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Hotel Mosè. Aia: non è un nostro albergo, Filcams si rivolga ad altri

Provincia

26 agosto 2010, 08:38

in foto: Continuano a tenere banco le polemiche suscitate dal caso dell'hotel Mosè. Polemiche scatenate, questa volta, dalla questione del ricollocamento degli ex dipendenti, alle prese con gravi difficoltà economiche. E ora ci si mette anche un incidente diplomatico, scatenato da un comunicato dell'Aia.

Sulla questione del ricollocamento – alcuni ex dipendenti del Mosè e di altri alberghi in questi giorni si stanno anche rivolgendo alla Caritas per mangiare – c’è stato uno scambio di accuse tra più soggetti.

Il segretario della Filcams, Mauro Rossi, si era lamentato del presunto mancato aiuto dell’Associazione Albergatori per il ricollocamento dei lavoratori. Accuse cui Aia ha risposto, in una nota, sottolineando che è il sindacato a dover fare il suo lavoro e che l’hotel Mosè, insieme ad altri balzati tristemente alle cronache per vicende simili, non è associato all’Aia ma a Confcommercio. Immediata la replica del presidente della Confcommercio Di Angelo, che ha smentito che Costa Romagna faccia parte dell’associazione.

Dal comunicato dell’Aia è, tra l’altro, scaturito un incidente diplomatico, perchè per errore nella nota è stato scritto il nome della catena sotto accusa, chiamandola Costa Hotels: catena alberghiera storica della riviera (di cui fa parte anche l’hotel Mediterraneo di Riccione) i cui vertici sembra non abbiano gradito la citazione errata e hanno annunciato a loro volta un comunicato.

La nota stampa di Aia Rimini

Sul caso Mosè, Il segretario della FILCAMS CGIL Rossi, sulla stampa locale, ieri si lamenta del presunto mancato aiuto dell’Associazione Albergatori per il ricollocamento dei lavoratori. A fronte dell’ennesima affermazione “gratuita”, AIA RIMINI intende chiarire quanto segue:
– È giunto il momento che l’Associazione alla quale sono iscritti i quattro alberghi riminesi (Mosè, Maracaibo, Boom e Zodiaco) del gruppo Costa Hotels (leggi Costa Romagna Hotels ndr) – cioè la Confcommercio – scenda finalmente in campo e faccia il suo dovere responsabile di rappresentanza e di tutela della buona immagine dell’economia turistica di Rimini messa a dura prova dagli incresciosi fatti di questi giorni.

– E’ a questa Associazione, e non all’AIA, che la Filcams deve rivolgersi quando lancia i propri pesanti strali, se vogliamo rispettare le regole della rappresentanza che anche gli infanti della politica conoscono. E’ molto strano, infatti, che pur sapendo tutti a quale Associazione aderiscano questi alberghi, nessuno – FILACAMS compresa – ne abbia mai fatto menzione, continuando a pressare l’Associazione Albergatori come se fosse un Ente pubblico con funzioni di servizi sociali e dovesse tutelare chi – alberghi in questione e lavoratori – dovrebbe trovare supporto e conforto in altri ambiti.

– Per il ricollocamento dei lavoratori, i nostri Uffici Paghe hanno fatto il loro mestiere, ma non è facile trovare posto a fine agosto quando le attività hanno il personale al completo e pensano più a concludere la stagione che a fare nuove assunzioni.

– A proposito, anche qui la domanda si pone spontanea: perché chiedere questo impegno alla sola Associazione Albergatori: perché non ci si è rivolti alla Confcommercio ( con la quale FILCAMS gestisce l’Ente Bilaterale del Turismo, soggetto che tra i suoi compiti ha anche quello di fare incontrare domanda e offerta di lavoro e il sostegno al reddito)? Oppure all’Assessorato Comunale ai servizi sociali o ai Centri Provinciali per l’Iimpiego? Non erano forse i referenti più idonei sul tema del lavoro? Forse non lo è il Sindacato FILCAMS, sindacato dei lavoratori?

– Diamo dunque a Cesare quel che è di Cesare ed ognuno si assuma le sue responsabilità!

– La nostra AIA è, infatti, una rappresentanza prima di tutto imprenditoriale. E di questo ci occupiamo: di rappresentare le imprese associate e, insieme, gli interessi del turismo e dei turisti. E su questo, nella vicenda abbiamo e continuiamo a fare la nostra parte e, senza forse, anche quella degli altri che stanno nel macchione.

– Noi, come AIA, ci siamo fatti carico della questione con rapporti costanti con Comune, Stampa, colleghi albergatori e città in generale, ma non siamo un Ente assistenziale per tutti. Quando leggiamo che l’Associazione Albergatori dovrebbe fare questo e quell’altro, ricordiamo a tutti che siamo un’Associazione che rappresenta i propri soci e non altro. Certo, abbiamo il dovere di tenere alto il valore della Rimini Turistica e lo facciamo con investimenti economici in promozione e anche in opere pubbliche ( Aeroporto, Palacongressi, Stazione di Miramare, etc.), ma non ci si può chiedere di fare anche il lavoro degli altri! Non possiamo essere scambiati, quando fa comodo, per un Ente Pubblico!

– Ad ogni modo, con il nostro consueto senso di responsabilità collettiva ( e non corporativa) su questo di grande drammaticità, stiamo lavorando, per il nostro specifico ambito, con i colleghi albergatori di Torre Pedrera e con Rimini Reservation per trovare, nel caso di chiusura degli hotels assurti al disonore delle cronache, adeguata sistemazione ai turisti indegnamente ivi ospitati. Per questo lavoreremo affinchè a Rimini – e aTorre Pedrera in patricolare- con adeguate campagne informative ( come quella partita nello scorso week end da parte degli operatori di Torre Pedrera) e promozionali sia restituito l’onore turistico perduto a causa di un gruppo di avventurieri che niente ha a che fare con la nostra grande tradizione di ospitalità. Per questo ci impegneremo affinchè tutti coloro che dicono di rappresentare il turismo, non si nascondano quando le cose vanno male ( specie se si tratta di loro associati) ma stiano “ sul pezzo” responsabilmente come è dovere di ogni forza dirigente della città.

– Tanto dovevamo per chiarezza di chi legge le cronache e speriamo che tutti capiscano finalmente il famoso “chi fa che cosa”, primo elementare elemento di ogni lavoro di squadra.

IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE AIA RIMINI

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