mercoledì 16 ottobre 2019
menu
In foto: Sergio Cingolani e Giorgio Grassi
di Roberto Bonfantini   
Tempo di lettura lettura: 7 minuti Visualizzazioni 6.455 visite
mer 29 mag 2019 11:20 ~ ultimo agg. 30 mag 19:16
Print Friendly, PDF & Email
Tempo di lettura 7 min Visualizzazioni 6.455
Print Friendly, PDF & Email

Cosa bolle in pentola in casa biancorossa? Dopo la salvezza conquistata sul campo, grazie al 2-0 nel match di ritorno dei play out con la Virtus Verona, per il presidente del Rimini FC, Giorgio Grassi, è il momento di fare il bilancio sulla stagione appena conclusa.

Per questo il numero uno del sodalizio biancorosso ha convocato un incontro con gli organi d’informazione, trasmesso in diretta su Icaro 211 e in streaming sulla pagina Facebook Icaro Sport.

La conferenza stampa sarà trasmessa in replica su Icaro TV (canale 91) e in streaming su icaro.tv questa sera alle 20:35 e alle 23:00.

“Per me è una giornata bella perché sono convinto che dopo 34 mesi abbiamo raggiunto risultati forse insperati quando avevamo cominciato – attacca Giorgio Grassi -. La prima sensazione domenica, per la salvezza, non è stata di gioia, ma di sollievo. Rispetto all’annunciato 5 maggio cambierei data: è più un 25 aprile. Ringrazio la squadra, perché alla fine chi ha vinto è la squadra, con i ragazzi che sono stati traumatizzati e sballottati: quattro allenatori e gente che andava e veniva; nelle ultime otto partite si sono ritrovati, e qui dico grazie a Petrone, che ha guidato il gruppo verso il traguardo. Il terzo ringraziamento è ai ragazzi della Casa Betania di Coriano, che fa parte della Papa Giovanni XXIII: è una casa che frequento da tre mesi e in un momento difficile mi hanno dato molto anche per uscire da un contesto sportivo che mi faceva male. Dico grazie a Fiorenzo, Gustavo, Marino, Valerio, Nicola…. Il lunedì ho festeggiato solo con loro, con una pizzata: mi avevano pronosticato il 2-0. Questi ragazzi, che vengono da vite complicate, mi hanno insegnato dei valori e io li ringrazio. Uno di loro mi ha detto: “erano nove anni che non mangiano una pizza al piatto”. Scusate se mi sono commosso!”.

Grassi legge poi un post pubblicato da un tifoso su Facebook che parla di fallimento del progetto Rimini Football Club. “Tutte le cose che sono state dette fanno parte della discussione continua: tutto quello sopra è quello che ha reso più difficile la stagione. Io non starò qui un secondo di più se verrà qualcuno, che non sia uno “scappato di casa” o il primo venuto perché se non ci sono garanzie la Lega non omologa il passaggio di quote. Se voglio vendere al primo che passa ci metto dieci minuti. Bisogna vendere a proposte o società, cosa che finora non si è verificata, pronte a subentrare prima di tutto in una fideiussione di 350mila euro. Noi siamo l’unica società in Italia che presenta in Italia relazioni e bilanci, perché non lo fanno anche gli altri? Non lo fa nessuno. Sapete che la C è un bagno di sangue. A quanto pare però c’è la corsa per venire qui a Rimini a portare i soldi. Vi ricordate della fine che hanno fatto gli umbri, compagnia cantante che doveva portare il Rimini in B, più i nostri vicini di “oltre Adriatico”? Vi ricordate qualcuno di questi, che fine hanno fatto?”

Il presidente del Rimini conferma di aver parlato con l’imprenditore Alfredo Rota, con aziende nel settore dei servizi. “È vero che ho incontrato Rota, ma non abbiamo parlato ancora di nulla. Dobbiamo vederci. Tra parlare e arrivare a qualcosa ci vuole del tempo”.

