venerdì 18 gennaio 2019
di Redazione   
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mar 4 apr 2017 16:59 ~ ultimo agg. 5 apr 17:03
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Una situazione allarmante. Così Kristian Gianfreda di Rimini Attiva giudica quanto visto in una visita in 5 alberghi riminesi che accolgono profughi direttamente dalla prefettura attraverso il CAS. “In alcuni casi – scrive Gianfreda – i profughi sono completamente abbandonati a se stessi, tutto il giorno a non fare niente senza un programma, senza un obiettivo, non sono seguiti ne per i documenti ne per per le questioni mediche, sono lasciati al buon cuore degli albergatori.” Alcuni stranieri in 6/8 mesi di permanenza non sono mai andati a scuola e non parlano una parola di italiano. In alcune circostanze non hanno neppure l’acqua calda. “Alcuni ragazzi – racconta Gianfreda – mi hanno fatto vedere malattie della pelle non curate, la richiesta più pressante è la possibilità di andare a scuola e imparare la lingua. Conoscere le regole della nostra comunità, il rispetto della nostra cultura e della nostra terra è un passo fondamentale che deve essere garantita e non è una questione di destra o sinistra è una questione che riguarda tutti i cittadini.” Il consigliere di Rimini Attiva si chiede cosa succederà quando i contributi finiranno e i 540 profughi accolti a Rimini si ritroveranno in strada. Secondo Gianfreda, che ha chiesto un appuntamento con il nuovo prefetto sul tema, occorre promuovere sul territorio un organo di supervisione e controllo: “un garante dei profughi ed un comitato che possa garantire ai cittadini di Rimini che queste persone vengano seguite con dignità ed efficacia”.
Gianfreda, ad esempio, ipotizza percorsi che impegnino quotidianamente questi ragazzi in un lavoro di volontariato.

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