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Il due volte finalista del Premio Strega Fabio Geda ospite del Lions club Rimini Riccione host

CulturaRimini

21 marzo 2018, 19:17

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in foto: Lo scrittore Fabio Geda al Lions

Ospite martedì sera al Lions club Rimini Riccione host lo scrittore Fabio Geda, due volte finalista del Premio Strega con il suo libro d’esordio, “Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani” (2007), giudicato Miglior Esordio dalla redazione di Radio Tre Fahrenheit, e con “Nel mare ci sono i coccodrilli” (2010), che lo ha consacrato: oltre 400mila copie vendute in Italia e traduzione per altri 28 Paesi, proclamato Libro dell’anno dagli ascoltatori di Radio Tre Fahrenheit.

“Il Premio Strega è un bel giro di giostra, un momento prestigioso in cui si chiacchiera con i colleghi, si incontra il pubblico e che ti regala una buona visibilità – attacca Fabio Geda -. Non è che io dia grande considerazione ai premi nel senso che hanno come obiettivo proprio quello di farti avere visibilità e di far emergere la produzione migliore dell’anno. Il fatto che i miei libri siano stati considerati tra i migliori di quell’anno mi rende comunque orgoglioso”.

Con una laurea in Scienze della Comunicazione nel cassetto, si è dedicato al disagio minorile, lavorando per dieci anni come educatore presso i servizi sociali. Quanto c’è di questa esperienza nella sua scrittura?
“C’è un filo rosso enorme tra il mio lavoro precedente e questo. La parola che cuce è “ascolto”: il lavoro educativo è fatto soprattutto di ascolto e l’ascolo è alla base dei romanzi che scrivo, nel senso che mi pongo rispetto alla storia come fossi in ascolto, non come un dio sadico che getta i propri personaggi nel fango, ma come uno che svela una verità preesistente”.

I suoi romanzi trattano temi di grande attualità: profughi, precariato, matrimoni in crisi…
“L’attualità entra prepotentemente nei miei libri – è sempre Geda a parlare – perché noi autori siamo un po’ come radar che captano dei segnali e li trasformano in storia”.

C’è una componente autobiografica nei suoi romanzi?
“Da un lato tutti i libri sono autobiografici: nascono da ciò che uno scrittore sa, ognuno scrive ciò che sa, quello che conosce. Se per autobiografico intendiamo invece fatti successi direttamente a me direi di no. C’è un solo libro, il mio secondo romanzo, “L’esatta sequenza dei gesti”, ambientato in una comunità per minori, che fa riferimento alle mie esperienze”.

Nell’ottobre 2015 ha avviato, insieme a Marco Magnone, un progetto per la pubblicazione di una saga per ragazzi intitolata Berlin, che prevede la pubblicazione di sette libri, uno ogni sei mesi. Qual è la difficoltà nello scrivere una saga rispetto ad un singolo romanzo?
“Devi aver fatto un grosso lavoro prima, devi aver preparato molto bene tutto il progetto. Una saga la puoi affrontare solo se parti con largo anticipo e ragioni con la storia molto prima di cominciare a scrivere. Il rischio di dimenticarti qualcosa o perderti dei pezzi è molto alto: se ti ritrovi nel quarto libro ad accorgerti che nel secondo manca qualcosa è un problema. Io e Marco, il coautore, abbiamo passato circa un anno a ragionare sulla storia prima ancora di scriverla”.

C’è un suo romanzo a cui si sente particolarmente legato?
“Credo che “L’esatta sequenza dei gesti” sia tra i miei romanzi l’unico che non potrei più scrivere. Lo scrissi appena smisi di fare l’educatore. Adesso l’esperienza si è diluita nella mia memoria, quindi credo di poter dire che quel romanzo sia quello a cui sono più legato”.

E i libri che preferisce tra quelli scritti da altri autori?
“Non ho un libro preferito, non ne ho perlomeno solo uno, anche perché cambiano a seconda delle fasi della vita. Alle elementari mi piaceva molto “Il giornalino di Gian Burrasca”, ai tempi di medie e superiori credo alcuni romanzi di Stephen King siano stati i più impattanti a quell’età, il mio primo romanzo è stato scritto dopo aver letto un libro che io ho amato moltissimo, “Molto forte, incredibilmente vicino” di Safran Foer. Il libro che tengo sul comodino è la raccolta di racconti di Flannery O’Connor pubblicata da Bombiani”.

Qual è il suo legame con Rimini?
“Sono venuto moltissime volte al festival “Mare di Libri”, che è il mio legame fondamentale con Rimini”.

Roberto Bonfantini

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