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Il Lions club Rimini Riccione host al “Malatesta” con Luigi Cremona

CulturaRimini

18 marzo 2018, 07:40

cremona

in foto: Luigi Cremona e Grazia Urbini, presidente del Lions club Rimini Riccione host

La ristorazione italiana punta alle “stelle”: è la sintesi assoluta dell’interessante relazione di Luigi Cremona, uno dei critici gastronomici più autorevoli ed amati d’Italia, figura di riferimento del meeting Lions club Rimini Riccione Host, che il presidente Grazia Urbini ha voluto ospitare all’IPSSEOA “Sigismondo Pandolfo Malatesta”, fucina dell’alta formazione per enogastronomia, servizi di sala e vendita.

Nel fare una sintesi dell’ampio excursus storico-gastronomico che copre l’ultimo secolo, durante il quale ha preso corpo il concetto di ristorazione, Luigi Cremona ha spiegato come la stagione italiana della ristorazione abbia rilevanza significativa solo dalla fine degli anni Ottanta, mentre in Francia, dove tutto il movimento gastronomico ha preso vita, i primi vagiti risalgono all’anno 1900, quando la Michelin pubblicò per la prima volta una guida dedicata ai pochi automobilisti di quel periodo per indicare le officine di riparazione e manutenzione a sostegno dei loro più che avventurosi viaggi. Poi, pensando in maniera lungimirante agli spostamenti delle persone, aggiunsero luoghi di ristoro e di riposo ed a compimento di questa lodevole iniziativa introdussero le valutazioni qualitative: “una stella” a quei locali nei quali meritava fermarsi se incontrati lungo la strada; “due stelle” a quelli per i quali valeva la pena fare una deviazione dal proprio percorso; “tre stelle” a quelli per i quali valeva la pena organizzare un viaggio specifico.

Nel nostro Paese il movimento gastronomico nazionale invece stentava a decollare e, ad esclusione di sporadici quanto eccellenti interventi mediatici di Luigi Veronelli, che negli anni ’70 iniziò a parlare di cucina italiana e ristorazione, tutto rimase sopito e lasciato alla buona volontà di chi amava la buona cucina e intendeva offrire qualità coinvolgendo al massimo la propria famiglia nella produzione e nel servizio.
Il salto di qualità avvenne nei primi anni Novanta, quando la comunicazione mediatica prese coscienza della cucina e della ristorazione portando l’alta professionalità nelle case degli italiani attraverso la trasmissione “La prova del cuoco”, aprendo ad ogni livello sociale il mondo della ristorazione moderna e professionale mentre il canale televisivo tematico “Gambero Rosso” si rivolgeva già da tempo ad un pubblico più elitario.

Ora abbiamo già superato il fatidico livello 2.0 e si guarda più avanti perché la filiera della ristorazione e dell’alta qualità dell’offerta coinvolge tutti i soggetti a partire dalla coltivazione e dall’allevamento per terminare con il gradimento del cliente che si vede servire il piatto sul tavolo, dove non sono mai trascurati la cura estetica del piatto stesso, dell’ambiente e la qualità del servizio.

In conclusione è fondamentale che ad ogni livello, dalla piccola impresa familiare fino alla grande ristorazione di massa, sia garantita le necessaria cultura frutto della formazione, di studio approfondito, della ricerca e della sperimentazione. Solo controllando accuratamente l’intero processo e senza lasciare nulla al caso sarà possibile fornire cultura nella ristorazione moderna con qualità e professionalità, fare impresa e, dulcis in fundo, poiché la qualità e la cortesia si pagano volentieri, ottenere il giusto compenso per tutti.

Redazione Newsrimini

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