15 novembre 2018

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Il falco protetto e il bambino profugo

Il Falco è arrivato sull’Isola dalla Tunisia, appoggiato al braccio del suo compagno di viaggio (nonché proprietario ed addestratore), un pò provato ma in buona salute. Il bambino, un fagotto di tre mesi, è sbarcato a Lampedusa il 6 agosto, insieme ai genitori, al fratellino di 16 mesi e alla sorella di 7 anni.

Omar, il bambino, scappava con la famiglia dalla guerra in Libia, la terra dove i suoi genitori avevano deciso di rifugiarsi dopo essere fuggiti dal Darfur e dal Ciad. Ci sono vite e famiglie, che non fanno che scappare. Soffrire e scappare. Omar ha navigato 50 ore prima di approdare sull’Isola e nel viaggio ha visto 300 tra uomini e donne pregare ed imprecare, ha visto corpi incastrati e calpestati e ha visto il sangue. Ha visto accoltellare il padre e ha visto i suoi aggressori tentare di ucciderlo con pugni e lame fino a quando un elicottero non ha illuminato la barca e uomini in divisa li hanno condotti in salvo.

Il Falco è di specie protetta, Falco pellegrino. Un rapace fiero e prezioso e perfettamente addestrato dal giovane tunisino che lo porta con sè.

Il Falco, appena arrivato al centro di Contrada Imbriacola (dove stanno rinchiusi e ammassati un migliaio di profughi) è stato accudito e curato: a lui è stata dedicata una stanza personale, per lui è stato procurato cibo speciale, perchè non avesse a patire neppure un attimo nella sua nuova dimora.

Omar, il bambino, dorme da 30 giorni su un materasso di gommapiuma buttato per terra, in una stanza condivisa con altri compagni di sventura. Omar è un neonato sudanese profugo dalla Libia, dovrebbe, come neonato e come profugo, appartenere anche lui ad almeno due categorie protette. Ma non è un rapace.

Per il Falco si è cercata e trovata in pochissime ore una collocazione adeguata, perchè è evidente che Contrada Imbriacola non è luogo adatto neppure per farci dormire un rapace. E così, in men che non si dica, viene immediatamente disposto il suo trasferimento in una “residenza protetta” perchè neanche una piuma risenta della detenzione nel Cpsa.

Il Falco viene preso in consegna da mani esperte e strappato dal braccio del suo giovane amico (e legittimo proprietario) tunisino. Il ragazzo resta così solo e disperato, rinchiuso a Contrada Imbriacola. Lui è un profugo tunisino, non appartiene evidentemente a nessuna specie protetta e dunque non merita nè una degna accoglienza nè tantomento la libertà. Non solo,essendo stato privato della compagnia del rapace non gode neppure di riflesso dei benefici e dei privilegi che venivano concessi al Falco: e così si scorda la stanza e viene ributtato in mezzo alle centinaia di altri profughi nel “gabbio” per adulti dentro il gabbione di Contrada Imbriacola.

E lì si aggira, orfano del Falco, chiedendone a tutti notizie. La polizia, per tranquillizzarlo, gli ha raccontato che se riuscirà a prendere un permesso di soggiorno, il Falco (la cui posizione sul suolo Italico è già stata perfettamente regolarizzata) gli verrà restituto. Mi chiede se è vero e come mai al numero di telefono della nuova dimora del rapace non risponde nessuno. Provo a chiamare anch’io: nessuna risposta.

Mi arrovvello pensando ad una fantasiosa ipotesi di ricongiungimento Falco (regolarmente soggiornante) con tunisino (irregolare, trattenuto in attesa di espulsione). Ma temo di non trovare molti precedenti di giurisprudenza in materia.

accoglienza sporciziaOmar, il bambino, oggi festeggia il suo primo mese di detenzione in Contrada Imbriacola, tra poliziotti, sporcizia e insetti. Ho scritto e segnalato l’llegittima detenzione di questo neonato e della sua famiglia a tutte le autorità, ma non ho ottenuto nessuna risposta. La madre mi fissa a lungo, mi chiede quando finirà la loro prigionia: è stanca e arrabbiata. Vuole prendersi cura dei suoi figli fuori da lì. E ha paura. Paura che i figli si ammalino o vengano feriti in una delle molte rivolte che settimanalmente scoppiano nel Centro.

Paura dei lanci di sassi, dei manganelli e delle lamette con cui spesso i profughi, anche minorenni, si lacerano il corpo per protesta, nella vana speranza di suscitare un pò di compassione. E paura degli scafisti che avevano cercato di uccidere suo marito e che fino a pochi giorni fa erano rinchiusi nella stessa gabbia.

Omar, il neonato, per sua fortuna non è in grado di riconoscerli, ma i suoi fratellini quando hanno visto di nuovo gli uomini cattivi che avevano fatto male al loro papà sono scappati via in singhiozzi.

Consegno a Kadija, la madre di Omar, tutte le lettere che ho scritto per loro e le spiego che un procuratore, un uomo per bene, si sta occupando di loro, che tra le altre cose sono anche vittime e testimoni di reati gravissimi e dunque anche per questo andrebbero protetti. La rassicuro che presto, se Dio vuole, Insciallah, verranno trasferiti. Le piace che le parlo schietta, che non le mento promettendole certezze che non posseggo. E mi ripete, Insciallah, se Dio vuole.

E così tocca a Dio anche farsi carico delle illegalità e della disorganizzazione di Contrada Imbriacola e tutto quello che ci gira intorno.

Stanotte il Falco dormirà sonni tranquilli, dopo aver mangiato cibo selezionato, ed essere stato visitato e coccolato da mani esperte e affettuose, soffrendo forse solo un poco per la nostalgia del ragazzo che l’ha allevato.

Stanotte Omar, il bambino, dovrà combattere contro il prurito di una piaga da ustione, contro le punture di insetti, il lancio di sassi e lame e le urla degli altri prigionieri.

In una prossima vita, Omar, se non profugo ti converrà nascere rapace.

Grazie anche all’intervento del procuratore, l’uomo per bene, Omar e la famiglia sono stati trasferiti in una casa d’accoglienza degna di questo nome. Il proprietario del falco è stato trasferito in un CIE (Centro di identificazione ed espulsione) dove rischia di essere trattenuto per 18 mesi e poi essere espulso. Del falco più nessuna notizia.

 

Alessandra Ballerini

avvocato immigrazionista, collaboratrice della ong Terres des Hommes, consulente della Caritas di Ventimiglia

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