali). Sono i principi etici della Permacultura: prendersi cura della Terra, prendersi cura delle Persone e condivisione equa delle risorse”.

 

ecologia integrata 3Come si svolge la giornata?

“Al mattino i ragazzi (tutti tra i 18 e 20 anni) vanno a scuola; chi all’istituto professionale, chi al Centro Zavatta, chi al corso per ottenere la licenza di terza media.

C’è poi chi sta facendo tirocini professionali. In queste attività i ragazzi sono seguiti dalle operatrici della Caritas diocesana. Nel pomeriggio, ci si dedica a piccoli lavori nell’orto a seconda della stagione. L’anno scorso abbiamo iniziato un’attività di apicoltura, smielatura e produzione di miele grazie anche all’aiuto di apicoltori del posto che si sono prestati molto volentieri. Questa attività molto bella è culminata venerdì 21 ottobre 2016 con la Festa del miele Millevolti”.

 

Perché le api?

“Le api, con la loro struttura sociale basata sul mutuo soccorso diretto, soprattutto verso quelle in difficoltà, e con il linguaggio che sviluppano per un fine comune come l’approvvigionamento alimentare, possono insegnare molto agli esseri umani. Aver cura delle api significa anche porsi in una posizione di rispetto dell’ambiente: queste piccole creature migliorano la biodiversità e ostacolano la scomparsa di specie botaniche in via di estinzione. Le potremmo definire vere e proprie sentinelle dell’ambiente: dove sono numerose, la situazione ambientale è equilibrata, mentre dove sono scomparse l’ambiente è degradato. La smielatura, a conclusione di questa prima sperimentazione, ha dato esiti superiori alle aspettative sia per quantità e qualità del prodotto, sia per l’interesse suscitato nei ragazzi coinvolti”.

 

Avete in programma un ampliamento dell’attività?

“Sì, attraverso l’incremento del numero di arnie per l’allevamento e il coinvolgimento dei ragazzi beneficiari del progetto di accoglienza in corsi di apicoltura, per unire un interesse specifico a competenze adeguate. Il prodotto, che unisce persone di nazionalità, cultura, religione diverse, in una piccola frazione sulle colline riminesi, non poteva che chiamarsi Miele Mille Volti.

Prendersi cura delle api, che attraverso la loro operosità trasformano il nettare in miele, ci insegna ad accogliere il cambiamento che permette a ognuno di noi di avvicinarsi all’inatteso e al non conosciuto”.

 

Solo studio e lavoro?

“Assolutamente no. Abbiamo organizzato anche una squadra di calcio a 7 che partecipa al campionato di Rimini e poi ci sono i tanti momenti di convivialità e d fraternità. Soprattutto, si cerca il più possibile di partecipare alla vita della comunità di San Lorenzo: la festa parrocchiale, i pranzi comunitari ai quali i ragazzi partecipano con i piatti tipici e alla grande Festa multicolori”.

 

Quali sono le difficoltà maggiori di questa esperienza?

“Soprattutto educare i ragazzi al rispetto e alle regole della vita comune. Regole che abbiamo deciso e condiviso insieme; regole senza le quali non sarebbe possibile evitare conflittualità fino al non poter più vivere insieme. Il rispetto degli orari, il volume della televisione, le pulizie sembrano cose banali e scontate ma diventano problemi difficili per una comunità di persone di culture, tradizioni, religioni diverse. Ma una volta decise insieme, sono gli stessi ragazzi che si aiutano, che riprendono chi non le rispetta. Tutti e ognuno siamo responsabile della vita comune. E questo credo che sia una grande esperienza di convivenza, di integrazione di educazione alla pace che farà parte del bagaglio che i ragazzi si porteranno dietro nella loro vita fuori dalla Casa San Lorenzo; assieme all’amore per la Madre Terra”.

 

Hermes, a te cosa sta dando questa esperienza?

“Io e Manuela abbiamo capito che tutti noi abbiamo un’unica Patria e che ovunque siamo a casa nostra là dove c’è accoglienza, fraternità, condivisione, capacità di fare famiglia. Bisogna imparare a diventare viaggiatori; uscire dalla propria terra (la propria tradizione, cultura, le proprie visioni del mondo) per incontrare l’altro nella sua vita fatta di profumi, sapori, cibi, colori, gioie e dolori diversi.

Ecco, io e Manuela stiamo facendo questo viaggio; sia noi due che i ragazzi siamo partiti da terre diverse e ci siamo incontrati nella Casa San Lorenzo. È un incontro tra viaggiatori, tra stranieri, che ci rende tutti più ricchi. I muri impediscono agli altri di entrare ma anche a noi di uscire, i muri impediscono l’incontro e l’incontro abbatte i muri”.

 

Cesare Giorgetti

InformaCaritas

Redazione RiminiSocial 2.0

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