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di Redazione   
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gio 8 set 2016 13:47 ~ ultimo agg. 9 set 10:27
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I ritrovamenti che avvengono lungo il corso dei lavori vengono esaminati di concerto con la Sovrintendenza per concertare il modo migliore di valorizzarli come già avvenuto per il Fulgor o il teatro Galli. Così l’Amministrazione Comunale di Rimini interviene dopo il ritrovamento di reperti riconducibili ad una necropoli del primo secolo nell’area destinata alla parte residenziale e commerciale del comparto Acqua Arena in via Simonini (vedi notizia). L’intenzione di non sottovalutare la ricchezza di reperti nel sottosuolo – spiega l’Amministrazione – è confermata dalle numerose analisi archeologiche svolte in via preliminare e dalla presenza costante di geologi e archeologi.


 

La dichiarazione dell’Amministrazione Comunale:

“Che Rimini abbia una storia sepolta nel suo sottosuolo è un fatto che, nel tempo, ha avuto innumerevoli prove: ne sono conferma anche i recenti ritrovamenti emersi durante i lavori in corso in via Simonini, che hanno portato alla luce reperti di età imperiale attualmente al vaglio della Soprintendenza.

Nasce proprio dalla consapevolezza della ricchezza della nostra storia e dalla volontà di valorizzarla, la decisione di seguire con minuziosità e attenzione i cantieri attualmente in corso, con il presidio costante e competente della Soprintendenza.

Ricordiamo che, prima dell’avvio dei lavori, nell’area del comparto ex Palacongressi era stata eseguita un’accurata campagna di indagine archeologica da parte di ditte specializzate per verificare la consistenza di eventuali stratificazioni ancora conservate nel sottosuolo. La Soprintendenza aveva quindi effettuato circa 40 carotaggi, che hanno portato ad escludere scoperte archeologiche di rilievo.

L’area interessata dalla realizzazione del comparto commerciale–residenziale privato dove sono stati effettuati gli ultimi rilievi è quotidianamente sorvegliata dagli archeologi e dai geologi, sotto la direzione della stessa Soprintendenza, proprio allo scopo di verificare l’eventuale presenza di reperti e tutelare quindi eventuali ritrovamenti di rilievo. Una modalità di monitoraggio accurata e minuziosa che, come dimostrano i recenti ritrovamenti, consente alla Soprintendenza di intervenire in maniera immediata e di poter quindi approfondire l’entità e il valore dei reperti emersi. Così come è stato per altre opere in corso che hanno comportato importanti scavi – come è stato ad esempio il Fulgor o il teatro Galli – il sopravvenire di scoperte archeologiche di qualsiasi entità saranno raccolte, esaminate e valutate di concerto con la Soprintendenza, per poterle valorizzare con gli strumenti più idonei, portando avanti di pari passo le opere progettate e in corso”.

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