Sulla stagione appena conclusa e sul futuro. “Nel nostro caso ci sono stati errori di inesperienza che hanno inciso. Dobbiamo capire che tipo di progetto possiamo portare avanti quando abbiamo una tifoseria ridotta all’osso: c’erano 1.700 spettatori per i play out. Non credo che nel breve si possa arrivare a 3mila persone. Gli incassi daranno sempre molto poco e credo che su quel versante ci sia poco da spendere. Occorre che ci sia più marketing e più sensibilizzazione nelle aziende. Il punto è cosa posso raccontare io che metto soldi, metto tempo, sottraggo risorse alla mia azienda e alla famiglia, e questa è soprattutto una scelta in ordine a cosa mi aspetterei io dal calcio a Rimini. Anche per essere in pace con la coscienza. Abbiamo detto che era importante coinvolgere la città anche per progetti di solidarietà, abbiamo avuto un ministro per la solidarietà. Le associazioni sono state contente, ma da questo punto di vista non abbiamo portato nulla. Io personalmente non ho un rapporto con la tifoseria accesa dalla partita di San Piero in Bagno del 9 settembre 2016. Noi dobbiamo sapere quali sono i limiti entro i quali una tifoseria deve agire. Non faremo una squadra meno competitiva di quest’anno, ma perché non ci sarebbe nessun motivo per fare una squadra più scarsa. A Verona non è sopportabile che già durante il riscaldamento la propria squadra venga infangata. Non va bene che a fine partita domenica qualcuno ha detto “non ci meritate””.

Grassi continua… “Poi ci sono le cose più brutte: io sarò molto felice di andarmene dopo tre anni. Io non so se sia vero, mi auguro che non sia vero, ma pare che al momento dell’infortunio di Variola, quando veniva portato fuori in barella, qualcuno dicesse: “spero ti sia fatto male sul serio”. Siamo tutti responsabili perché non siamo capaci di vivere neanche questi momenti. Io non mi chiamo fuori: la colpa è mia perché questa cosa non sarebbe dovuta  succedere. Il linciaggio di Volpe non ha giustificazioni. Quando lo chiamavo alle 11 di sera piangeva. Su Volpe abbiamo investito anche un sacco di soldi. La caccia ad un 21enne non si fa. Cosa abbiamo ottenuto: che Volpe non è stato più in grado di giocare. Tutti gli allenatori lo hanno fatto giocare tranne Petrone. Finché uno gioca va sostenuto e qui non c’è cultura, non c’è futuro. Mi auguro che qualcuno prenda la baracca, così posso scappare. Il calcio così non può farlo nessuno. Avevo detto tre anni fa: non prendiamo multe. Ne abbiamo prese per 6.500 euro. +++È un tema che dobbiamo affrontare, dobbiamo cambiare atteggiamento. Secondo voi cosa facevano duecento poliziotti al “Romeo Neri” domenica? Ma perché? Vuol dire che abbiamo perso tutti, che abbiamo fallito. Non possiamo fare calcio”.

Per Grassi il problema in questo momento è fuori dal rettangolo di gioco. Non è il problema dell’allestimento della squadra che mi preoccupa, penso che faremo meglio. L’unica cosa che devo fare è vedere se ci sono le condizioni per vendere o per andare avanti. Quello che io devo sistemare sono altre cose. Entro il 24 noi dobbiamo aver presentato tutto e saremo pronti. Quello che devo chiarire è se in città ci sia l’interesse, anche con quote sostenibili, di aiutare il Rimini. Io ho fatto un sacrificio per la C, ma sembra che la C non interessi a nessuno”.

Quasi fatta per il direttore sportivo, anche se il presidente biancorosso non si sbottona. Per il direttore sportivo sono abbastanza vicino. Voi mi portate ancora sul maledetto calcio. Io le cose che faccio le faccio bene, ho interessi nella mia vita infinitamente più belli del calcio. Qual è la soluzione? La mia soluzione è che ciascuno faccia le cose giuste e si assuma le sue responsabilità”.

Piazza pulita in casa Rimini FC. Ho chiesto a tutti i dipendenti della società di dare le dimissioni perché voglio le mani libere. Io sto già lavorando per la prossima stagione. Quest’anno, 2018/’19, lo considero un fallimento. I calciatori hanno contratti annuali e quelli vanno a scadenza, i biennali vanno a scadenza (sono 14-15) e non lascerò neanche a chi dovesse subentrare questo problema. Se rimango ci sarà un programma già strutturato. Il 1 luglio aprirò la campagna abbonamenti e dirò: “signori, il calcio interessa o no?” Se la gente non crede in quello che ho fatto finora e in quello che farò, ma perché lo devo fare”.

Smentito l’interesse di un gruppo di imprenditori napoletani impegnati nel ramo della fabbricazione di pianali. “Non so nulla. Ho fatto pranzi e cene a decine in questi tre anni, ma di concreto niente”.

