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Croatti: no endorsment

Capitale Cultura. Sadegholvaad e gli "aiutini" a L'Aquila

In foto: Jamil Sadegholvaad
Jamil Sadegholvaad
di Redazione   
Tempo di lettura lettura: 4 minuti
sab 9 mar 2024 11:42 ~ ultimo agg. 14:45
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Dopo la presentazione al Ministero della Cultura di inizio settimana, le dieci finaliste tra cui sarà scelta la capitale italiana della cultura 2026 attendono la decisione che arriverà entro fine mese. Intanto però impazzano le polemiche per le dichiarazioni di alcuni esponenti del centro destra a favore de L’Aquila. Atteggiamento che non va giù al sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad che, in una lettera aperta, spiega che “se da un lato tutte le città e i luoghi hanno condotto con grande competenza, orgoglio e dignità quella che solo apparentemente  è una competizione, da un altro punto di vista rischia di essere sporcato da un sospetto che certo non ha nulla a che fare con i dossier di candidatura“. Secondo il sindaco di Rimini “è evidente che Capitale Cultura, per sua sfortuna, è entrata nel frullatore delle elezioni regionali che si svolgeranno domani in Abruzzo“. Sadegholvaad ricorda infatti che “nell’ultima settimana abbiamo avuto il senatore di Fdi che ha tenuto a far sapere al mondo che il Ministro Sangiuliano è ‘amico’ di L’Aquila. Poi l’altro parlamentare di centrodestra che annuncia la presentazione di un emendamento parlamentare per cui se dovesse farcela L’Aquila, automaticamente arriverebbe a questa città un milione di euro in più di finanziamenti ministeriali rispetto al plafond di tutti gli altri concorrenti. Infine ieri l’Istituto ministeriale del MAXXI si presta alla notizia di un accordo con la stessa città abruzzese in caso di aggiudicazione della candidatura 2026“. Il sindaco di Rimini evidenzia poi che una città come L’Aquila “non ha certo bisogno per affermarsi del doping di una politica rozza, incontinente, anche disperata, che ancora una volta dicendo di volere premiare il merito fa di tutto per mostrare il contrario“. Quello delle 10 finaliste, conclude, rimane il bello dell’Italia “mi si permetta, non sarà qualche politico a cancellarlo a suon di aiutini“. Un fermo “no” agli endorsment arriva anche dal senatore riminese del MoVimento 5 Srtelle Marco Croatti.

La lettera aperta di Jamil Sadegholvaad

Le audizioni di capitale cultura 2026 hanno mostrato il lato bello di questo Paese. Città grandi, medie e piccole, territori diversi per storia e sviluppo sono stati capaci d presentare proposte culturali che, nella logica differenza, onorano l’Italia. Che è un luogo fantastico, più ricco e curioso di quello che una certa oleografia racconta. In questo senso tutte e 10 le proposte finaliste hanno vinto: il colpo d’occhio delle audizioni da fiducia e speranza per il futuro del nostro Paese.

Ma in ogni storia compare appunto un ma… Se da un lato tutte le città e i luoghi hanno condotto con grande competenza, orgoglio e dignità quella che solo apparentemente  è una competizione, da un altro punto di vista rischia di essere sporcato da un sospetto che certo non ha nulla a che fare con i dossier di candidatura. A nessuno sfuggono infatti le incredibili azioni e dichiarazioni da parte di esponenti del centrodestra e non solo a sguaiato favore di una sola candidata.

Nell’ultima settimana infatti abbiamo avuto il senatore di Fdi che ha tenuto a far sapere al mondo che il Ministro Sangiuliano è ‘amico’ di L’Aquila. Poi l’altro parlamentare di centrodestra che annuncia la presentazione di un emendamento parlamentare per cui se dovesse farcela L’Aquila, automaticamente arriverebbe a questa città un milione di euro in più di finanziamenti ministeriali rispetto al plafond di tutti gli altri concorrenti. Infine ieri l’Istituto ministeriale del MAXXI si presta alla notizia di un accordo con la stessa città abruzzese in caso di aggiudicazione della candidatura 2026. In sostanza il ministro che giudica avvalla prima della decisione l’accordo tra un suo istituto e un concorrente in gara. L’arbitro che a mezz’ora dalla fine della partita si toglie la giacchetta e indossa quella di una delle due formazioni in campo.

È evidente che Capitale Cultura, per sua sfortuna, è entrata nel frullatore delle elezioni regionali che si svolgeranno domani in Abruzzo. Ma l’evidenza non deve essere l’anticamera di una passività, di un ‘così fan tutti’, la cui valenza educativa rischia di essere devastante. E il bello, e il brutto, che a rimetterci per prima è la splendida città di L’Aquila e la comunità aquilana. Una storia come la sua, di rinascita dopo il terremoto, non ha certo bisogno per affermarsi del doping di una politica rozza, incontinente, anche disperata, che ancora una volta dicendo di volere premiare il merito fa di tutto per mostrare il contrario. Ma detto tutto questo, e in attesa di essere smentito dai fatti  (e sarei molto felice di esserlo in questo caso), rimane il bello dell”Italia rappresentato dalle 10 finaliste. E quello, mi si permetta, non sarà qualche politico a cancellarlo a suon di aiutini.

La nota del senatore Marco Croatti (M5S)

Questa settimana si sono concluse a Roma le audizioni delle dieci candidate finaliste per la designazione della Capitale italiana della Cultura 2026. Le delegazioni hanno presentato i loro progetti ed è stata una fase emozionante e intensa in cui dieci territori hanno raccontato la loro storia, il loro futuro e i percorsi culturali che rendono uniche e speciali le diverse candidature. Dieci audizioni che hanno raccontato ancora una volta la creatività, la ricchezza, l’unicità del nostro Paese. L’auspicio è che tutta questa bellezza non sia rovinata dagli artigli della politica e la scelta del vincitore, che sarà proclamato entro fine marzo, cada sul progetto migliore. In queste ore troppi politicanti, forse per visibilità o per consenso, millantano e annunciano appoggi di ministri del governo Meloni ad alcune candidature. Il modo più brutto e cinico per calpestare l’impegno e la passione di tanti territori che hanno presentato progetti coinvolgendo comunità, amministratori di tutti gli schieramenti, professionisti, artisti. Faccio ovviamente il tifo per Rimini, la mia città, ma rivolgo un appello affinché la politica stia fuori da questa scelta e lasci che a vincere davvero sia la cultura italiana”.