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Cronaca Provincia

La violenza in famiglia: abusa di moglie e figlie per 7 anni

In foto: Subivano le attenzioni morbose del padre da almeno 7 anni, in silenzio, probabilmente perché vedevano reagire allo stesso modo anche la madre: ma quando quest’ultima è scoppiata non hanno retto più nemmeno loro. E’ così le ragazzine, di 13 e di 12 anni, hanno raccontato alla donna in lacrime e decisa a sporgere denuncia dopo avere subito l’ennesima violenza sessuale, la loro infanzia d’inferno nel letto del padre.
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lun 8 set 2003 13:37 ~ ultimo agg. 00:00
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La donna, impiegata, ha preso per mano le ragazzine ed è andata a denunciare tutto ai carabinieri di Riccione. Una denuncia quella del 12 agosto che ha fatto partire una indagine velocissima, che si è conclusa sabato con l’arresto dell’uomo, di 40 anni, pugliese e già noto alle forze dell’ordine.
La famiglia si è trasferita in Romagna da meno di cinque anni: dopo essere stato licenziato dalla ditta dove lavorava come muratore, S.R, queste le iniziali del ‘padre padrone’ aveva preso la via ‘dei guadagni veloci’, sembra infatti che si fosse improvvisato spacciatore. Ma le accuse che gli pendono sul capo sono ben più gravi di questioni di droga: lesioni personali aggravate, maltrattamenti in famiglia continuati e violenza sessuale nei confronti di minori di quattordici anni.
Era la sorella maggiore la prediletta: era costretta a subire attenzioni pesanti, a ricambiarle, a guardare con lui film pornografici, a sopportarne la gelosia morbosa… veniva anche pagata, talvolta, alla fine di ogni episodio. Nel corso della perquisizione dell’abitazione è stato sequestrato materiale pornografico anche artigianale, già inviato al Ris di Parma per gli accertamenti, che contiene probabilmente anche materiale pedopornografico.
Fino al giorno dell’arresto le due ragazzine sono state affidate ad una casa famiglia: sono tornate a casa, insieme alla loro mamma, solo da un giorno. Per riprendere la scuola, la vita quotidiana. Le sedute dallo psicologo, che hanno già iniziato, le aiuteranno a farlo.

Il caso eclatante porta alla luce come spesso gli abusi si consumino tra le mura domestiche, proprio in quegli ambienti che nessuno penserebbe a rischio.

“Negli ultimi anni – ha spiegato al nostro microfono Rosa Sicilia, responsabile del Settore Minori del distretto Ausl di Riccione – l’attenzione nei confronti di questi casi è aumentata, ma molte violenze restano sommerse e non è facile coglierne i sintomi”.
Nel distretto dell’Ausl di Rimini solo nel 2002 sono stati segnalati 22 casi. “Non dobbiamo pensare – prosegue la dottoressa Sicilia – che le violenze siano solo nelle famiglie disagiate. Spesso emergono in famiglie all’apparenza normali, famiglie della porta accanto”. Il lavoro che il Settore Minori svolge per prevenire questi drammi è la sensibilizzazione nei confronti degli adulti che stanno più tempo con bambini e adolescenti, in primis gli insegnati. Sono stati attivati corsi specifici per capire i sintomi delle violenze. “Un bambino violentato – spiega Sicilia – presta meno attenzione a scuola, è distratto e il suo rendimento cala all’improvviso. Spesso è un bimbo che si isola, o che mostra sofferenza fisica; in quei casi l’adulto deve entrare in allerta cominciare a prestare maggiore attenzione. E’ importante, però, non fare di tutta l’erba un fascio. Non sempre i bambini che soffrono di disturbi emotivi sono sottoposti a violenze; è necessario avere un atteggiamento critico”. Ma che cosa scatena una violenza così inumana? “Spesso i genitori che abusano dei loro figli sono stati a loro volta vittime. Non hanno superato il trauma, non ne hanno parlato con nessuno e crescendo da aggrediti diventano aggressori. Si può dimenticare una violenza subita durante l’infanzia?.
“Dimenticare è praticamente impossibile. Una rete di sostegno aiuta a guardare con maggiore serenità all’accaduto; un bambino violentato, se seguito, potrà essere un genitore non violento. Sono molte le variabili: l’età della vittima, il tempo in cui la violenza è stata perpetrata. E’ un lutto che resta dentro per sempre; la cosa che si può fare è elaborarlo e riuscire a guardare il genitore come una persone malata”.
Sentiamo la dottoressa Sicilia.

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di Andrea Polazzi   
di Redazione