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Omicidio Nikolli, condanne a 25 anni. Esclusa premeditazione. Il commento della Lisi

In foto: i soccorsi (Adriapress)
di Redazione   
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lun 27 nov 2017 21:36 ~ ultimo agg. 28 nov 16:15
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La Corte d’Assise di Rimini ha emesso tre condanne per l’omicidio di Petrit Nikolli, 40enne elettricista di origine albanese, avvenuto la notte del 25 maggio del 2016 perché aveva ospitato a Rimini la nipote ventenne fuggita dalla Lombardia e dal marito che la trattava come una schiava. I giurati popolari hanno condannato a 25 anni di carcere, con l’esclusione della premeditazione, il marito Edmond Leci, metalmeccanico albanese di 25 anni, e suo padre Lek Leci, 48 anni. A 23 anni è stato invece condannato il fratello Altin Leci. Alle cinque parti civili costituite in giudizio, 300 mila euro di provvisionale. Per i tre albanesi, la scorsa udienza il pubblico ministero Paola Bonetti aveva chiesto l’ergastolo.
Edmond Leci, con il padre Lek e il fratello maggiore Altin, era partito dalla Lombardia per vendicarsi. Dopo l’omicidio i tre erano tornati a Gorgonzola (Milano), dove la squadra mobile li aveva arrestati. A confessare l’omicidio fu però solo il padre Lek.

(Ansa)


Il commento del vicesindaco Gloria Lisi

Petrit Nikolli sarà ricordato come un uomo generoso, a cui la vita è stata tolta per il solo fatto di aver salvato un’altra vita, quella della nipote, schiacciata sotto il peso della violenza che quotidianamente subiva per mano del suo compagno. Petrit però era soprattutto un marito e un padre di famiglia: per questo all’indomani della sentenza che ha portato alla condannda dei tre autori del delitto consumato nel maggio del 2016, il mio pensiero va a Linda, la moglie di Petrit, la madre dei suoi quattro figli, di cui l’ultimo, Ethan Piero, nato solo dopo l’omicidio. Un bimbo che non conoscerà mai il papà, ma che ha la fortuna di avere come madre una donna straordinaria, forte e coraggiosa, che in questi mesi ha stretto i denti, si è rimboccata le maniche, non si è mai arresa, nonostante sia rimasta vedova con un figlio in grembo e tre da mantenere. Una donna che non ha mai chiesto nulla, ma a cui la comunità riminese ha dato tanto, senza clamore, con quella generosità genuina di cui la nostra città sa essere capace.
Per Linda, per i suoi figli, la sentenza di ieri consente di mettere un punto e di continuare a ricostruirsi una vita nella consapevolezza che giustizia è stata fatta. Ringrazio il Tribunale di Rimini anche per la celerità con cui si è arrivati a sentenza, evitando così il protrarsi di una ulteriore sofferenza.

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