giovedì 24 ottobre 2019
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La risposta del sindaco

Gnassi: da Biagini illazioni facilmente confutabili. E avanza un sospetto

In foto: Andrea Gnassi e Roberto Biagini
di Redazione   
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gio 19 set 2019 18:29 ~ ultimo agg. 20 set 12:00
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Quelle di Biagini sono illazioni facilmente confutabili. Il sindaco Andrea Gnassi non ci sta e a poche ore dalla conferenza stampa in cui l’ex assessore ha diffuso gli atti relativi all’inchiesta Acquarena – Tecnopolo e ha ripercorso gli eventi del 2016 (vedi notizia), dice la sua. Soffermandosi sulle vicende di carattere politico: Biagini ha infatti addebitato all’esposto presentato sugli appalti, la sua mancata candidatura alle amministrative 2016.

Come tutti sanno – scrive Gnassi – la sua candidatura nella lista del Partito democratico per il Consiglio comunale fu messa da parte perché allora si fissò un criterio generale e cioè nessuno degli assessori uscenti si sarebbe candidato con il PD. Anzi, il Partito Democratico stesso per promuovere il ricambio generazionale sostenne anche il criterio del ‘No’ al terzo mandato“.

Io stesso – ricorda il primo cittadino – per il lavoro da fare e i principi politici da osservare, proposi a Biagini, e uscii pubblicamente, la sua conferma nella nuova Giunta, dato che la Giunta stessa spetta al sindaco e non è sottoposta ai criteri dei partiti“. “Alla proposta – prosegue – ricevetti come risposta polemiche unilaterali e relative insinuazioni a mezzo stampa legate a inchieste ed esposto“.

Gnassi si dice d’accordo con Biagini “sul fatto che si debba assolutamente evitare qualsivoglia comportamento omertoso o poco trasparente di fronte a qualunque fatto o persona” ma “dovremmo evitare il sospetto, anche il più vago, di utilizzare fatti al vaglio della Magistratura per scopi altri e personali“. “E ripercorrendo la vicenda candidature 2016 – conclude – resta il sospetto che prima delle indagini e di eventuali giudizi della Magistratura, si volesse semplicemente far saltare il banco. Per la propria candidatura?

La nota integrale di Andrea Gnassi

Solo una riflessione circa le illazioni di Roberto Biagini, facilmente confutabili dando una scorsa alle rassegne stampa di inizio 2016. Come tutti sanno la sua candidatura nella lista del Partito democratico per il Consiglio comunale fu messa da parte perché allora si fissò un criterio generale e cioè nessuno degli assessori uscenti si sarebbe candidato con il PD. Anzi, il Partito Democratico stesso per promuovere il ricambio generazionale sostenne anche il criterio del ‘No’ al terzo mandato. Furono coinvolti in questo processo anche i consiglieri Pironi, Gallo, Allegrini. Come comprensibile ci furono tensioni che videro anche fuoriuscite dal PD e approdi in altre liste, ma rimasero nell’ambito della dialettica, seppur forte, politica. Ai vertici del PD di allora si pose il tema di tenere fermi questi criteri, altrimenti sarebbe saltato ogni disegno politico di rinnovamento, ricambio generazionale e apertura alla società civile, liste comprese. Io stesso tra l’altro per il lavoro da fare e i principi politici da osservare, proposi a Biagini e uscii pubblicamente per la sua conferma nella nuova Giunta, dato che la Giunta stessa spetta al sindaco e non è sottoposta ai criteri dei partiti. Già questo basterebbe per, politicamente, confutare alla radice la ‘narrazione’ che Biagini ha proposto di sé in questi anni; quella di una persona esclusa dalla lista per il PD per una segnalazione fatta. Di questo peraltro né la Giunta né il sindaco né il responsabile comunale del piano anti corruzione ne erano a conoscenza perché nessuno ebbe segnalazioni o elementi di alcunché. E d’altra parte per dovere civico e dovere d’ufficio , come hanno fatto e continuano a fare sindaco, vice sindaco, giunta, dirigenti, direttore generale, organo anti corruzione, vige una sola regola: ‘se c’è qualsiasi cosa, vai in Procura’. Detto ciò, alla proposta di essere confermato in Giunta, ricevetti come risposta polemiche unilaterali e relative insinuazioni a mezzo stampa legate a inchieste e esposto.

Su un punto sono d’accordo con Biagini. Sul fatto cioè che si debba assolutamente evitare qualsivoglia comportamento omertoso o poco trasparente di fronte a qualunque fatto o persona. Vale per il sindaco, per gli assessori, il direttore, generale, i dirigenti e qualsiasi dipendente comunale.

Ma sono altrettanto convinto nell’affermare che tutti, nessuno escluso, dovremmo evitare il sospetto, anche il più vago, di utilizzare fatti al vaglio della Magistratura per scopi altri e personali. E ripercorrendo la vicenda candidature 2016, che coinvolse partiti, coalizione, centinaia di persone e potenziali candidature, resta il sospetto che prima delle indagini e di eventuali giudizi della Magistratura, si volesse semplicemente far saltare il banco. Per la propria candidatura?

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