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Zinnanti conosciuto e temuto nel mondo dello spaccio riminese

CronacaRimini

6 settembre 2012, 12:25

Zinnanti conosciuto e temuto nel mondo dello spaccio riminese

In una lunga conferenza stampa gli agenti della squadra mobile di Rimini, con il dirigente Nicola Vitale, e il questore Oreste Capocasa, hanno ricostruito i tre giorni di lavoro ininterrotto per arrivare all’arresto. Mostrato l’arsenale, la droga e i soldi ritrovati nei giorni scorsi nell’appartamento di via Teodorico, un vero e proprio bunker-laboratorio per il confezionamento della droga. Zinnanti era conosciuto e temuto negli ambienti dello spaccio riminese, nonostante avesse appena 22 anni.

Un ruolo che neppure la polizia si aspettava, ma che si è delineato sempre più col passare delle ore. Era temuto tra gli spacciatori, e pare che siano stati in diversi in quell’ambiente a rallegrarsi del suo arresto. Alcuni di loro, dopo non aver pagato qualche dose, avevano ricevuto violente intimidazioni, eppure nessuno aveva mai denunciato nulla alle forze dell’ordine: segno di quanto facesse paura.

Nell’appartamento bunker-laboratorio di via Teodorico (di cui aveva le chiavi la sorella, che per questo è stata arrestata) è stato trovato anche un fucile con l’impugnatura a revolver, modificato per renderlo più agevole da trasportare e occultare. Un’arma molto particolare che agli agenti ha fatto venire in mente l’arma usata qualche settimana fa nell’episodio degli spari al ponte dei Mille contro un gruppo di spacciatori magrebini per un regolamento di conti. L’ipotesi è che ci sia Zinnanti anche dietro quell’episodio.
Nell’appartamento c’era anche una copia del Mein Kampf di Hitler, che lascia pensare alla vicinanza ad ambienti di destra.

Intanto, ci si continua a interroga sull’esatto movente e su cosa sia successo esattamente domenica mattina dopo quell’after hour alla discoteca Classic. Spetterà alla magistratura ricostruire esattamente i fatti, ma il quadro appare abbastanza chiaro agli inquirenti della squadra mobile di Rimini, che hanno condotto le indagini insieme al pm Davide Ercolani. Futili motivi, nientr’altro che questi sarebbero all’origine dell’omicidio.

E’ stato accertato che fuori dalla discoteca Classic Zinnanti aveva avuto un diverbio con un buttafuori che l’aveva allontanato. Forse per vendicarsi di questo sgarro è partito alla volta di Covignano, per recuperare un fucile con cui poi tornare laggiù. Ha chiesto a un tassista abusivo di portarlo in via Acquario, nei pressi della zona dove abita. Ma l’uomo, vedendolo fuori di sé, ha avuto paura (il ragazzo era conosciuto nel mondo delle discoteche). Si è rivolto allora a Bernabini. Di certo i due sono arrivati a Covignano intorno alle 9.50. Appena dieci minuti dopo il 55enne viene colpito a morte, forse perchè, resosi conto che il ragazzo aveva recuperato un’arma, si è rifiutato di riportarlo indietro. Ci sarebbero insomma futili motivi all’origine del gesto. Di lì la folle fuga a piedi. E c’è voluto un po’ perchè il ragazzo si rendesse conto di quello che aveva fatto. Momenti in cui, secondo la polizia, i testimoni, il cui ruolo si è rivelato così importante per la polizia, avrebbero corso un pericolo. “Ha scaricato e ricaricato il fucile” racconta Nicola Vitale, capo della squadra mobile di Rimini. Chi lo ha incrociato quella mattina a Covignano, se avesse provato a fermarlo, probabilmente avrebbe passato dei brutti momenti” .

Tra gli elementi da chiarire, ora, anche il ruolo della famiglia, che lo ha favorito nella latitanza. Una famiglia dalle abitudini modeste ma che, sembra emergere in queste ore, non all’oscuro o succube dei traffici del figlio.

(Newsrimini.it)
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E per l’arresto alla polizia sono arrivati i complimenti da parte del Presidente della Provincia di Rimini, Stefano Vitali, e del Sindaco di Rimini, Andrea Gnassi:
“Riteniamo qualcosa di più che un mero dovere istituzionale rivolgere pubblico plauso e ringraziamento al Signor Questore, Oreste Capocasa, e agli agenti della Polizia di Stato che, in sinergia con la Procura di Rimini, hanno segnato a quanto pare il decisivo punto di svolta nelle indagini sull’efferato omicidio di Leonardo Bernabini. Un fatto di sangue che ha turbato fortemente la popolazione riminese e per la quale era necessario agire nell’inchiesta con decisione e rapidità. Con l’arresto al termine di un’indagine minuziosa e un’azione tempestiva del presunto responsabile del delitto, la Questura di Rimini ha dimostrato ancora una volta la sua competenza, la sua professionalità, la sua affidabilità e la sua conoscenza profonda del territorio. Tutte qualità che contribuiscono a rinsaldare il legame di fiducia tra cittadinanza e Istituzione, elemento fondamentale per la qualità della convivenza civile di un territorio, che- anche in un’estate difficile- hanno saputo tutelare e proteggere tutte le forze dell’ordine di stanza sul territorio riminese”.

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