martedì 11 dicembre 2018
In foto: Il 27 giugno 2001 Rimini fu segnata da un assurdo omicidio. La vittima, un senegalese che si era opposto a un gruppo di balordi. Sarr Samba Diouf aveva compiuto 30 anni da un paio di giorni.
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lun 27 giu 2011 19:31 ~ ultimo agg. 00:00
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Era a Rimini per raccogliere, con piccoli lavori, soldi per la sua famiglia in Senegal. Nelle prime ore di quel mattino era in fila per prendersi una spianata freca di cottura in un forno di via Don Bosco, traversa di via Tripoli, quando arrivò un gruppo di balordi, reduci da una serata su di giri. Erano in quattro, già segnalati alle forze dell’ordine come campanellari, e un paio di loro trovarono da dire col titolare. Samba si intromise, e uno di loro lo freddò a colpi di coltello.
Poi scapparono ma furono rintracciati nel giro di poche ore. L’omicida, un napoletano all’epoca 21enne, fu condannato a 30 anni poi ridotti a 22 in appello. E’ uscito di carcere di recente. Una morte assurda, che all’epoca mobilitò tutta Rimini e finì sulle ribalte nazionali. Ci furono manifestazioni, raccolte di fondi per la famiglia, eventi dedicati a Samba. Anche qualche annuncio di cui poi non si è saputo più niente: l’Amministrazione Comunale parlò ad esempio di una strada intitolata a Samba.
Una tragedia poi finita a lungo nel dimenticatoio, fino a che, quest’anno, la Provincia l’ha ricordata nell’ambito di una serie di iniziative dedicata alla comunità senegalese. Tra le iniziative dell’epoca, pochi giorni dopo l’omicidio, ci fu una fiaccolata sul lungomare, con una grande partecipazione di tutta la città, promossa da associazioni di immigrati, CGIL e ARCI.
E proprio al presidente dell’Arci riminese abbiamo chiesto una riflessione nel decennale della morte di Samba Diouf:
“Si è trattato probabilmente dell’evento più drammatico della storia dell’immigrazione della nostra città, e fu un momento che segnò anche una riconciliazione tra la comunità locale e la comunità senegalese. Un sentimento di vicinanza che non si è poi ripetuto successivamente; un’occasione nella quale ci fu comunque un momento di unione della comunità locale attorno ai valori fondamentali, al valore della vita umana in particolare. Penso possa avere segnato la coscienza di alcuni, se non di tutti”.
Certo meno di una volta, ma oggi a Rimini c’è ancora chi continua a chiamare i senegalesi ”vu cumprà”, con un presunto senso di superiorità. Dimenticandosi troppo presto di quel senegalese che morì perché non accettava l’inciviltà di un
gruppo di italiani.
“Purtroppo – spiega Spaggiari – questo fenomeno dell’abusivismo commerciale continua a travagliare Rimini e porta questa divisione, questo conflitto permanentemente all’attenzione, mettendo invece in secondo piano ciò che ormai è un dato consolidato, la pacifica e serena convivenza di una consistente comunità di immigrati, senegalesi ma non solo, all’interno della vita ordinaria di questa città”.

(Newsrimini.it)

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