domenica 20 gennaio 2019
In foto: Una situazione di stallo in attesa di ripartire. Questa la situazione economico-produttiva locale secondo la Cgil Rimini che oggi ha presentato la riebolarozione dei dati Inps relativi all'utilizzo degli ammortizzatori sociali nelle imprese del territorio. www.cgilrimini.com
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lun 14 nov 2005 19:20 ~ ultimo agg. 00:00
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L’assenza di una politica nazionale di sviluppo e rilancio dell’economia e, in alcuni casi, la miopia di alcuni imprenditori che, negli anni migliori, non hanno investito sul miglioramento della propria azienda puntando sulla quantità e non sulla qualità del prodotto. Questi due degli elementi che, insieme ad una congiuntura economica negativa, hanno influenzato, secondo la Cgil, l’andamento dell’economia riminese negli ultimi anni.

Spesso inoltre a condizionare l’economia, per il sindacato, sono stati gli atteggiamenti speculativi: emblematico il caso dello stabilimento Colussi (70 licenziamenti) e la situazione della Granarolo (mobilità per 25 dipendenti), due realtà acqusite da grandi gruppi nazionali e poi abbandonate nonostante l’andamento positivo della produzione. Un atteggiamento che testimonia come spesso i grandi gruppi ragionano solo tenedo logiche lucrative.

I dati sugli ammortizzatori sociali evidenziano una diminuzione del ricorso alla cassa integrazione ordinaria che si attesta, al settembre 2005, su 127 mila ore, con un calo del 2,21% rispetto al 2004, con 390 lavoratori interessati (281 nel settore della meccanica, 40 nel “tessile”). In crescita invece le procedure di mobilità ed i licenziamenti, passati da 111 a 171.
Tra i settori più in difficoltà quello dell’agroalimentare dove, oltre ai casi Colussi e Granarolo, a soffrire sono anche ambiti con minore visibilità. Ad esempio pesca ed agricoltura vivono una congiuntura difficile e non godono della possibilità di ricorrere ad ammortizzatori sociali.

Difficile la situazione dell’artigianato locale che, per la prima volta, con un’apposita deroga di legge, è ricorso alla cassa integrazione.

La Cgil denuncia anche la precarizzazione del lavoro in parte legata allo sbilanciamento verso il terziario dell’economia riminese. A fronte di aziende di produzione che chiudono, sono sempre di più infatti le aziende di servizi. La ricetta per uscire dalla crisi si trova, per la Cgil, in quanto sancito nel protocollo sullo sviluppo del manifatturiero firmato da istituzioni e sindacati: maggiori investimenti sulla formazione e la ricerca, accesso al credito, più infrastrutture, messa in rete delle aziende di piccole dimensione (quelle prevalenti sul territorio).

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