martedì 22 gennaio 2019
In foto: Riminesi nel mondo. Alessandro Marchesi, 32 anni, racconta la sua storia nella City. "Qui si vive alla grande ma non è tutto oro quello che riluce".
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gio 28 apr 2011 15:00 ~ ultimo agg. 21 apr 00:00
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Presupposti simili, ma storia e luoghi diversi per Alessandro Marchesini. Riminese, 32 anni, vive attivamente nella sua comunità con diverse esperienze, tra cui quella di consigliere al Quartiere numero 1, prima di lasciare la riviera per Londra.
“Sono arrivato in Inghilterra subito dopo la laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni, un po’ per distrarmi e un po’ per curiosità – racconta – inizialmente non avevo nessun contatto né personale né professionale e il partire completamente da zero è stato parte del fascino di questa avventura, anche se trovare il primo impiego è stato complicato. Ho cambiato diverse professioni, lavorando per due multinazionali americane e una inglese, che è tuttora l’azienda per cui lavoro da quattro anni”.
Londra è, insieme a Barcellona e a Berlino, una delle città europee che attira più giovani. Qual è il fascino di questa città?
“La maggior parte delle persone che incontro è soddisfatta della propria vita e di animo allegro. Da questo punto di vista Londra mi ricorda molto la Romagna. Mi trovo bene ed è facile incontrare gente nuova che viene da ogni parte del mondo. Anche la mia ragazza, che ha deciso di vivere qui, è di Parigi. Questo essere in costante contatto con gente interessante che viene da un’infinità di percorsi diversi, che parla diverse lingue e che è mentalmente pronta a fare nuove esperienze è una fonte di costante arricchimento che credo renda Londra un posto unico. A mio avviso costruttivo è anche il rapporto tra cittadini e politica. Il confronto ideologico quasi non esiste, la gente cerca di giudicare chi li governa per quello che fa e non per la bandiera che rappresenta. Per non parlare dell’età media dei politici. Qui un ultraquarantenne viene considerato uno della vecchia guardia”.
Una considerazione del genere pare già una buona motivazione per pensare all’espatrio.
“Sì, ma la vita qui non è un parco giochi, anche se a volte lo può sembrare. In realtà ci sono molte cose che potrebbero andare meglio o che addirittura mancano. Il sistema sanitario pubblico, ad esempio, lascia a desiderare in confronto al nostro e anche la distribuzione della ricchezza lascia profondi segni di degrado, soprattutto in alcune zone del nord ed alcuni quartieri della capitale. Ma devo ammettere che dell’Italia mi mancano soprattutto la famiglia e gli amici”.
Insomma alla fine il bilancio è positivo. Restare a Londra vale un po’ di nostalgia.
“È un bel luogo, non c’è che dire. L’estate è tendenzialmente più nuvolosa della nostra ma le giornate sono più lunghe e mai afose, e l’inverno è lungo ma non tanto più freddo. Per quello che riguarda il cibo, poi, bisogna sfatare il mito che a Londra si mangia male. Qui ci sono alcuni dei migliori ristoranti al mondo, con grandi chef di ogni estrazione e provenienza, tra cui molti italiani. Stando qui ho potuto assaggiare piatti di grande qualità appartenenti a tradizioni culinarie molto diverse dalla nostra e che oggi altrimenti non conoscerei”.

Stefano Rossini

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