martedì 22 gennaio 2019
In foto: Dieci anni fa moriva Federico Fellini, il regista partito da Rimini per segnare la storia del cinema. In quel grigio 31 ottobre del 1993 il silenzio calò su Rimini. Ma la notizia provocò il cordoglio generale anche in tutta Italia e nel mondo del cinema internazionale. I rapporti tra Fellini e la sua città natale non sempre sono stati facili:
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ven 31 ott 2003 13:20 ~ ultimo agg. 00:00
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“Io a Rimini non ci torno volentieri”, confidò il maestro, che pure alla sua città dedicò quello che tra i suoi capolavori è forse il più riconosciuto, Amarcord. Ma per i suoi concittadini Fellini è solo il riminese che ha fatto conoscere Rimini nel mondo, o è davvero una figura capitale nella cultura del ‘900 ? Dalle voci che abbiamo raccolto questa mattina, Rimini non lo ricorda per le atmosfere di Amarcord ma anche per tanto altro.

Come ricordare l’opera e la figura di Fellini? Alla sua morte, furono diverse le iniziative annunciate. Prima di tutto, l’intitolazione al regista dell’ex piazzale Indipendenza, davanti al suo amato Grand Hotel. Per il piazzale, fino ad allora zona poco raccomandabile, un atto non solo simbolico, perché il nuovo nome coincise con una effettiva riqualificazione. Un progetto di cui lo stesso Fellini espresse il vivo desiderio era la realizzazione di un centro fisiatrico di riabilitazione motoria: una realtà che Fellini aveva conosciuto a Ferrara, dove era stato ricoverato pochi mesi prima di morire per un ictus. L’allora sindaco Chicchi si mise al lavoro per creare accordi e convenzioni con Ausl e Regione, ma il progetto sfumò per questioni di opportunità: un centro simile, realizzato da privati, era già destinato ad aprire alla Sol et Salus. Subito dopo la morte del regista, fu annunciata la creazione della fondazione e di un centro studi a lui dedicati: la sede doveva essere il Palazzo Valloni, sopra il Fulgor, cinema storicamente felliniano.
Il palazzo doveva ospitare anche un corso universitario di cinematografia, dedicato in particolare alla regia, intitolato a Fellini. Ma prima di tutto, va ristrutturato l’edificio: tra Comune e Valloni c’è già stata una prima convenzione per l’affitto; nel progetto è coinvolta anche Uniturim. Ma senza l’intervento della Facoltà di Lettere e Filosofia e del Dams di Bologna, a cui fa capo il corso cinematografico, resta tutto bloccato. E così, mentre la documentazione della Fondazione fa la spola tra la biblioteca e la casa della sorella di Federico, il cinema dove Fellini ha conosciuto l’arte che lo avrebbe reso un grande è ancora lì in attesa dei necessari interventi, oscurato da multisale ultramoderne.

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