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Albergo vicino al castello degli Agolanti? Il WWF scrive al sindaco

AmbienteRiccione

25 febbraio 2006, 15:29

in foto: Il WWF appresa la notizia della possibilità di costruire un nuovo albergo a Riccione, nella zona castello degli Agolanti ha scritto al Sindaco e all'Assessore all'Ambiente di Riccione nonchè al Presidente e all'Assessore all'Ambiente della Provincia di Rimini, chidendo spiegazioni.

Riportiamo di seguito la nota:

“Apprendiamo dalla stampa di una nuova colata cementizia sulla collina riccionese, nel caso specifico un albergo in area Agolanti. Non intendiamo scendere nella diatriba sul numero di camere, sul più che prevedibile cambio di destinazione in residenziale nè sull’aspetto esteriore dell’edificio, quasi che a Riccione ci sia necessità di nuovi alberghi o che si scopra oggi la necessità di difendere il paesaggio collinare, priorità di grande portata per una città turistica ma mai manifestata da alcuno.
Non è questo il punto. Neppure riteniamo il caso di ricordare la sequela ininterrotta di avvenimenti che hanno ridotto la collina in una periferia assaltata dalla speculazione edilizia e sacrificata al feticcio dell’intrattenimento diurno e notturno, con il fatale corredo di strade, parcheggi, traffico, rumori. Per non parlare poi dell’incombenza inquinante dell’inceneritore, con nuove linee, e della nuova viabilità autostradale e tangenziale, con nuove corsie.
I connotati ambientali delle alture di Riccione sono radicalmente mutati. Ne hanno fatto le spese non solo i suoli, che hanno visto un definitivo cambiamento d’uso, ma anche l’insieme dei segni che hanno caratterizzato la civiltà agricola ovvero accessi campestri e carraie, fossati e rii, siepi e alberature, le geometriche reti dei campi.
Nella nostra collina, la campagna è passata direttamente da un assetto agrario preindustriale a una ricca e densa periferia urbana.
La conseguenza di tali epocali cambiamenti è che la collina è invasa da costruzioni e che non può essere più percorsa a piedi. Gli accessi campestri sono scomparsi o privatizzati, i terreni recintati, le carraie, una eccezionale e antichissima rete di collegamenti la cui conservazione avrebbe garantito la transitabilità pedonale della collina, del tutto cancellate.
La collina è impraticabile rispetto al passato, più di quanto non sia oggi la città.
L’eccezione, ma è la conferma della regola, sembrava la collina Agolanti, la sola preservata in virtù dell’antico edificio.
La notizia di nuovo cemento non costituisce altro che l’ovvia reiterazione di un atteggiamento predatorio nei confronti del suolo, che non vede limiti allo “sviluppo” identificato esclusivamente con l’aumento di volume degli edifici.
L’aspirazione, che è anche esigenza, di conservare quanti più possibili spazi aperti, non solo per l’oggi, ma anche e soprattutto per il domani, è necessità che pare non far parte del bagaglio culturale e morale di chi ha in mano il futuro della collina.
E’ fatalmente contraddittorio che i settori politici più sensibili alle reali istanze ambientali siano emarginati e costretti al compromesso; chi detenga le leve del potere non perda occasione di parlare di ambiente senza una coerente politica urbanistica e che chi si trova all’opposizione sventoli impropriamente la palma dell’ambientalismo.
La realtà urbanistica della collina non consente in alcun modo di avvallare l’opportunismo scambistico che spesso si traduce in amoralità compromissoria, tanto in voga oggi tra il pubblico e il privato. Al punto in cui ci troviamo, nuovo terreno da aggiungere al parco del castello non compensa la perdita di altro suolo per edifici, strade, parcheggi e quant’altro. Se il privato ha diritto di costruire sia autorizzato a farlo, ma nell’ambito di quanto oggi consentito, lasciando aperto lo spazio che resta”.

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