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A Riccione 200 delegati per il Congresso nazionale DirCredito

Riccione

13 aprile 2011, 10:32

in foto: Duecento dirigenti si sono riuniti da ieri a Riccione per il 4° Congresso nazionale di DirCredito.

Il resoconto da parte dell’Ufficio Stampa

Al suono dell’inno di Mameli si è aperto a Riccione il IV° Congresso nazionale di DirCredito, a cui partecipano quasi duecento delegati dirigenti, quadri ed espressioni di alte professionalità degli istituti di credito e finanziari che si confrontano su temi di grande attualità.
Ad ascoltare la relazione del segretario generale aggiunto Agostino Cassarà, insieme ai delegati, i dirigenti degli altri sindacati dei bancari, quelli confederali e quelli autonomi. Stefano Bottino rappresentante dell’Abi, l’associazione delle Banche,controparte contrattuale che ha confermato le posizioni negative espresse nei giorni scorsi sia per quanto riguarda il fondo di solidarietà con la lettera inviata ai sindacati Ha parlato di “oneri a carico della banche non più sostenibili. […] L’Abi – ha proseguito – ha dovuto prendere atto che le proposte ricevute da parte dei sindacati non hanno consentito di trovare ad oggi una soluzione condivisa”. Per quanto riguarda il contratto ha ripreso le posizioni molto critiche già espresse sulla piattaforma da parte di Francesco Micheli , che presiede il comitato degli affari sindacali e del lavoro, capo delegazione dell’Abi alla trattativa.
Immediata è arrivata la risposta di tutte organizzazioni sindacali del credito che sono intervenute al Congresso.
Fabi, Fisac Cgil, Fiba Cisl, Uilca Uil, Ugl Credito hanno respinto le posizioni espresse dall’Abi ricordando le posizioni più volte espresse dai sindacati rispetto alla possibilità di ricercare una soluzione condivisa.
Cassarà nella relazione aveva tratteggiato un’ampia panoramica della crisi internazionale, della tempesta finanziaria innescata dalla crisi dei mutui subprime americani che ha travolto i listini di mezzo mondo, bruciando molte centinaia di miliardi di euro, yen e sterline sull’altare della globalizzazione e della cosiddetta finanza
creativa. I ceti popolari e i ceti medi hanno pagato un prezzo alto per la crisi “torchiati dall’aumento dei prezzi, spremuti come limoni dalla abnorme pressione fiscale e parafiscale. […] Occorre cambiare il modo di intendere il lavoro allo scopo di pervenire ad un miglioramento dei redditi reali, attraverso la crescita della qualità del nostro paese, delle sue reti materiali ed immateriali, del suo stato sociale, della competitività e produttività
delle imprese. Dalle relazioni industriali al rinnovo del contratto nazionale di Lavoro di cui ha ribadito il valore, alla proposta di azionariato dei dipendenti e una loro rappresentanza nei Consigli di amministrazione o nel Collegio sindacale, dalla difesa dell’occupazione al lavoro dei giovani, al Fondo di solidarietà, contro la precarietà, infine il rapporto con le Confederazioni, il rafforzamento di Dir Credito e il rinnovamento del gruppo
dirigente: questi i passaggi della relazione con la quale Cassarà conclude il suo mandato.”

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