martedì 21 maggio 2019
In foto: Nella seduta di oggi la Giunta Comunale di Rimini si pronuncerà sulla futura destinazione della famiglia rom insediatasi a Corpolò. Continua intanto la polemica con l’amministrazione comunale di Santarcangelo, che protesta contro il probabile arrivo della famiglia in via Savina, in un terreno ai confini fra i due Comuni.
Il caso della famiglia rom insediatasi a Corpolò saliva alla ribalta delle cronache riminesi un mese fa. Un mese di proteste, polemiche, dibattiti e ultimatum che ripercorriamo:
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mar 28 ago 2001 12:50 ~ ultimo agg. 00:00
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Dopo un inizio d’estate segnato dalle morti del finlandese Pauli Jakko Hirvi, travolto da una Porsche pirata, e del senegalese Samba Diouf, ucciso da una banda di balordi, forse a Rimini ci si aspettava un agosto più tranquillo. E invece un mese fa a scuotere l’estate riminese è arrivato il caso di una famiglia rom arrivata con la propria roulotte su un terreno di Corpolò.
A vendere il terreno alla famiglia è stato l’Istituto per il sostentamento del clero, in un’operazione che ha fatto seguito al progetto di smantellamento del campo nomadi di via Portogallo promosso lo scorso anno dall’assessore ai Servizi Sociali, Stefano Vitali.
La protesta degli abitanti, sulla spinta del comitato ‘La Frazione’ guidato da Mario Di Spirito, non si fa attendere e il 30 luglio si tiene la prima riunione. ‘Ci trattano come il Bronx di Rimini’ denunciano i corpolesi, e parte una raccolta di firme per chiedere all’amministrazione di risolvere il problema nomadi. Il Comune si prende 10 giorni per trovare una nuova soluzione, ma i toni non si placano e l’assessore Vitali presenta le dimissioni.
La famiglia, esasperata, prova a far sentire la sua voce: ‘Non siamo degli animali’ afferma la madre Zinetta, mentre si succedono le prese di posizione. Cesare Mangianti di Rifondazione Comunista accusa di razzismo i corpolesi, che subito ribattono, e anche le associazioni cattoliche riminesi presentano un loro documento sulla vicenda.
Il 13 agosto Vitali incontra Ravaioli e ritira le dimissioni, poi in serata il primo cittadino riminese partecipa a un incontro pubblico a Corpolò. Il clima rimane teso e alla fine dell’incontro arriva l’ultimatum dei corpolesi: ‘O i nomadi se ne vanno, o blocchiamo la Marecchiese’. La vigilia di Ferragosto interviene anche il Vescovo di Rimini, che in una lettera a don Nicola Spadoni, parroco di Corpolò, invita i corpolesi a comportarsi come il Buon Samaritano.
Il 17 agosto il vicesindaco Melucci incontra i rappresentanti del comitato ‘La Frazione’; l’accordo non si trova ed è confermata la protesta. Il giorno dopo circa 140 corpolesi marciano in bicicletta lungo la Marecchiese fino a piazza Cavour, dove una loro delegazione incontra Ravaioli e Melucci. Viene coinvolto anche il Quartiere 4, e il 20 agosto il presidente del Quartiere Lino Vici, insieme ad alcuni consiglieri comunali e a rappresentanti del comitato, visita un terreno in via Savina ritenuto idoneo.
Il 21 arriva un nuovo comunicato de ‘La Frazione’, che scopre la sua vocazione politica proponendo di formare un comitato di tutti i comitati riminesi e minacciando la secessione di Corpolò da Rimini. La polemica però si sposta su un altro fronte: a protestare questa volta è il Comune di Santarcangelo, che confina con il terreno in via Savina. Il resto è storia di oggi.

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