giovedì 24 gennaio 2019
In foto: Con la serata di Preghiera senza barriere, questa sera, e con una commedia dialettale, si apre "Gente in festa", a San Martino in Riparotta.
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gio 24 mag 2007 19:02 ~ ultimo agg. 30 nov 00:00
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Sabato e domenica il clou, con gli stand, i giochi, la musica e la sfilata di auto e moto d’epoca. Ma per don Danilo Manduchi, parroco di San Martino in Riparotta, tra la nuova fiera e un quartiere in forte espansione, é anche l’occasione per riflettere sui profondi cambiamenti della sua parrocchia e della sua frazione.

“Mi ritrovo a vivere le stesse vicende che ho vissuto venti anni fa alla parrocchia del Crocifisso, con la situazione di via Acquario di allora – racconta don Danilo – da noi, per fortuna, non in modo così traumatico. Ma c’é una forte espansione numerica e territoriale. Il che significa che in questo momento il nostro é, come si dice, un quartiere dormitorio. C’é stato – spiega don Danilo – un triplicamento delle famiglie appartenenti alla parrocchia.
Vi sono tutte le situazioni tipiche per cui é importante e opportuno che la parrocchia dica la sua parola. Dal fatto che i genitori lavorino, quindi un certo abbandono dei figli, non certo voluto ma di fatto é così, al fatto che le persone hanno pochissimo tempo libero perché devono lavorare, due o anche tre lavori.
E ancora, la disgregazione sociale, portata dal fatto che non si é cresciuti nell’ambiente che si abita in questo momento.
E ancora, prosegue don Danilo, una tipologia di appartamenti molto piccola, il che significa che appena viene un figlio, o forse due comunque al massimo, si pone la necessità di cambiare appartamento e quindi di andarsene.
Insomma, nella consapevolezza delle persone c’é il fatto di esserci in modo temporaneo, e non certo come in un territorio in cui é importante porre le proprie radici.
E chi anche lo fa, porre radici e cercare una relazione – con gli altri, con la parrocchia, con la scuola, col quartiere, con la società – mi pare che in questa fase della vita abbia pochissimo tempo e pochissime energie, per cui c’é un forte individualismo. Una forte monadizzazione delle famiglie, un forte isolamento sul quale é difficile anche per la parrocchia riuscire a dire una parola.
Ma se non ci riusciamo noi, conclude don Danilo, non vedo molti altri che possano riuscirci”.

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