Lo spreco alimentare produce inquinamento: in un anno 3,3 mld di CO2

2 novembre 2015, 10:15

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Come fare ad assicurare cibo sicuro, sano, di alta qualità ma sviluppando allo stesso tempo sistemi sostenibili, innovativi ed efficienti per l’approvvigionamento, la lavorazione, la commercializzazione? E’ questa la domanda che ci si farà a Ecomondo, in una serie di incontri e workshop.
Tra i relatori anche il Ministro dell’Ambiente Galletti, i professori Fabio Fava e Andrea Segre.
Proprio da Ecomondo, nel 2013, partì un appello per chiedere che il 2015, anno di Expo, fosse anche l’anno contro lo spreco alimentare.

I dati degli sprechi alimentari

Lo spreco alimentare è grave quanto quello energetico. Una colpa ce l’hanno anche le abitudini domestiche. Nella pattumiera di casa degli italiani finiscono ogni anno circa 13 miliardi di euro di cibo. A dirlo, di recente, è stato il primo rapporto che fotografa la situazione in maniera scientifica, il Waste Watcher 2015, che afferma che lo spreco di cibo domestico reale è circa il 50% superiore a quello percepito e dichiarato nei sondaggi svolti sul tema.
I dati della Fao, a livello mondiale, dicono che la fase in cui lo spreco è maggiore è quella della produzione agricola: 32% del totale, ovvero 510 milioni di tonnellate. Il 22% – 355 milioni di tonnellate – nelle fasi immediatamente successive alla raccolta; l’11% – 180 milioni di tonnellate – durante la trasformazione industriale; il 13% – 200 milioni di tonnellate – durante la distribuzione. Il 22% è lo spreco del consumatore, a livello domestico e nella ristorazione.

Se buona parte dei rifiuti alimentari vengono dalla lavorazione, è in questa fase che occorre intervenire. Se l’agroalimentare è il primo settore industriale in UE con 310 mila imprese, mille miliardi di euro di fatturato e quattro milioni di addetti, la creazione di valore dalla gestione dei rifiuti e dei sottoprodotti alimentari sono le principali nuove sfide per il settore agroalimentare europeo: si rendono necessari approcci d’innovazione radicale, muovendosi verso sistemi più sostenibili.

L’inquinamento degli alimenti

Un altro fronte su cui occorrono interventi è quello ambientale: secondo il rapporto “Food wastage footprint. Impacts on natural resources” della FAO, del 2013, l’impronta di carbonio del cibo prodotto ma non mangiato, e quindi sprecato ogni anno, viene stimata in 3,3 miliardi di tonnellate di Co2. Il consumo di acqua collegato allo spreco alimentare è di circa 250 km cubici, come il flusso annuale d’acqua del Volga, tre volte il volume delle acque del lago di Ginevra. Il cibo prodotto e sprecato, poi, occupa quasi 1,4 miliardi di ettari di terra, costituendo il 30% della superficie occupata da terre agricole a livello mondiale. Il diretto costo economico dello spreco alimentare dei prodotti agricoli (escluso i prodotti del pescato) viene valutato sui 750 miliardi di dollari, una cifra equivalente al Pil della Svizzera.

Nell’ambito di Ecomondo si parlerà di sistemi sostenibili per l’industria alimentare in due appuntamenti: il 3 novembre alle 14 ci sarà l’incontro “Alimentazione e stili di vita sostenibili”, con la presentazione dell’iniziativa di Last Minute Market sviluppata dal Comune di Sasso Marconi, tramite l’associazione Spreco Zero.
Mercoledì 4 alle 10 in programma invece l’incontro “Verso una catena alimentare a zero rifiuti: tecnologie abilitanti per la sostenibilità dell’industria alimentare e la gestione dei rifiuti in una prospettiva di economia circolare”, convegno curato da Unibo, Confagricoltura, Atia-Iswa Italia ITALIA, Cluster Tecnologico nazionale Agro-Food, Consorzio Italiano Comnpostatori e Comitato tecnico Scientifico di Ecomondo.

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