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Invito a responsabilità

Sadegholvaad: più controlli su movida e fuori scuola per evitare lockdown

In foto: Jamil Sadegholvaad
di Andrea Polazzi   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
lun 12 ott 2020 12:06 ~ ultimo agg. 15:38
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I controlli sulla movida già dal fine settimana si sono fatti più fitti. Ma ancora non basta perché, spiega in un lungo post su facebook l’assessore alla polizia locale di Rimini Jamil Sadeghovaad, per vincere “l’allergia” dei più giovani alla mascherinaci saranno controlli mirati anche fuori dalle scuole“. “Non si può pensare però – aggiunge – che le forze dell’ordine riescano a arrivare ovunque. Come ha detto il Presidente Sergio Mattarella il primo dispositivo di sicurezza è la nostra responsabilità, cioè il rispetto dei provvedimenti essenziali a partire dalla mascherina, perché nessuno vuole tornare alla chiusura delle attività economiche e delle scuole. Uno scenario di questo genere sarebbe più che disastroso, quasi impossibile da recuperare in tempi brevi e con effetti devastanti sul tessuto sociale e economico nazionale per anni“. L’assessore interviene poi sulla manifestazione del prossimo 24 ottobre a Rimini: “quanto di più distante – dice – ci possa essere dalle mie opinioni e mi permetto di dire dal buon senso. Ma in democrazia possono manifestare persino persone che sfiorano il grottesco: lo dice la nostra Costituzione. Però si deve stare alle regole che uno stato democratico si è dato: anche questo scrive la nostra Costituzione“.

L’assessore riconosce poi i meriti dei tanti riminesi e italiani che seguono le regole e invita a “calma, sangue freddo e mascherina“.

Il post di Jamil Sadegholvaad

Calma, sangue freddo, mascherina e…riconosciamo i meriti dei tanti riminesi e italiani che seguono le regole.
La percezione che si sta diffondendo negli ultimi giorni è che ci si stia progressivamente preparando a un nuovo lockdown, analogo a quello della scorsa primavera. Nessuno lo può sapere perché nessuno può immaginare l’evoluzione della diffusione del virus e soprattutto la sua aggressività, vale a dire la necessità di ricovero con la conseguente difficoltà della rete sanitaria e ospedaliera nella gestione.
Oggi la situazione, sebbene in un quadro di preoccupante aumento dei contagi in linea con quello che accade in tutta Europa, appare diversa da quella della fase di marzo e aprile per quanto riguarda i ricoveri in terapia intensiva. E questo è un elemento positivo. Ma è certo che nessuno si può permettere di sottovalutare l’insidia.
Tengo a sottolineare che sto riscontrando un grande senso di responsabilità nella stragrande maggioranza della popolazione adulta. Sabato mattina in centro a Rimini (giornata di mercato) la pressoché totalità delle persone a passeggio indossava la mascherina, così come ieri alle Befane. I controlli da parte delle forze dell’ordine sulla cosiddetta movida si sono fatti più fitti.
Si riscontra una sostanziale “allergia” alla mascherina tra i più giovani, quasi si vergognassero di usarla. E questo non va bene. Non va bene perché oltre alla propria salute mettono a repentaglio in primis quella dei propri genitori e più in generale della comunità in cui vivono.
Ci sono stati e ci saranno controlli mirati, anche in prossimità degli istituti scolastici. Non si può pensare però che le forze dell’ordine riescano a arrivare ovunque. Come ha detto il Presidente Sergio Mattarella il primo dispositivo di sicurezza è la nostra responsabilità, cioè il rispetto dei provvedimenti essenziali a partire dalla mascherina, perché nessuno vuole tornare alla chiusura delle attività economiche e delle scuole. Uno scenario di questo genere sarebbe più che disastroso, quasi impossibile da recuperare in tempi brevi e con effetti devastanti sul tessuto sociale e economico nazionale per anni.
Conosco personalmente esercenti riminesi che in caso di nuovo lockdown con ogni probabilità non aprirebbero più la loro attività commerciale, così come da genitore di una bimba piccola guardo con terrore per il suo presente e il suo futuro a uno scenario di interruzione delle lezioni.
Pochi giorni fa ho incontrato un importante operatore riminese del divertimento, titolare di vari locali da ballo con decine e decine di lavoratori, che da febbraio ha interrotto la sua attività e non ha ricevuto un euro che uno dallo Stato come risarcimento. Dire che sia disperato è poco: possiamo liquidare la cosa facendo ironie o spallucce sull’industria del divertimento o del turismo?
Credo nessuno con un briciolo di intelligenza e di responsabilità può pensare di usare le risorse del Recovery Fund per tamponare ‘in parte corrente’ nuove chiusure totali: sarebbe un nuovo modo di divorare il futuro del Paese e di almeno 3 generazioni di giovani italiani.
Non mi piacciono le tifoserie a prescindere e le ideologie incontestabili. E non mi piace questa polarizzazione fatta di accuse, contraccuse, oscillazioni di colpevolizzazione verso una volta il lavoro autonomo e quindi nei confronti di quello dipendente. Siamo un Paese e dobbiamo uscire da questa situazione come Paese, nella sua interezza. Lo stesso per la nostra città. Il MES va attivato.
Calma, sangue freddo e…mascherina. E responsabilità, responsabilità, responsabilità individuale.
Ci vorrà grande senso di responsabilità anche in chi manifesterà in piazza a Rimini il prossimo 24 ottobre. No vax, no mask, no 5g e chi più ne ha più ne metta. Quanto di più distante ci possa essere dalle mie opinioni e mi permetto di dire dal buon senso. Ma in democrazia possono manifestare persino persone che sfiorano il grottesco: lo dice la nostra Costituzione. Però si deve stare alle regole che uno stato democratico si è dato: anche questo scrive la nostra Costituzione. E se lo Stato impone l’utilizzo delle mascherine e il distanziamento fisico dovranno farne uso anche le persone che parteciperanno a questa manifestazione, perché non è accettabile che venga messa a repentaglio la salute pubblica. E i controlli devono esserci, puntuali e rigorosi. Diversamente saremmo davanti alla dittatura di un manipolo di irresponsabili. Non ce lo possiamo permettere”.

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