Grassi si sofferma poi sul capitolo Vincenzo Bellavista. “Voi sapete che ho una grandissima stima per Bellavista: credo sia stato il più grande presidente del Rimini. Era in una società che era in salute e faceva investimenti floridi. Non ho mai negato che avrei voluto avere i suoi mezzi e magari vivere i suoi tempi. Quando abbiamo giocato a Savignano siamo andati a portare un mazzo di fiori sulla sua tomba con Santarini, in accordo con la moglie. Lo abbiamo ricordato in questi giorni. Inoltre parliamo di una persona che è morta e alla quale dobbiamo tutti rispetto. Rispondo anche al fatto che io mi sarei allontanato durante il coro dei tifosi (“C’è solo un presidente!”, ndr). Io ho vissuto il primo tempo molto carico, ho anche esultato. Nell’intervallo sono andato a camminare fuori ed ero molto molto nervoso. Non avrei retto: il secondo tempo con il vantaggio di 2-0 ti dà una tranquillità, ma in caso di gol si sarebbe scatenato l’inferno. E me ne sono andato. Quello che dico cercate di valutarlo nella sua consequenzialità e anche fuori dalla reazione motiva e istintiva. Vi chiedo se sia giusto a partita in corso, quando ci si gioca la vita, inneggiare i morti quando poi dall’altra parte si umiliano i vivi. Immaginate la reazione di chi è in campo, che pensa: “abbiamo un presidente che è una m….” Ricordiamo gli antichi fasti però noi siamo una piccola cosa. Qualcuno può avere pensato che quel coro in quel momento fosse inopportuno? Magari se fosse stato intonato all’inizio della partita avremmo fatto tutti un bell’applauso. Quando esaltiamo i morti io penso che vogliamo umiliare i vivi. Io ho imparato a mie spese che spesso ci sono persone che piangono calde lacrime sui morti per i… i vivi. Io non sarò mai Bellavista e non faccio le gare con nessuno“.

Qual è il fine di questa conferenza stampa? “Purtroppo l’informazione a Rimini è rimasta indietro: non dedicate energie a fare ricerca, a raccontare il calcio. L’informazione su internet vi ha bruciato la notizia e la mattina quando compro il giornale le notizie io le ho già masticate. Siamo distanti, non ci capiamo, ci capiamo poco. Io me ne andrò e non riusciremo a capirci”.

Bilancio positivo per il settore giovanile. “Il settore giovanile va avanti, stiamo andando molto forte. In questo momento ce la giochiamo con il Cesena e altre squadre di spessore. Siamo molto contenti. Mi sarebbe dispiaciuto retrocedere anche per loro, perché ci sarebbero state ripercussioni negative per i più giovani. In questi tre anni non ho rimpianti”.

Cos’ha detto al tecnico Mario Petrone? “Le cose che dico a Petrone sono quelle che dico anche a voi. Non sono un vittimista nella vita, ma sento una grande sfiducia nei miei confronti. C’è gente che con me non parla, ho anche chiesto incontri e non mi sono stati concessi. Credo che se andassi via non dispiacerebbe a molti. Io sono obbligato ad andare avanti per un dovere di responsabilità verso chi mi ha detto “prendi te il Rimini”. E vado fino in fondo. Lascerò nel momento in cui sarò convinto che chi arriverà andrà avanti come faccio io. Non vedo motivo di chiudere. Io sono moralmente impegnato ad andare avanti e a consentire a questa città di giocare questo campionato. Vorrei capire dal 1 di luglio se questo campionato interessa o non interessa. Io mi sento impegnato finché ci sono le condizioni. Io l’ho sempre detto: per un imprenditore nelle mie condizioni è difficile fare calcio da solo”.

Sulla manutenzione del manto erboso del “Romeo Neri”. “Io credo che per il campo si farà quello che si potrà fare. La prossima stagione andremo ad allenarci a Misano, sul campo che ho costruito io con un fondo più morbido, e andremo a Spadarolo sull’erba”.

È il momento di chiudere, dopo un’ora e 11 minuti. “Devo andare a pranzo con Petrone. In chiusura dico semplicemente che io ho la coscienza a posto”.

Notizie correlate
di Roberto Bonfantini   
di Redazione   
Meteo Rimini
Previsioni Emilia Romagna