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di Giuseppe Prosperi   
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mer 5 nov 2014 17:37 ~ ultimo agg. 28 feb 01:10
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Gli incentivi statali per la costruzione di impianti produttori di energie rinnovabili hanno contribuito sicuramente a diminuire il contributo di origine fossile, ma hanno anche aggredito il paesaggio italiano, pure tutelato dalla Costituzione, e aumentato il consumo del suolo. Troppo spesso si vedono nelle campagne distese di pannelli fotovoltaici, laddove c’erano campi coltivati o prati, perfino in zone molto delicate come la Val Marecchia o le colline e le montagne appenniniche, mentre intere zone artigianali, dove spazi disponibili non mancano di certo – pensate ai tetti – ne sono sprovviste. Che poi il fotovoltaico sia energia pulita è dubbio, visto che si dovrà comunque affrontare, al termine del suo ciclo, lo smaltimento di materiali non proprio innocui.
C’è anche l’eolico, che, dopo aver occupato molti crinali del sud, in molti casi con complicità criminali, si sta introducendo dalle nostre parti sotto forma di impianti di potenza ridotta, ma anch’essi non propriamente accettabili in paesaggi e territori delicati come quelli dell’alto bacino del Marecchia. Se ne vedono infatti già un paio nel comune di Casteldelci dove sembra siano previsti ulteriori interventi. Sarà tutto secondo le norme, si spera, ma è proprio necessario deturpare quei magnifici luoghi densi di storia e di bellezza? Forse esistono nell’eolico altre soluzioni più compatibili e accettabili. Non è il caso di pensare a queste strutture in modo più attento e lungimirante? E i crinali devono ormai essere occupati da antenne di vario genere e pale eoliche? Energie rinnovabili sì, ma non a scapito del Belpaese che ormai si avvia a diventare ex Belpaese, per eccesso di urbanizzazione e per i rischi del cosiddetto “SbloccaItalia”.

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